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Articolo originale di Veronica Rasponi su www.corrispondenzaromana.it 

Augusto Del Noce (1910-1989) è stato al centro di un convegno di studi che si è svolto il 30 e il 31 maggio scorso a Trieste su iniziativa della Lega Nazionale e della Presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia.

L’insieme delle relazioni ha assunto un senso non meramente storico-ricostruttivo, bensì anche proiettato sui principali temi del tempo presente. Sia il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga che il Vicesindaco di Trieste Paolo Polidori, hanno affermato con chiarezza che l’elaborazione politica deve, oggi più che mai, appoggiarsi sulla riflessione culturale, e hanno auspicato che la collaborazione fra questi due ambiti diventi sempre più intensa.

In questo senso il convegno, il cui responsabile scientifico era Renato Cristin, è stato un’espressione della qualità del lavoro culturale che la Lega Nazionale, svolge dalle sue origini, nel 1891. Pur nella varietà di impostazione e di tematiche, tutte le relazioni hanno messo in evidenza l’attualità del pensiero di Del Noce, che ha saputo vedere e interpretare già mezzo secolo fa i problemi che avrebbero assillato il nostro presente.

L’intervento introduttivo del Vescovo di Trieste Monsignor Crepaldi, che ha mostrato un’ottima conoscenza del pensiero di Del Noce, è stato un viatico ai lavori non soltanto religioso bensì anche filosofico e culturale. Paolo Sardos Albertini, nella sua relazione d’apertura, ha ricostruito l’itinerario biografico-politico di Del Noce e delineato le prospettive di una sua ripresa a tutto campo della sua opera. Nella relazione è stato istituito un nesso fra la preveggente intuizione delnociana del crollo dei regimi comunisti (la celebre tesi del «suicidio della rivoluzione») e il dilagare del libertinismo in tutti gli spazi vitali e in tutte le articolazioni culturali della società.

Roberto de Mattei ha quindi parlato di Sinistra cattolica, progressismo, modernismo nel pensiero di Augusto Del Noce. Partendo dalla “filosofia del centro-sinistra”, de Mattei si è soffermato sul cedimento culturale e morale del partito dei cattolici negli anni del Concilio Vaticano II e su quella invasione progressista e modernista della Chiesa che, secondo Del Noce, avrebbe portato alla teologia della “morte di Dio”. Riproponendo una lettura dell’opera delnociana attraverso l’enciclica Pascendi di san Pio X, de Mattei ha affermato che una sola strada può condurci ad un’autentica rinascita politica e culturale: la rifondazione della società e della cultura sulla legge divina e naturale custodita dalla Chiesa.

Rocco Buttiglione ha trattato il rapporto fra papa Bergoglio e la Teología del pueblo. Nello sforzo di giustificare la posizione del Pontefice, il filosofo italiano si è spinto fino al cuore della politica interna argentina, elaborandone una lunga analisi che non è bastata tuttavia a dimostrare che la teologia del popolo non sia marxista, e finendo pure per fare un azzardato ragionamento culminato in un’apologia del peronismo. Quando l’evangelizzazione, la conversione alla fede o la permanenza in essa, si è ridotta a dover passare dal proselitismo peronista, ovvero da una ideologia politica, si è persa la separazione fra Cesare e Dio. La Chiesa è caduta a terra, staccata dalla trascendenza. Essa quindi non ha più speranza di unire, ma soltanto divide.

Renato Cristin ha poi esaminato l’interpretazione delnociana di Cartesio in relazione all’interpretazione dei movimenti rivoluzionari moderni e novecenteschi. Il filosofo triestino ha mostrato come, secondo Del Noce, Cartesio possa essere interpretato come padre di tali movimenti solo al prezzo di una deformazione radicale e strumentale del suo pensiero, un travisamento che è connesso con l’affermazione del rivoluzionarismo sessantottino e della nuova forma di totalitarismo culturale che è il politicamente corretto.

Giovanni Dessì ha indagato il problema della libertà sia all’interno del pensiero delnociano sia a partire da esso, delineandone i rapporti tanto all’interno del campo filosofico (di grande interesse, per esempio, il confronto che Dessì ha esibito con l’idealismo di Gentile), quanto entro lo spazio politico del secondo Novecento, e mostrando come la nozione di libertà sia essenziale per comprendere il legame fra l’uomo e la trascendenza.

Francisco José Contreras, professore di filosofia del diritto all’Università di Siviglia, ha applicato la teoria delnociana della modernità ai principali problemi della società contemporanea, dalla scristianizzazione al multiculturalismo, dal totalitarismo ideologico al politicamente corretto, dall’immigrazione alla denatalità europea. E ha proposto una collocazione di Del Noce nel quadro dell’attuale liberal-conservatorismo, una collocazione che per altro è giustificata dallo sviluppo stesso del pensiero delnociano.

Marcello Veneziani ha toccato un tema classico nella ricerca su Del Noce, il rapporto cioè fra Tradizione e Risorgimento, curvandolo però su una dimensione nuova, cioè la sfera della patria come nazione e come luogo di permanenza della tradizione, un ambito che oggi, a partire dalla riflessione delnociana, ha assunto un valore politico paradigmatico. Il risorgimento non è tanto il movimento storico che tutti conosciamo, ma la possibilità della rinascita dell’identità nazionale nell’epoca presente che, invece, minaccia l’idea stessa di nazione.

Valerio Meattini ha toccato un aspetto di grande importanza per la conoscenza della genesi del pensiero di Del Noce, ovvero il suo rapporto con Piero Martinetti, dal quale ha ricevuto un impulso, forse quello decisivo, per affrontare il problema del male. Mettendo a confronto lo scetticismo di Giuseppe Rensi con l’ontologismo di Del Noce, Meatini ha mostrato come la forza delnociana consista nel superare lo scetticismo non con il mero razionalismo, bensì con l’esperienza concreta, immanente ma non meramente mondana, della trascendenza.

Parotto, specialista del pensiero di Eric Voegelin, ha evidenziato i rapporti, non soltanto teorici ma anche personali, intercorsi fra Del Noce e Voegelin, al cui lavoro Del Noce si interessa con una attenzione non scientificamente distaccata, ma contenutisticamente partecipata: la gnosi non è solo un manicheismo che va superato, ma fornisce indicazioni preziose per l’elaborazione del problema del male e del rapporto con il mondo.

Giuseppe Riconda, che è stato allievo diretto di Luigi Pareyson e indiretto di Del Noce, al quale è stato legato da una lunga amicizia personale e da una intensa vicinanza teoretica, ha evidenziato il rapporto fra questi due pensatori, mostrando un vincolo che si annoda intorno all’ermeneutica della storia come storicità dell’esistenza ma al tempo stesso come potenza della religione e del sacro.

Anche Giuseppe Parlato ha indagato un rapporto che finora non era stato molto approfondito dagli studi critici, in questo caso un rapporto di carattere più politico che filosofico, ossia le relazioni fra Del Noce e Gianni Baget Bozzo, e fra Del Noce e Luigi Gedda. La relazione ha mostrato una profonda vicinanza di Del Noce a Baget Bozzo, e pure esaminato il rapporto fra Del Noce e i Comitati Civici di Gedda, evidenziando un tessuto teorico-politico nel quale Del Noce si muoveva con agilità e autorevolezza.

Il convegno è stato seguito per due giorni da un attento pubblico e costituisce il primo importante omaggio ad Augusto Del Noce nel trentennale della morte. (Veronica Rasponi)

 

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