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Deposizione di una corona d'alloro al Sacrario di Redipuglia

In occasione del Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dal Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Claudio Graziano, si è recato al Sacrario di Redipuglia dove ha reso omaggio ai Caduti, nel centesimo anniversario della fine del primo conflitto mondiale.

Fotografie ufficiali Sacrario Redipuglia

Video ufficiale Sacrario Redipuglia

 

Intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia del centenario della fine della Grande Guerra

 

Successivamente è intervenuto alla cerimonia celebrativa del centenario della fine della Grande Guerra che ha avuto luogo in piazza Unità d’Italia a Trieste, nel Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate. Hanno preso la parola il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Claudio Graziano.

La cerimonia si è conclusa con l’intervento del Presidente Mattarella.

La manifestazione a Trieste è stata caratterizzata da diversi momenti che hanno rievocato alcuni fatti significativi della fine della prima guerra mondiale: l’ingresso delle truppe italiane a Trieste e il sorvolo di un velivolo dell’epoca. In programma anche il lancio di paracadutisti con il vessillo Tricolore e la presenza di due unità navali della Marina Militare. Ha chiuso la cerimonia il passaggio delle Frecce Tricolori.

Fotografie ufficiali Trieste

Video ufficiale Trieste

Video integrale Trieste

 

Testo dell'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia in occasione del centenario della fine della Grande Guerra e Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate

 

Sono particolarmente lieto di celebrare a Trieste, in questa magnifica piazza, così ricca di storia e di cultura, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate, che quest’anno coincide con il centenario della conclusione vittoriosa della Prima Guerra Mondiale. Trieste, profondamente italiana ed europea, città di confine e di cerniera, città cara a tutta Italia. Trieste, capitale di più mondi, storia di tante storie è – insieme - un simbolo e una metafora della complessità e delle contraddizioni del Novecento. Saluto con affetto i triestini e, con loro, tutti gli Italiani.

La Repubblica celebra qui la Vittoria e la conclusione di quella guerra, che sancì il pieno compimento del sogno risorgimentale dell’unità d’Italia, con l’arrivo, a Trieste, dell’Audace e della Grecale della nostra Marina e con l’ingresso dell’Esercito a Trento.

Lo facciamo con orgoglio legittimo e con passione, senza trascurare la sofferenza e il dolore che hanno segnato quella pagina di storia.

Lo facciamo in autentico spirito di amicizia e di collaborazione con i popoli e i governi di quei Paesi i cui eserciti combatterono, con eguale valore e sacrificio, accanto o contro il nostro. Saluto i loro rappresentanti che sono qui con noi, oggi, in Piazza Unità ed esprimo riconoscenza per la loro significativa presenza. Celebrare insieme la fine della guerra e onorare congiuntamente i caduti - tutti i caduti - significa ribadire con forza, tutti insieme, che alla strada della guerra si preferisce sviluppare amicizia e collaborazione. Che hanno trovato la più alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nell’Unione Europea.

La guerra, le guerre, sono sempre tragiche, anche se combattute – come fu per tanti italiani – con lo storico obiettivo di completare il percorso avviato durante il Risorgimento per l’Unità Nazionale.

Lo scoppio della guerra nel 1914 sancì, in misura fallimentare, l’incapacità delle classi dirigenti europee dell’epoca di comporre le aspirazioni e gli interessi nazionali in modo pacifico e collaborativo, anziché cedere - come invece avvenne - alle lusinghe di un nazionalismo aggressivo che si traduceva nella volontà di potenza, nei cosiddetti sacri egoismi e nella retorica espansionistica.

Come ha scritto Claudio Magris, «Ogni paese pensava di dare una piccola bella lezione al nemico più vicino, ricavandone vantaggi territoriali o d’altro genere …. Nessuno riusciva ad immaginare che la guerra potesse essere così tremenda, specialmente per le truppe al fronte, e avere una tale durata».

 La Grande Guerra, che comportò il sacrificio di più di dieci milioni di soldati, e un numero altissimo - rimasto imprecisato - di caduti civili, non diede all’Europa quel nuovo ordine fondato sulla pace, sulla concordia e sulla libertà che molti, con sincere intenzioni, avevano auspicato o vagheggiato. La guerra non produsse, neppure per i vincitori, ricchezza e benessere ma dolore, miseria e sofferenze, nonché la perdita della primaria rilevanza dell’Europa in ambito internazionale.            

La guerra non risolse le antiche controversie tra gli Stati, ma ne creò di nuove e ancor più gravi, facendo sprofondare antiche e civili nazioni euopee nella barbarie dei totalitarismi e ponendo le basi per un altro, ancor più distruttivo, disumano ed esacerbato conflitto globale.

Gli errori, gravi ed evitabili, delle classi dirigenti del secondo decennio del Novecento, e una conduzione della guerra dura e spietata degli Alti Comandi, non debbono e non possono mettere in ombra comportamenti eroici dei soldati e il loro sacrificio, compiuto in nome degli ideali di Patria. Un’esperienza di valore, di mobilitazione, di solidarietà, di adempimento del dovere.

Non lontano da qui, sulla terribile petraia del Carso, così come su tutte le zone del fronte, dai monti fino al mare, si scrissero pagine indimenticabili di valore, di coraggio, di sofferenza, di morte e di desolazione.

Nel buio delle trincee, nel fango, al gelo, micidiali e sempre più perfezionati armamenti, uniti alla fame e a terribili epidemie, mietevano ogni giorno migliaia e migliaia di vittime, specialmente tra i più giovani. Tra i soldati italiani uno su dieci perì in battaglia o negli ospedali. Stesse percentuali, se non maggiori, si calcolarono negli altri eserciti, alleati o nemici. E non si contarono i mutilati, gli invalidi, i dispersi, i prigionieri.

Uomini di ogni età, provenienti da ogni parte d’Italia, di differente estrazione sociale e livello culturale, si trovarono – per volontaria decisione o per obbedienza – uniti nelle trincee, nei terribili assalti, nelle retrovie, sotto le minacce dei bombardamenti, dei gas, dei cecchini. I soldati italiani trovarono, ciascuno a suo modo, dentro di sé, la forza di resistere e di sostenere, con coraggio e dedizione, prove durissime, spesso ben oltre il limite dell’umana sopportazione.

Desidero citare anche i molti italiani, abitanti delle terre allora irredente, che furono inviati nella lontana Galizia, dove combatterono e tanti perirono con la divisa austroungarica.

Dobbiamo ricordare oggi tutti i soldati e i marinai, tutti e ciascuno. I più intrepidi, certamente, animati dallo sprezzo del pericolo e dalla forza della volontà. I tanti eroi, quelli riconosciuti e quelli sconosciuti. Ma anche i rassegnati, gli afflitti, quelli pieni di timore. La morte e il sacrificio sono la cifra della guerra, che unisce tutti i soldati facendo gravare su di essi le sofferenze che provoca.

Come si volle scrivere, nell’immediato dopoguerra, conferendo la medaglia d’oro al Milite ignoto, anche oggi vogliamo onorare "Lo sconosciuto, il combattente di tutti gli assalti, l'eroe di tutte le ore che, ovunque passò o sostò, prima di morire, confuse insieme il valore e la pietà. Soldato senza nome e senza storia, Egli è la storia: la storia del nostro lungo travaglio, la storia della nostra grande vittoria". Così quella motivazione.      

Desidero richiamare il ricordo di un soldato semplice, Vittorio Calderoni. Era nato in Argentina, nel 1901, da genitori italiani emigrati. A soli 17 anni s’imbarcò per l’Italia, per arruolarsi e combattere nell’Esercito italiano. Morì per le ferite ricevute, a guerra ormai finita, nel novembre di cento anni fa.

Ritengo doveroso ricordarlo qui, in questa stessa piazza, dove ottanta anni addietro fu pronunciato da Mussolini un discorso che inaugurò la cupa e tragica fase della persecuzione razziale in Italia, perché Vittorio Calderoni era ebreo, il più giovane tra i circa 400 italiani di origine ebraica caduti nella Grande Guerra.

Vittorio Veneto fu l’atto finale di una guerra combattuta con coraggio e determinazione da un esercito dimostratosi forte e coeso, nel sapersi riprendere dopo la terribile disfatta di Caporetto, dovuta anche a gravi errori nella catena di comando. E non, certo, attribuibile a viltà dei nostri soldati. Nel momento cruciale, nei soldati, prevalse il desiderio di riscatto, di unità, l’amore di patria. E il contributo del valoroso Esercito italiano fu determinante per gli esiti vittoriosi della coalizione alleata. Il fronte orientale fu il primo a cedere sotto la spinta italiana e a indurre gli Imperi centrali a sollecitare l’armistizio. Seguì, una settimana dopo, il fronte occidentale.

Prima di venire qui a Trieste sono andato a rendere omaggio ai caduti raccolti nel Sacrario di Redipuglia.

In quel luogo, accanto alle centomila e più tombe di soldati italiani, uomini di ogni età e provenienza, ce n’è una - una sola - dove riposa il corpo di una donna.

E’ la tomba di Margherita Kaiser Parodi Orlando. Era una crocerossina, di famiglia borghese, partita per il fronte quando aveva appena 18 anni. Morì tre anni dopo, di spagnola, dopo aver assistito e curato centinaia di feriti.

Accanto al suo, ricordo un altro nome, quello di Maria Plozner Mentir, di umili origini, medaglia d’oro al valor militare, madre di quattro figli, uccisa da un cecchino nel 1916. Era una delle tante “portatrici” della Carnia, donne che, liberamente e coraggiosamente, raggiungevano le prime linee, per portare ai nostri soldati cibo, vestiario, munizioni.

Desidero citare un’altra donna: la regina di allora, Elena, che durante la guerra si prodigò come infermiera, ospitando nel palazzo del Quirinale un ospedale da campo, per ricoverare e curare feriti e mutilati.

Una borghese, una donna del popolo, la regina. Desidero ricordarle come rappresentative di tutte le donne italiane che lottarono al fronte o nelle fabbriche, che crebbero da sole i propri figli, che si prodigarono per cucire abiti, procurare cibo o assistere feriti e moribondi. Senza le donne quella vittoria non sarebbe stata possibile.

Le donne, gli anziani, i bambini, i disabili, combatterono un’altra guerra, meno cruenta forse, ma non per questo meno coraggiosa o meno carica di lutti e di sofferenze. E anche oggi, del resto, donne, anziani e bambini sono le vittime più fragili di ogni guerra e di ogni conflitto. La Grande Guerra non riguardò soltanto i soldati: distruzioni, patimenti e fame si abbatterono anche sulla popolazione civile, in particolare nelle zone del Veneto e del Friùli occupate dopo la ritirata di Caporetto.

Nel Giorno dell’Unità Nazionale tutto il popolo italiano si stringe con riconoscenza attorno alle Forze Armate. Unitamente a loro, così come accadde nel corso della Grande Guerra, è presente la Guardia di Finanza. La loro storia, costellata da tantissimi episodi di eroismo, prosegue fino ai giorni nostri nel solco delle più nobili tradizioni ed è proiettata nel futuro con i medesimi caratteri: dedizione, altruismo e passione.        

La Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza, ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie, privilegia la pace, la collaborazione internazionale, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze. Le nostre Forze Armate sono parte fondamentale di questo disegno e sono impegnate per garantire la sicurezza e la pace in ambito internazionale, rafforzando il prestigio dell’Italia nel mondo.

Mentre celebriamo questo importante anniversario, 5.600 militari italiani sono impiegati all’estero in missioni di pace delle Nazioni Unite, dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione Europea, con grandi o piccoli contingenti. Ad essi si aggiungono quasi ottomila militari impegnati, sul territorio nazionale, per l’operazione “Strade Sicure” e, nel mar Mediterraneo, per “Mare Sicuro”.

A tutti loro esprimo la più ampia riconoscenza e la vicinanza del Paese. Grazie per quello che fate, e grazie alle vostre famiglie che sono giustamente orgogliose di voi e vi sostengono anche nei momenti più difficili.        

In queste ore tanti nostri militari - che ringrazio particolarmente - sono impegnati, insieme a tanti volontari, nelle operazioni di soccorso e di emergenza nei territori che, nelle nostre montagne, in Friuli, in Veneto, in Trentino, sino alla provincia di Palermo, e in altre regioni, sono state investite da un’ondata di maltempo con drammatiche conseguenze di lutti e devastazioni. Ai familiari delle vittime va tutta la vicinanza dell’Italia, a tutte le popolazioni delle zone colpite la solidarietà piena e completa.

Da questa terra che ha vissuto tragedie immani - come quella delle foibe - desidero rivolgere, per concludere, un saluto speciale alle ragazze e ai ragazzi italiani, incoraggiandoli a tenere viva la memoria dei caduti e delle sofferenze della popolazione civile di allora, come antidoto al rischio di nuove guerre.

Quei momenti oscuri, il tempo e le sofferenze delle due guerre mondiali, a voi ragazzi – coetanei di tanti caduti di allora - sembrano molto lontani; remoti. Ma rammentate sempre che soltanto il vostro impegno per una memoria, attiva e vigile, del dolore e delle vittime di quei conflitti può consolidare e rendere sempre più irreversibili le scelte di pace, di libertà, di serena e rispettosa convivenza tra le persone e tra i popoli.

Viva l’Italia Unita, Viva le Forze Armate, Viva la Repubblica, Viva la Pace!

 

 

Il Presidente Mattarella incontra una delegazione di Sindaci dei Comuni del Friuli Venezia Giulia colpiti dalle alluvioni

 

Al termine il Presidente Mattarella ha incontrato in Prefettura i sindaci dei comuni del Friuli Venezia Giulia colpiti dal maltempo di questi giorni.

Video ufficiale incontro sindaci

 

Per onorare e ricordare tutti i caduti, i sindaci dei sei Comuni della Provincia di Trieste ripercorreranno insieme il significativo itinerario che tocca alcune delle tappe simboliche della memoria storica, del dolore e delle tragedie delle nostre terre. 

Mercoledì 31 ottobre, a partire dalle ore 9.00, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, assieme ai colleghi primi cittadini di Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino, San Dorligo della Valle-Dolina e Muggia si ritroveranno nella piazza di Aurisina Cave (monumento a tutti i Caduti) per toccare quindi Aurisina Paese (monumento ai Caduti), Sgonico (monumento davanti al Municipio), Monrupino località Zolla (monumento alle vittime del fascismo), Monrupino Foiba n.149, Villa Opicina Poligono (fucilati tribunale speciale), Poligono (71 fucilati), Poligono (cippo commemorativo), la Foiba di Basovizza, l’Osservatorio di Basovizza (monumento ai fucilati del 1930), la Risiera di San Sabba, Dolina (Parco della Memoria-Monumento) e in piazza Marconi a Muggia (Municipio).

Con un secondo itinerario, sempre mercoledì 31 ottobre, una delegazione guidata dall’assessore comunale Michele Lobianco partirà, alle ore 8.30, da piazza Piccola per raggiungere il Cimitero austro-ungarico di Prosecco e poi il Cimitero di Sant’Anna ( cippo rastrellatori, monumento ai caduti, braciere e le tombe dei sindaci Spaccini, Bartoli, Franzil, Miani, Rossi, Agnelli e Cecovini), il Cimitero di Servola (Stele alle vittime del bombardamento del 20 aprile 1916), per proseguire poi in viale D’Annunzio 6 (targa Beltramini caduto 3 novembre 1945), nel piazzale della Rimembranza a San Giusto (lapide ai Caduti Triestini dell’Esercito e della Marina imperiale austro-ungarica, sul muraglione del Castello), per fare infine ritorno in piazza Unità d’Italia.

È stato celebrato lo scorso fine settimana il 75° anniversario del martirio di Norma Cossetto, studentessa istriana 23enne seviziata, stuprata dopo essere stata legata a un tavolo nei giorni precedenti alla morte, e infine infoibata a Villa Surani, probabilmente ancora viva, dai partigiani jugoslavi nell'ottobre del 1943 dopo un'ulteriore violenza.

Venerdì 5 ottobre è stata deposta una corona d’alloro dinanzi alla stele posta nella via a lei dedicata, nel rione di Chiarbola. Alla cerimonia hanno preso parte il Gonfalone municipale, insignito della medaglia d’oro al valor militare nel 1956 e il Sindaco Roberto Dipiazza, il quale ha sottolineato il silenzio e la censura nei confronti di vicende come quelle di Norma Cossetto e don Bonifacio: “A oggi, però, l'offesa più grossa resta l'oblio. Solo continuando a parlarne riusciremo a entrare anche nei libri di Storia". Tra il folto pubblico, presenti il deputato Walter Rizzetto, l'assessore all'Ambiente Fabio Soccimarro, l'assessore alla Comunicazione Serena Tonel e l'assessore alle Politiche sociali Carlo Grilli. La toccante cerimonia si è conclusa con le note dell’inno nazionale.

Presso la Sala Tiziano Tessitori alle ore 18.00 Claudio Giacomelli, Alessandro Basso (FdI/An) e Piero Camber (FI), a cui si è aggiunta la firma di Antonio Lippolis (Lega), hanno presentato, attraverso la mozione n°14 <Commemorazione del 75° annivesario della morte di Norma Cossetto>, la richiesta d’impegno da parte della Giunta regionale nel riservarle la giusta commemorazione nel giorno della sua morte, congiuntamente a iniziative volte alla diffusione della storia di Norma Cossetto e degli esuli istriani tra gli studenti del Friuli Venezia Giulia. Ricordando il conferimento della medaglia d’oro al merito civile alla memoria della giovane istriana, risalente al 9 dicembre 2005, da parte del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con la motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio”, l’avvocato Giacomelli ha sottolineato “Un amore per la propria patria profuso dalla giovane italiana al prezzo della sua stessa vita. Norma Cossetto è un emblema della pulizia etnica e delle violenze operate dai partigiani slavi nei confronti degli italiani d’Istria ed esempio di italianità e valore civile per le future generazioni”. In occasione dell’evento, voluto dal gruppo consiliare regionale di Fratelli d’Italia, che ha visto come relatori il Presidente della Lega Nazionale di Triesta Paolo Sardos Albertini, il Vicepresidente Nazionale Comitato 10 Febbraio Emanuele Merlino e il Ricercatore della Lega Nazionale Andrea Vezzà, si è avanzata pure l’interpellanza relativa alla proiezione del film “Red Land – Rosso Istria” nelle scuole regionali.

La Giunta ha risposto immediatamente attraverso l’assessore all’Istruzione, Alessia Rosolen, che ha reso noto di star già lavorando a una modifica della legge regionale 13/2018 sul diritto allo studio e sul potenziamento dell’offerta formativa, per inserire una norma che dia equità e trasparenza ai fondi regionali che, attraverso le scuole, saranno destinati tanto al Giorno del ricordo (10 febbraio, per ricordare i massacri delle foibe) quanto alla Giornata della Memoria (27 gennaio, si ricordano le vittime dell’Olocausto). Alla fine del dibattito durato un’ora, la mozione è stata accolta unanimemente. L’assessore alla Cultura, Tiziana Gibelli, ha commentato così la mozione: “Credo che un gesto di ricordo, Norma Cossetto, se lo meriti perché ragazza che si rifiutava di rinnegare le proprie idee e perché morta in modo atroce proprio per questo”.
Ospite graditissima, la cugina di Norma Cossetto che ha portato avanti la testimonianza del sacrificio della parente, tramandata fino a pochi anni fa dalla sorella della martire, Licia Cossetto.

Sabato 6 ottobre una delegazione del Comitato 10 Febbraio si è recata sui luoghi del martirio di Norma Cossetto. La commemorazione si è tenuta prima sul ciglio della foiba di Villa Surani e successivamente al cimitero di Santa Domenica di Visinada, dove la giovane studentessa istriana riposa insieme al padre e ai suoi familiari. “Guardare dentro l’oscurità della foiba dà l’esatta percezione di cosa sia stata l’oscurità che ha inghiottito Norma e tanti altri italiani d’Istria come lei. Trovarsi lì dove la Storia si è compiuta con la sua tragicità accorgendosi, con dispiacere, che questo luogo di martirio e oggi di memoria non viene segnalato da alcuna indicazione né da una croce né da una targa. Riparare a questa mancanza è una promessa.”  ha dichiarato Emanuele Merlino, Vicepresidente nazionale del Comitato 10 Febbraio. L’onorevole Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia ha commentato: “È stato commovente ritrovarmi qui sul ciglio della foiba dove venne gettata la povera Norma Cossetto, martire istriana e figlia d’Italia. Ringrazio le associazioni sempre presenti che si impegnano ogni giorno a non far morire il ricordo degli italiani della Venezia Giulia e d’Istria, come il Comitato 10 Febbraio, Trieste Pro Patria e le comunità istriane. Mi attiverò immediatamente per far arrivare alla Repubblica di Croazia una richiesta ufficiale da parte del Parlamento italiano per far segnalare questi luoghi della memoria”. Presenti alla commemorazione il Presidente dell’Associazione Cristian Pertan Gabriele Bosazzi e il Presidente di Trieste Pro Patria, Antonino Martelli, oltre ad alcuni dirigenti e consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Trieste. La commemorazione si è conclusa con la deposizionedi una corona di fiori con la scritta “Un ricordo che non passa, un impegno che non cessa”.

 

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