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Incontro fra il Presidente della Lega Nazionale e il Presidente dell'Associazione Partigiani Osoppo di Udine

Si è svolto ieri a Udine un incontro fra il Presidente della Lega Nazionale di Trieste, Paolo Sardos Albertini e il Presidente della Associazione Partigiani Osoppo di Udine, Roberto Volpetti.

L’incontro si è svolto alla presenza anche della professoressa Paola Del Din, la quale ha ricordato i rapporti che da lunghi anni intercorrono fra la storica Associazione patriottica triestina (che recentemente ha festeggiato il 130° anniversario della sua fondazione) e l’Associazione Partigiani Osoppo.  

L’incontro è stato l’occasione per un confronto sui programmi di attività che i duesodalizi portano avanti. "I contesti in cui le due Associazioni operano sono indubbiamente diversi – ha esordito Paolo Sardos Albertini – ma lo spirito con cui portano avanti le rispettiveattività è convergente. C’è un dato che mi preme sottolineare, ovvero che la Lega Nazionale di Trieste, così come la Osoppo di Udine, hanno una visuale patriottica. Il termine patriottico è abusato, ma mi rifaccio a quanto scrisse Papa Wojtyla nel suo ultimo libro  "Memoria e Identità", uscito poche settimane prima della sua morte: "Il patriottismo è l’arma contro il nazionalismo". "Questo in sintesi ciò che a noi sembra determinante oggi, in un periodo in cui sembra che i nazionalismi tornino prepotentemente sulla scena."

"Condivido le considerazioni dell’amico presidente Sardos Albertini – ha affermato Volpetti – ed è ciò che l’APO in questi anni ha cercato di promuovere: una riflessione pacata, affidata soprattutto alla ricerca storica seria, per far emergere ciò che è lì sotto la polvere che i decenni trascorsi hanno inevitabilmente depositato. Per troppi anni si è cercato di nascondere ciò che è evidente e chiaro. Un esempio lampante è stato la storiografia della resistenza: ancora oggi si fa fatica a far comprendere che la resistenza o Guerra di Liberazione non fu un patrimonio quasi esclusivo della sola componente comunista. Vi fu (e fu altrettanto importante) l’apporto della Resistenza non comunista, così come quello dei militari internati nei campi di concentramento, così come ovviamente quello degli eserciti alleati e del Corpo Italiano di Liberazione. Occorre continuare a lavorare affinchè queste verità emergano in modo inoppugnabile e soprattutto diffuso fra gli studiosi e fra gli studenti." 

"Ciò che ci deve muovere e guidare è uno spirito positivo – ha proseguito Sardos Albertini – perché ciò che ci spinge è l’amore alla nostra storia, alle nostre radici, alla nostra tradizione, dentro ovviamente un contesto in forte accelerazione, fitto di novità e di scenari nuovi. Trovo ad esempio che questi anni sono straordinariamente importanti per riallacciare, riprendere in modo rinnovato, i rapporti con il mondo sloveno e quello croato. Questi due popoli hanno subito certo l’aggressione del fascismo, ma molto di più quella del comunismo, dal quale ormai da quasi trenta anni si sono liberati. Ora anche loro possono rileggere la storia del nostro confine senza gli schemi imposti dagli schieramenti ideologici e politici." 

"In questi anni – ricorda Volpetti – abbiamo compreso che in questo nostro angolo di Europa si sono concentrati i tre grandi conflitti che hanno attraversato l’intero Novecento: il conflitto fra nazifascismo e antinazifascismo, il conflitto fra comunismo e anticomunismo e i conflitti nazionali. L’eccidio delle malghe di Porzus è lì a testimoniarlo in modo sublime e incontestabile, tanto che incredibilmente la testimonianza di quei diciotto osovani resta immutata a settantasei anni di distanza, anzi trova sempre maggior spazio sia nella storiografia nazionale ma soprattutto nella memoria collettiva."

I due presidenti hanno convenuto nella importanza della prosecuzione della collaborazione fra le due Associazioni, concordando sulla opportunità di allargare la collaborazione ad altre realtà associative che condividono questa impostazione ideale e culturale.

Un primo traguardo importante sarà la prossima pubblicazione di un libro dedicato alla figura di Vinicio Lago, triestino di nascita e partigiano con la Brigata Osoppo, ucciso a Udine il 1° maggio 1945, il giorno della Liberazione, in circostanze rimaste per decenni poco note, ma che la approfondita ricerca effettuata da Andrea Legovini ha reso nella sua completa verità. Il libro verrà pubblicato nei prossimi mesi e conterrà anche una testimonianza della medaglia d’oro Paola Del Din, che si trovò a vivere in prima persona i fatti che portarono alla tragica morte di Vinicio Lago.