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Le dichiarazioni dell’on. Fabio Rampelli, vice presidente di Fratelli d’Italia

BORIS PAHOR RICEVE LA PIÙ ALTA ONORIFICENZA ITALIANA MA NEGA DRAMMA. INTERROGAZIONE IN PARLAMENTO.

Sconcerta che lo scrittore slavo Boris Pahor, nominato Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, abbia dichiarato testualmente: “Le foibe? È tutta una balla...’.
Ricevere gli onori del Capo dello Stato Mattarella e fare dichiarazioni negazioniste su una tragedia che ha visto 10mila italiani uccisi per mano del regime comunista di Tito pone più di qualche dubbio sull’opportunità di tale scelta. L’onorificenza è il massimo riconoscimento che il presidente della Repubblica italiana può conferire, ma la proposta arriva, secondo quanto stabilito dalla legge 178/51, dal presidente del Consiglio, in questo caso Giuseppe Conte, che evidentemente disconosce la tragedia del confine orientale o, peggio, ritiene anche lui che le foibe siano “una balla”. Resta il fatto che negare il dramma che si è consumato, anche attraverso l’esodo di 350mila istriani, giuliani e dalmati dalle loro terre alla fine della seconda guerra mondiale, ci indigna. Peraltro dichiarazioni a ridosso dello storico gesto di pace tra Italia e Slovenia, celebrato proprio nel luogo di martirio rappresentato da Basovizza. Ci chiediamo a questo punto quale sia il motivo dell’onorificenza a Pahor e lo faremo anche attraverso un’interrogazione parlamentare indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri.


 

Tutta la storia del Tricolore a Basovizza



A differenza delle altre visite presidenziali e/o di altre cariche dello Stato nelle quali il cerimoniale della Lega Nazionale era stato sempre interpellato in qualità di gestore, insieme al Comune di Trieste,  del sito del Sacrario della Foiba di Basovizza – Monumento Nazionale, per questo importante avvenimento è stato escluso ed ha dovuto adeguarsi alle strettissime direttive imposte dal cerimoniale del Quirinale e , di rimbalzo,  a quelle della Prefettura di Trieste.

Il 1 luglio u.s., al sito monumentale, si è svolto un sopralluogo degli addetti del cerimoniale del Quirinale unitamente a quelli della Prefettura e del Comune di Trieste.

Alla Lega Nazionale, presente in tale occasione, è stato chiesto solamente di provvedere alla rimozione, in modo provvisorio, dei ganci portacorona per agevolare la deposizione da parte delle Guardie d’Onore – Corazzieri, e null’altro. Non si è minimamente accennato alla questione del Tricolore che, quotidianamente, la Lega Nazionale provvede ad issare sul pilo presente.

A quel sopralluogo ne è seguito un altro, in data 12 luglio u.s.: la Lega Nazionale ha aperto il museo e ha offerto tutta la disponibilità, come richiesto dagli uffici della Prefettura, per l’utilizzo dei soli servizi igienici.

Non è stato mai fatto cenno alcuno al Tricolore che, in quel momento, già era issato, come sempre, al suo posto.

Si precisa che, come tradizione consolidata, la cerimonia dell’alza e ammainabandiera, nelle giornate festive  dal 2 giugno al 1 novembre, viene svolta, a turno, dalle associazioni combattentistiche e d’arma aderenti alla Federazione Grigioverde; in quella giornata (domenica 12 luglio)  il turno era assegnato all’Associazione Carabinieri in Congedo e la cerimonia stessa ha avuto luogo alle ore 10.00.

Il Tricolore utilizzato in quella giornata è stato fornito, come di consueto, dalla Lega Nazionale ed è quello che, solitamente viene utilizzato nelle occasioni ufficiali (misura 300 x 225).

Tutta la delegazione del cerimoniale del Quirinale (una trentina di persone), accompagnata dai funzionari del cerimoniale della Prefettura e del Comune di Trieste, alla fine del sopralluogo,  non ha dato disposizioni alcune al funzionario della segreteria di presidenza della Lega Nazionale presente in loco né sulla bandiera né su quant’altro necessario.

Nel pomeriggio di domenica 12 luglio, alle ore 17.30, il funzionario della segreteria di presidenza è stato contattato,  telefonicamente, dall’ufficio di Gabinetto del Sindaco (ufficio del cerimoniale) con la richiesta anzi con l’ordine di procedere con l’ammaina bandiera del Tricolore issato sul pilo presso il Sacrario di Basovizza, adducendo la motivazione che nemmeno al Monumento di Fucilati di Basovizza si sarebbe issata la bandiera, uniformando così le due cerimonie.

Di ciò è stato informato il presidente delle Federazione Grigioverde e quello della Lega Nazionale.

Alle ore 19.04, giunge al funzionario della segreteria di presidenza la seconda telefonata dall’ufficio di Gabinetto del Sindaco che comunica di annullare l’ordine poc’anzi ricevuto e di lasciare al suo posto, al sito di Basovizza, il Tricolore.

La giornata del 12 luglio si conclude così, il Tricolore, issato sul pilo,  viene lasciato al suo posto in quanto “custodito” dalle forze dell’ordine che saranno presenti ininterrottamente fino al giorno seguente.

Lunedì 13 luglio, giorno della cerimonia con i due Presidenti, già alle ore 7.15, il personale della Lega Nazionale provvede all’apertura del Centro di Documentazione; il Tricolore è al suo posto.

Intorno alle ore 10.00, mentre si stavano ultimando gli ultimi ritocchi organizzativi in vista della cerimonia, arriva al sito di Basovizza un alto ufficiale della Marina Militare e, subito dopo, un mezzo dell’esercito con alcuni uomini che, dal mezzo stesso, iniziano a scaricare tre pili per le bandiere “da campo”, iniziando a  preparare gli stessi.

Il Tricolore issato sul pilo è ancora al suo posto.

I militari, finito il lavoro di montaggio dei nuovi pili, procedono con issare le tre bandiere: italiana, slovena, europea. A questo punto, uno dei militari si avvicina al pilo dove sventola il Tricolore e procede con l’ammainabandiera.

I funzionari della Lega Nazionale, presenti sul posto, filmano tutta la scena e si avvicinano al militare per ritirare il Tricolore ammainato: il militare non lo consegna alla Lega Nazionale ma lo ripiega con cura e li informa che sarà nuovamente issato a fine cerimonia.

Così è stato, come si vede dalla fotografia che, conclusa la cerimonia,  ritrae la corona deposta dai due Presidenti con, sullo sfondo, il nostro Tricolore regolarmente issato sul pennone.

Va precisato che , anche alla “Foiba 149 di Monrupino”,  il Tricolore sventola permanentemente con la considerazione che i due luoghi non sono dei “monumenti alla memoria”, ma due Sacrari ovvero Monumenti Nazionali dove sono sepolti i Caduti e , come in ogni Sacrario che si rispetti,  in Italia o all’Estero (ad esempio Quota 33 ad El Alamein o Caporetto) , hanno l’esposizione permanente del Tricolore proprio a significare che quei Caduti lo sono stati per la Patria.

La Lega Nazionale

 

 

S'invita gentilmente alla condivisione e alla diffusione del comunicato, grazie.

 

 

 

 


Le parole del presidente della Lega Nazionale Sardos Albertini al Presidente della Repubblica Mattarella

Nell'incontro avuto il giorno 13 luglio, nel palazzo della Regione, con il Capo dello Stato, il presidente Sardos Albertini ha prospettato al Presidente Mattarella due temi e cioè:

a) l'auspicio che, dopo il capo di Stato sloveno, anche quello Croato venga al Sacrario di Basovizza per rendere omaggio a tutte le vittime del comunismo titoista;

b) l'augurio che la relazione storica italo-slovena venga ridiscussa integrandola almeno da due punti di vista:
- anticipare la disamina al 1866, data cioè di inizio della persecuzione anti italiana di Francesco Giuseppe
- estendere la disamina al 25 giugno 1991, data nella quale gli Sloveni raggiungono l'obbiettivo di una stato nazionale e ciò con una guerra di liberazione dalla Jugoslavia.

Il Presidente Sardos infine ha consegnato al Capo dello Stato una copia del Notiziario della Lega, il n. 60, con il ricordo dei tre beati: l'italiano Francesco Bonifacio, lo sloveno Lojze Grozde e il croato Miroslav Bulesic, tutti e tre trucidati come «nemici del popolo», tutti e tre proclamati dalla Chiesa «martiri del Comunismo» e portati agli onori degli altari.


10/07/2020 ore 19.00: in piazza per dire NO alla cessione della sede di Scuola interpreti e traduttori dell’Università degli studi di Trieste alla Slovenia

Riceviamo e pubblichiamo:




Sul tema della cessione della sede della Scuola di interpreti e traduttori dell’Università degli Studi di Trieste alla Slovenia, scendono in campo anche le associazioni patriottiche triestine organizzando una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza, apolitica e apartitica, per esprimere la profonda contrarietà ad un’operazione fatta ai massimi livelli istituzionali contro gli interessi del popolo italiano.

La manifestazione in questione si svolgerà venerdì 10 luglio in Piazza Dalmazia dalle ore 19 alle 20 circa ed è promossa delle associazioni Trieste Pro Patria, Fondazione Rustia Traine, Dalmati di Trieste. 

“È inaccettabile che dinanzi a un grave danno storico ed economico, qual è la cessione di un immobile di proprietà della nostra Università a due associazioni private slovene indicate dalla Repubblica slovena, ci sia tanto silenzio. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di scendere in piazza per raccontare la storia dietro a questa vergognosa operazione immobiliare e contro il revisionismo storico del riconoscimento della qualifica di “eroi” ai terroristi del TIGR. Non siamo davanti a un momento storico di riconciliazione - sottolineano i rappresentanti delle associazioni promotrici dell’evento - ma a un “mercato delle vacche” , dove l’Italia cede immobili di diversi milioni di euro, spostando così la sede di un corso di laurea di eccellenza della nostra Università come quello di Scuola interpreti e traduttori, causando un danno non solo all’Università ma a tutti gli studenti, e accettando anche una falsa narrazione dei fatti dietro all’incendio del Balkan e delle azioni terroristiche dei fucilati di Basovizza, sopratutto in piena crisi economica e sanitaria. Non dimentichiamo le parole d’odio del Presidente sloveno Pahor contro i martiri delle foibe di Basovizza e non lasceremo che la cessione dell’immobile di via Filzi 14 passi inosservata. Giova ricordare che per l’incendio del Balkan, lo Stato italiano ha già versato 500 milioni di lire che sono serviti a costruire il Teatro sloveno in via Petronio quindi questa operazione è l’ennesimo regalo a una comunità che non porta rispetto al popolo italiano. Per noi - concludono i rappresentanti delle associazioni - l’unica battaglia che deve portare avanti lo Stato italiano è il riconoscimento del martirio degli infoibati italiani e il risarcimento agli esuli dei beni abbandonati in Istria e Dalmazia.”


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