Giorno del Ricordo 2026 – Sacrario della Foiba di Basovizza

GIORNO DEL RICORDO – 10 febbraio 2026

Sacrario della Foiba di Basovizza

Anche quest’anno saranno tante e importanti le iniziative per «ricordare», con quel crescendo che constatiamo, di anno in anno.

A conferma di come il velo dell’oblio sia stato almeno in parte stracciato.

Ma è proprio in questa consapevolezza che occorre affrontare questo Giorno del Ricordo, del 10 febbraio 2026, con alcune considerazioni, con certe sottolineature.

«Ricordare per capire», resta, deve, infatti, restare impegno prioritario.

Non basta cioè evocare quanto successo, occorre «capire», rendere cioè ben chiaro chi porti la responsabilità di quei crimini, denunciare senza reticenze coloro che hanno massacrato tanti esseri umani in queste nostre zone, i più a conflitto mondiale ormai concluso, denunciare il meccanismo perverso che ha guidato questi eccidi. Non era solo la bestialità di cui è capace l’essere umano. Era qualcosa di più.

Ecco, a tal fine, la prima distinzione che va ben evidenziata: c’è stata una guerra di Liberazione contro uno straniero occupante (le forze dell’Asse), ma c’è stata anche una guerra Rivoluzionaria, contro quei cosiddetti «nemici del popolo» che apparivano intralciare il realizzarsi della Rivoluzione, quella rivoluzione che era finalizzata alla edificazione della Jugoslavia comunista.

C’è stata però una fase nella quale l’intreccio, l’equivoco tra Liberazione e Rivoluzione non ha retto più ed è stato quando il nemico invasore si è ormai arreso.

In quel momento la Liberazione è realizzata, ma non ancora la Rivoluzione.

Ogni atto di violenza compiuto dopo quel momento è solo ed esclusivamente da mettere in conto di quella Rivoluzione, che voleva portare alla nascita del nuovo stato comunista.

E’ il primo maggio 1945 il momento topico nel quale Tito mette le mani su Trieste e sono quelle giornate di maggio nelle quali migliaia, centinaia di migliaia di Sloveni, di Croati vorrebbero consegnarsi come prigionieri (a guerra finita) agli Inglesi e vengono invece lasciati nelle mani assassine degli uomini di Tito.

Assassinati come lo furono i finanzieri della città di San Giusto e gli oltre quattromila Triestini rubati alle loro case, nei tragici quarantadue giorni, per non più tornare , o quanti furono trucidati in terra d’Istria o annegati, con una pietra al collo, nelle acque di Dalmazia.

Il discorso è uno solo: vale per le migliaia di Italiani, per le decine di migliaia di Sloveni, per le centinaia di migliaia di Croati, tutti trucidati con una sola imputazione, quella di «nemici del popolo».

Erano «nemici del popolo» anche quei tre giovani, un italiano, uno sloveno, uno croato, tutti e tre riconosciuti come «martiri del Comunismo» e portati all’onore degli altari dalla Chiesa Cattolica: il beato Bonifacio (italiano), il beato Grozde (sloveno), il beato Bulesic (croato).

Dopo la visita del 2020 dei due Presidenti, quello italiano e quello sloveno, questo Sacrario di Basovizza è ormai diventato, oggettivamente, luogo della memoria di tutte queste vittime, quelle italiane, quelle slovene, quelle croate, vittime tutte dello stesso disegno criminoso: il terrore rivoluzionario per edificare lo stato comunista.

L’auspicio è che al più presto questa dedicazione trovi un completamento formale con la presenza, con l’omaggio a questo sito anche di qualche autorità apicale di Zagabria.

Personalmente affido questa speranza all’alacre operato del nostro Sindaco Roberto Dipiazza, ma aggiungo anche l’intercessione dei tre martiri : il beato Francesco Bonifacio, il beato Lojze Grozde, il beato Miroslav Bulesic.

Possa il Giorno del Ricordo del 2027 essere dedicato proprio a questo ulteriore evento.

​​​​​Queste le parole del discorso di Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale e del Comitato per i Martiri delle Foibe