«Questa data segna l’inizio della conclusione vittoriosa della guerra 1915-1918 che porterà dopo secoli al completamento del ciclo risorgimentale della nazione. Il sogno di tanti nostri connazionali per una Patria libera, sovrana indipendente, finalmente diveniva realtà».
Nel ricordo del 108° anniversario della Presa di Gorizia, emergono figure e gesti che hanno segnato in modo indelebile la storia della città e dell’intera nazione. Tra questi, si distingue l’azione del sottotenente Baruzzi, protagonista di uno degli episodi più significativi dell’8 agosto 1916.
Nato a Lugo di Romagna nel 1897 e inquadrato nel 28° Reggimento Fanteria – Brigata Pavia, Baruzzi guidò un reparto di bombardieri a mano in un’azione audace e decisiva. Nella mattina dell’8 agosto, accompagnato da soli quattro soldati, penetrò in un camminamento austriaco fino a raggiungere il sottopasso ferroviario di Piedimonte, trasformato in una postazione fortificata austro-ungarica. Qui, con determinazione, intimò la resa a circa 200 soldati nemici, riuscendo a tenerli sotto controllo fino all’arrivo dei rinforzi nelle prime ore del pomeriggio.
Successivamente, tra scontri e sotto il fuoco nemico, Baruzzi attraversò a guado il fiume Isonzo, raggiunse la sponda sinistra e si diresse verso la stazione ferroviaria di Gorizia. Alle ore 16.00 issò la prima bandiera tricolore sulla città, gesto simbolico che anticipò l’ingresso ufficiale dell’esercito italiano, avvenuto il giorno successivo attraverso il ponte di Piuma.
Per il valore dimostrato, Baruzzi fu insignito della Medaglia d’oro al valor militare dal Duca d’Aosta l’11 settembre 1916, sul campo di aviazione di Medeuzza. Dieci anni più tardi, l’8 agosto 1926, il Comune di Gorizia, allora guidato dal podestà e senatore Giorgio Bombi, gli conferì la cittadinanza onoraria, riconoscendo il ruolo determinante svolto in uno dei momenti più importanti della storia cittadina.
La memoria di queste vicende continua a rappresentare un patrimonio storico e civile fondamentale, che le istituzioni e le associazioni del territorio sono chiamate a custodire e trasmettere alle nuove generazioni.
