Si riporta di seguito la riflessione dell’ingegner Renato Antonini di Monfalcone, in merito alla richiesta avanzata dall’ANPI giuliana di erigere un monumento nel Parco della Rimembranza di Gorizia. La nota è condivisa dalla Lega Nazionale – sezione di Gorizia, che evidenzia come tale proposta venga interpretata come provocatoria alla luce delle vicende storiche del territorio.
Monfalcone, 29.04.2024
Leggo che l’Anpi giuliana ha richiesto all’Amministrazione comunale di Gorizia uno spazio nel Parco della Rimembranza allo scopo di erigervi sopra un monumento “a coloro che persero la vita combattendo la dittatura nazi-fascista”, cioè agli stessi che hanno combattuto perché queste terre appartenessero alla Jugoslavia di Tito.
L’Anpi non ha alcun riguardo per la cultura storica e la verità storica di questo territorio, ancora più importanti se consideriamo che Gorizia e Nova Gorica saranno culturalmente unite, come unica Capitale europea della cultura 2025.
L’Anpi giuliana non può ignorare l’aspirazione dei partigiani comunisti giuliani a far sì che questi territori venissero separati dalla Madre Patria ed annessi ad uno stato straniero, in cui vigeva un regime antidemocratico e liberticida, di cui la nostra vicina Slovenia si è liberata addirittura con una guerra.
Cerca di confondersi con l’Anpi nazionale, pretendendo senza alcuna giustificazione che venga festeggiato qui il 25 aprile, altrove festa della Liberazione Nazionale.
Non può dimenticare che i partigiani comunisti hanno collaborato con le forze titine, di cui erano alle dipendenze, dall’autunno del 1944 in poi così come non può ignorare la strage di Porzus e l’eccidio dei partigiani osovani, partigiani italiani che combattevano i nazifascisti, conservando però l’italianità di questi territori. L’Anpi giuliana non può dimenticare la collaborazione dei partigiani comunisti con le forze titine durante l’occupazione jugoslava del maggio-giugno 1945, con uccisioni, deportazioni ed infoibamenti di italiani inermi a guerra ormai finita. Tra i deportati ed infoibati risultano anche membri del Comitato di Liberazione Nazionale. I partigiani comunisti secessionisti si sono resi responsabili in luglio ed agosto del ’45 anche di imboscate cruente contro le forze alleate nel Vallone e nei pressi di Doberdò.
La nostra Costituzione impone ai cittadini il dovere di difendere la Patria ed operare per la sua integrità, cioè valori che non troviamo in quelli che hanno combattuto per la separazione del sacro suolo e la sua annessione alla Jugoslavia: quelli a cui l’Anpi Giuliana vorrebbe dedicare addirittura un monumento.
Renato Antonini – Monfalcone
