Ci sono date che non appartengono soltanto al calendario, ma alla coscienza di una città.
Per Trieste, il 30 aprile e il 5 maggio 1945 rappresentano due momenti distinti e insieme profondamente legati: la speranza della libertà ritrovata e il prezzo drammatico che quella libertà ha richiesto.
Il 30 aprile 1945, i Volontari della Libertà guidati da don Edoardo Marzari, insieme alla Guardia Civica, contribuiscono alla liberazione della città di San Giusto. È un giorno che segna il riscatto, ma anche l’inizio di una fase complessa e dolorosa, nella quale il destino di Trieste rimane incerto.
Pochi giorni dopo, il 5 maggio 1945, la città conosce uno dei suoi momenti più tragici. In via Imbriani cadono inermi cittadini, vittime di una violenza che non può essere confusa con la liberazione, ma che ne rappresenta la negazione più profonda.
I nomi di Claudio Burla, Giovanna Drassich, Carlo Murra, Graziano Novelli e Mirano Sancin, insigniti della Medaglia d’Oro al Merito Civile, restano a testimonianza di quel sacrificio.
È tra queste due date che si misura il senso autentico delle parole “Italia e Libertà”: non come slogan, ma come realtà conquistata e difesa, spesso a caro prezzo.
Per questo la Lega Nazionale, insieme al Comune di Trieste e alla Federazione Grigioverde, rinnova anche nel 2026 i momenti di commemorazione:
al Parco della Rimembranza, dove si ricorda la liberazione, e in via Imbriani, dove si rende omaggio ai Caduti.
Non si tratta soltanto di cerimonie, ma di un invito a comprendere — e non soltanto a ricordare — una stagione decisiva della storia cittadina e nazionale.
Perché la memoria, quando è autentica, non divide: illumina.
