• +39 040365343
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
12 giugno, la liberazione di Trieste dal terrore comunista

12 giugno, la liberazione di Trieste dal terrore comunista

1 maggio 1945: Trieste è pronta a festeggiare la fine di una guerra, lunga e dolorosa. Il giorno precedente i Volontari della Libertà, gli uomini del C.L.N. guidati da don Marzari, hanno preso il controllo della città, sottraendolo alle truppe tedesche ( e la mediazione del Vescovo mons. Santin è riuscita anche a salvare il porto e le altre strutture della città).

La guerra è dunque finita ed i Triestini si accingono a festeggiare la pace, come ormai si fa in tutt’Italia ed in tanta parte d’Europa. Ma la realtà che scoprono, quella mattina del 1 maggio, è tutt’altra. I nuovi arrivati, le truppe comuniste jugoslave del maresciallo Tito, non sono portatori di pace, sono oppressori quanto e più delle truppe naziste che se ne sono appena andate e che per due lunghissimi anni avevano governato la città.

Le truppe titine iniziano subito con il dare la caccia proprio agli uomini del C.L.N. e assieme a loro a migliaia e migliaia di triestini, alcuni caratterizzati politicamente (sia perché fascisti che in quanto comunque esponenti di movimenti politici, anche se antifascisti), altri, tantissimi altri senza nessuna apparente ragione di ordine politico, con un meccanismo perverso di pura casualità (in un certo numero di casi sono vicende e rancori personali a sostituirsi alla casualità).

Per tutto un lunghissimo mese Trieste vive questa sorta di mattanza. Migliaia e migliaia di suoi figli che, sottratti ai propri cari, spariscono nelle grinfie della cosiddetta Milizia Popolare per non fare mai più ritorno. Buona parte di costoro finisce in quelle nere cavità carsiche che portano il nome di “foibe”. Il rituale è ben definito: vengono legati a due a due, portati sull’orlo della voragine e poi ad uno dei due viene sparato un colpo alla nuca affinché, cadendo, si trascini anche l’altro nella voragine.

Un rituale tragico e barbarico (prevedeva anche il lancio finale, nella foiba, di un cane nero sgozzato) con il quale sono stati trucidate migliaia e migliaia di esseri umani: il tutto a guerra finita! Nella Foiba di Basovizza - il Pozzo della Miniera che costituisce un po’ il simbolo di tutte le foibe – gli infoibati si è dovuti quantificarli con il più arido e crudele dei sistemi: cinquecento metri cubi di poveri resti umani.

Una mattanza durata oltre quaranta giorni, fino cioè a quel 12 giugno 1945 quando le truppe Alleate indussero quelle slavo-comuniste a lasciare la città. Una tragedia che ha segnato tante e tante famiglie triestine e che ha determinato un vero e proprio trauma psichico in tutta la città. Per anni si è vissuti in una sorta di incubo, nel quale incalzava, ossessiva, una domanda: e se tornano i Titini e riprende la tragedia delle Foibe?

Sarà solo dopo il 26 ottobre 1954, con il ritorno di Trieste all’Italia, che tale incubo inizierà a svanire.

La Foibe, se hanno costituito incubo per i Triestini, hanno parimenti rappresentato un raffinato ed efficace strumento di terrore per gli Istriani. Perché proprio la vicenda drammatica degli infoibamenti ha avuto un ruolo sicuramente determinante nel creare in Istria quell’atmosfera di paura, di terrore che ha convinto in trecento e cinquanta mila a lasciare case , paesi, cimiteri per sfuggire, in Italia, al regime liberticida ed assassino del comunismo jugoslavo. Perché tutti erano ben consapevoli che, a restare, bastava il fatto di non essere comunisti per rischiare di finire come gli infoibati

PAOLO SARDOS ALBERTINI

Presidente Lega Nazionale


 
20 punti (fermi) sulla Guerra al Regno di Jugoslavia

20 punti (fermi) sulla Guerra al Regno di Jugoslavia

  •  25 marzo 1941 : a Vienna, al Palazzo del Belvedere, il Regno di Jugoslavia sottoscrive un patto con le potenze dell'Asse, Germania e Italia, che sono in guerra contro Francia e Gran Bretagna; la Germania dal settembre 1939, l'Italia dal 10 giugno 1940. La Germania è anche legata all'URSS dal patto Molotov - Ribentrop.

 

  • 26 marzo 1941 : a Belgrado un golpe militare (finanziato dagli Inglesi) esautora il governo legittimo, manda in esilio il Reggente Paolo ( a favore del “re fanciullo” Pietro) e denuncia il patto del Belvedere

 

  • 27 marzo 1941: Churchill annuncia di aver stretto un patto con il Regno di Jugoslavia.  La Jugoslavia entra così in guerra contro gli ex alleati Germani ed Italia.

 

  • 28 marzo 1941 : il Regno di Jugoslavia dà inizio alle ostilità nei confronti di Zara (contro le forze del gen. Emilio Giglioli) e contro l'Albania, ove sono presenti truppe italiane.

 
Giorno del Ricordo - brevi lezioni

Giorno del Ricordo - brevi lezioni

Il Giorno del Ricordo delle Foibe e dell'Esodo di Istriani Fiumani e Dalmati. Un racconto per le scuole, le università e per tutti coloro che vogliono conoscere una argomento spesso nascosto dalla storiografia ufficiale.

A cura della Lega Nazionale, si ringrazia il prof.  Stefano Pilotto


 

Le Foibe

Cosa sono le Foibe?
Le foibe sono delle cavità naturali, dei pozzi, presenti sul Carso (altipiano alle spalle di Trieste e dell'Istria). Alla fine della Seconda guerra mondiale i partigiani comunisti di Tito vi gettarono (infoibarono) migliaia di persone, alcune dopo averle fucilate, alcune ancora vive, colpevoli di essere italiane o contrarie al regime comunista.


 

Le vicende dei confini orientali

Alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre tutta l'Italia, grazie all'esercito Anglo-Americano, veniva liberata dall'occupazione nazista, a Trieste e nell'Istria (sino ad allora territorio italiano) si è vissuto l'inizio di una tragedia: la "liberazione" avvenne ad opera dell'esercito comunista jugoslavo agli ordini del maresciallo Tito.


 

Foibe ed Esodo - I punti fermi della Lega Nazionale

FOIBE & ESODO

I PUNTI FERMI DELLA LEGA NAZIONALE


Grazie alla legge Menia ( n.92/2004) è innegabile che il Giorno del Ricordo sta progressivamente smantellando la «cappa di silenzio» che, per tanti decenni, era gravata sulla tragedia delle Foibe  dell'Esodo.

Persistono ancora i «negazionisti» secondo cui niente è successo ed i “giustificazionismi” a detta dei quali era giusto infoibare e costringere all'esodo perché erano le colpe del fascismo che andavano espiate. C'è poi la terza categoria, quella che il Ministro Salvini bene ha bollato come gli assertori del “Si, però...”. Sono coloro che adducono mille motivazioni, parlando di conflitti etnici, di scontri ideologici, di radici storiche e quant'altro pur di non attribuire a chi di dovere le responsabilità di quanto accaduto, pur di non riconoscere che si è trattato di “crimini comunisti".

Per uscire da tutti questi equivoci è giunto dunque il momento di fissare alcuni «punti fermi» che diano un aiuto decisivo a «conoscere per capire» la tragedia della Foibe e dell'Esodo.

 

 

FOIBE - Le vittime

 

Primavera del '45, a guerra finita , migliaia di Italiani vengono trucidati (nelle foibe carsiche, nelle acque di Dalmazia, nei lager di reclusione). Nello stesso periodo vengono assassinati anche decine di migliaia di Sloveni e centinaia di migliaia di Croati . Per buona parte delle vittime slovene e croate manca ancora la possibilità di collocare un croce sui luoghi del loro eccidio.
Il Sacrario di Basovizza, già simbolo di tutte le vittime italiane, ben potrebbe diventare luogo di memoria anche delle altre vittime, ancora senza croce. Non si tratta di venire a chiedere scusa, ma di trovarsi insieme a ricordare, a onorare tutte le vittime di questa stessa tragedia.

 

 

FOIBE - Gli autori

 

Italiani, Sloveni, Croati, tutti vengono assassinati, in quella primavera di sangue, ad opera degli uomini di Tito, i partigiani comunisti jugoslavi.

Spesso gli assassini operavano con in mano le liste nere approntate dall'OZNA. Sempre con una logica ben precisa: togliere di mezzo i cosiddetti “nemici del popolo”, categoria molto ampia, che includeva sia ex nemici (fascisti, domobranci, ustascia), sia persone comunque scomode in vista del futuro assetto politico (così componenti del CLN, ma anche professionisti, borghesi, ecc.), sia soprattutto tante, tantissime persone che niente avevano da rimproverarsi, ma la cui scomparsa era fondamentale perché nessuno potesse sentirsi tranquillo ed al sicuro dal “terrore” titoista.

E tra queste come dimenticare le innumerevoli donne che hanno anch'esse pagato con la vita la sola colpa di essere moglie, madri, figlie di cosiddetti “nemici del popolo”.

 

 

FOIBE - Una logica perversa

 

Tutte tali stragi rispondevano ad una logica ben precisa: Tito stava costruendo, con lo strumento della guerra rivoluzionaria, il suo nuovo stato, la Jugoslavia comunista. E la “Rivoluzione” passa necessariamente attraverso il tragico percorso del “terrore”. Così è stato per la rivoluzione sovietica realizzata da Lenin e da Stalin, così sarà più avanti per la rivoluzione cinese di Mao Tse Tung (sarà lui a dichiarare che “la rivoluzione non è un pranzo di gala”).

Così è stato appunto per la rivoluzione titoista.

Il terrore, distribuito adeguatamente agli inizi del nuovo stato comunista, sarà poi idoneo a dare frutti, per decenni e decenni.

Tutto al più, ogni tanto, richiederà qualche dose di richiamo.

Tito, nel '47, dichiara al suo fido Gijlas che quella fase può ritenersi conclusa. Poi, però, dopo il '48, dopo rottura con Stalin, riprenderà lo strumento terrore, questa volta nei confronti dei cominformisti rimasti fedeli a Mosca. Mancano contabilità di quella tragica vicenda, basti solo ricordare il nome di Goli Otok, l'isola carcere ove la crudeltà è stata superiore ai lager nazisti ed ai gulag staliniani.
Finita poi anche quella vicenda, a metà degli anni '50 con il riavvicinamento a Kruscev, il terrore ricomparirà ancora negli anni '70, questa volta vittime saranno i professori e gli studenti dell'Università di Zagabria, finiti a centinaia nelle galere titoiste.

Ripeto: era proprio il “terrore” in quanto tale l'obbiettivo di Tito in quella primavera di sangue del 1945.
Obiettivo pienamente raggiunto: si pensi al fatto che ormai negli anni duemila ricercatori che interpellavano testimoni per ricostruire il sacrificio di don Bonifacio o di Norma Cossetto si siano trovati di fronte le esitazioni, le amnesie, le dichiarate paure di chi ancora portava nell'animo le cicatrici di quel “terrore”, pur così lontano nel tempo.

Perché il “terrore” è una bruttissima bestia, estremamente longeva nell'animo di chi lo ha subito.

 

 

ESODO - La logica

 

Stalin aveva dato istruzioni ben precise: la guerra (quella mondiale) era in primo luogo una “guerra di classe” e, conseguentemente, ogni conquista territoriale era “conquista di classe” che andava difesa con ogni mezzo.

Tito, all'epoca il più convinto tra i discepoli di Stalin, aveva ben chiaro che le conquiste territoriali della Jugoslavia comunista non dovevano poter esser messe in discussione, al di là di ogni motivazione storica o nazionale che fosse.

L'Istria e quant'altro fosse stato conquistato (Trieste, l'Isontino, il Friuli) dovevano quindi essere “preservati” dal rischio che, a cessazione del conflitto, i nuovi confini potessero essere ridiscussi in nome delle nazionalità.

Lo strumento era semplice: la pulizia etnica delle possibili aree a rischio.

Anche su questo tema valeva il modello Stalin: a fine guerra in Europa ci sono stati milioni di cittadini a subire la “pulizia etnica” (i Sudeti, Polacchi, Ungheresi, eccetera) ad opera appunto di Stalin ed a sigillo dei nuovi assetti confinari.

Gjlas nel '91, sulla rivista Panorama di Fiume, lo ha confessato: “Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria. Era nostro compito indurre tutti gli Italiani ad andare via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto!”

 

 

ESODO  - Le conseguenze


La misura cautelare della “pulizia etnica” ha così trovato applicazione sugli Italiani dell'Istria.

Con tempistiche diverse, alla fine Capodistria, Isola, Pirano, ma anche Rovigno, Cittanova, Pola, tutte queste realtà della penisola istriana hanno subito l'operazione “pulizia” che doveva garantire per il futuro le conquiste territoriali del comunismo jugoslavo di Tito.

E centinaia di migliaia di Italiani dell'Istria hanno così lasciato le proprie case, le proprie attività, i propri morti per affrontare la durissima realtà dei campi profughi, talvolta anche le ingiurie da parte dei comunisti italiani (erano fascisti che abbandonavano il paradiso di Tito), comunque lo sradicamento da tutto il vissuto loro e dei loro antenati.

Condannati a vita, loro e i loro discendenti, alla pena dell'Esilio!

 

 

ESODO - Due anomalie

 

Un caso diverso è stato quello di ZARA, diverso nelle modalità, ma non nella logica e nelle conseguenza.
Si trattava di una città la cui composizione, la cui storia erano macroscopicamente targata Italia.
Il rischio, agli occhi di Tito, era che  - sia pure all'interno di una Dalmazia solidamente jugoslava - qualcuno ipotizzasse una sorta di enclave per la citta zaratina (sul tipo di Danzica, dopo il primo conflitto),  rischio che il Maresciallo pensò bene di prevenire: ottenne dagli Alleati un bombardamento su quella città paragonabile solo a quello su Dresda.

E il risultato fu  una città ridotta in macerie e i suoi abitanti costretti sulla strada dell'esilio.
Per Tito il problema era risolto: Zara, possibile enclave italiana, semplicemente non esisteva più.
L'altra anomalia ha riguardato la città di FIUME.

Proprio William Klinger (e l'amico Fulvio Varljen) mi aveva fornito un dato che al momento mi aveva lasciato perplesso:  in sede di applicazione del Trattato di Pace  c'erano state oltre cinquemila famiglie che, dichiarandosi italiane, avevano optato a favore del nostro paese, ma si erano viste rifiutare l'opzione ed erano quindi rimaste imprigionate nella Jugoslavia comunista di Tito.
Mi sono chiesto: perché mentre Gjlas e Kardelj, con pressioni di ogni tipo, cacciavano per ordine di Tito gli Italiani dall'Istria, questi Italiani di Fiume dovevano invece restare, coatti, nella loro città?
La risposta sta proprio nelle logica della pulizia etnica a tutela dei confini. Tito riteneva che Fiume comunque non rischiasse di essergli sottratta ed allora subentrava l'altro principio in vigore negli stati del socialismo reale: i cittadini non hanno diritto di scappare dal paradiso comunista in cui si trovano.
Un principio che ispirerà più tardi il Muro di Berlino, un principio che ha motivato il “NO”  alla volontà di Italia di quelle oltre cinquemila famiglie quarnerine. E sono così rimasti prigionieri.

 

 

FOIBE & ESODO - considerazioni finali

 

E' stato William Klinger ad evidenziarmelo.

La tragedia delle foibe e dell'esodo andava affrontata - per essere realmente capita - non nella prospettiva delle vittime, ma in quella del suo autore e regista: Josip Broz.

Ed il Maresciallo di Belgrado non era certo un raddrizzatore di torti storici, un esecutore di vendette o quant'altro immaginano i negazionisti ed i teorici del "sì, ma..." .

Tito era un rivoluzionario a tutto tondo, a lui stava a cuore non il passato, ma il futuro, quello della sua rivoluzione con la quale voleva dar vita al suo impero balcanico, costruito attorno al fulcro del Comunismo.

Foibe ed Esodo erano funzionali alla realizzazione ed alla difesa di questo progetto e quindi Tito le ha ordinate.

Il sacrificio di tante vite umane, le sofferenze di tantissime persone, tutto questo ovviamente per lui, per il rivoluzionario Tito non poteva, non doveva contare.

Era la "Rivoluzione" (quella che non è un pranzo di gala) e questo doveva bastare.

 


                                                                                                         Paolo Sardos Albertini

 


   

Scoprirsi italiani da sempre. Una storia di oggi, la storia di Nicolò

ITALIA, ITALIA, ITALIA!

Quante volte questo grido di speranza, quanta gente l'ha voluta, quanti civili e militi son morti per questa? Da secoli voluta e finalmente tornata appena nel 1954. Italiana nei secoli ma oggi, in un'Italia privata della sua sovranità popolare è necessario riflettere in questo appena trascorso 150° Anniversario, sulla nostra identità di frontiera.

Nasci a Trieste, frequenti le scuole, dove l'insegnante d'italiano t'insegna che Saba scrisse di "una città riservata e diffidente, graziosa di una grazia scontrosa e acerba", quello di storia ti parla della Mittel-europa, della tradizione asburgica, del crogiuolo d'identità culturale e religioni locali, quello di geografia alla prima lezione non può non dire che Trieste confinava con la Slovenia, ma ora siamo entrambi paesi membri dell'UE.

Poi esci da scuola, frequenti le tue amicizie a spasso per la città, per la tua provincia, magari passi l'ex-valico di frontiera e succede quello che a molti ragazzi spesso capita: dubbi, domande perplessità, quello che vede è solo parte di quello che a scuola gli stanno insegnando.

Allora torni a casa, cominci a chiedere a tuo nonno e a tuo padre dei particolari di quelle che, fin l'altro giorno, reputavi le classiche storie e racconti sulla Trieste di un tempo e di quelle cose che ormai appartengono alla Storia. Lì capisci che quella parte di Storia ti appartiene molto di più di quanto pensavi fino a quel momento, quando le domande non te le facevi, non ci pensavi, non credi fossero possibili dei "vuoti storici" e che già tutto ti fosse insegnato a scuola.

Poi ci ripensi e ci ripensi su ancora, parli con gli amici a scuola e in compagnia durante il fine settimana, cerchi libri che a scuola non ci sono, scopri interi periodi storici della tua città che a scuola non sono citati, non ne senti parlare nemmeno per televisione.

Scoprire infine che i luoghi in cui si vive, sono colmi di una storia nascosta. Pare assurdo ma purtroppo è molto comune, che ad oggi, i ragazzi delle scuole medie e superiori non conoscano la loro storia.


 

Il confine orientale nelle mappe

La proposta italiana (De Gasperi) riprende la Linea Wilson del 1919

Le proposte "occidentali" (USA, Francia e Gran Bretagna):

Le proposte filojugoslave (Russia e Jugoslavia):

 

Foibe ed Esodo: scambio di (cortesi) argomentazioni

Alcuni dubbi di un nostro cortese lettore, e le risposte del Presidente della Lega Nazionale

 

Email inviata dal signor Roberto Pellati di Modena:

Sono un appassionato di storia contemporanea e in particolare del problema del confine orientale. Considero il comunismo uno dei peggiori mali della storia dell'umanità, tuttavia non posso dimenticare che le foibe, la mutilazione territoriale con connesso esodo, non sono per niente figli del comunismo bensì del nazionalismo slavo (che tale sarebbe stato anche con un regime ustascia o anche democratico) aggravato inoltre dalla voglia di vendicarsi per i torti (snazionalizzazione culturale, divieto dell'uso delle lingue slave, italianizzazione forzata dei cognomi, ecc...) subiti ad opera degli italiani dal 1920 al 1941 diventati poi crimini dal 1941 al 1943 (guerra di aggressione, fucilazioni di massa, internamenti in campi di concentramento con relativi maltrattamenti e uccisioni).

Io non riesco a capire alcune cose della vostra filosofia:

1) Non parlate mai dei crimini commessi dagli italiani ma solo di quelli subiti, quando i secondi sono (almeno in parte) conseguenza (comprensibile sul piano logico anche se non giustificabile su quello morale) dei primi. Un approccio non demagogico prevederebbe dopo 50 anni di trattare quegli argomenti in modo completo e con reciprocità.

2) Vi lamentate del fatto che il trattato di pace del 1947 sia stato un trattato ingiusto: è vero avete ragione, ma dimenticate che la storia ha ampiamente dimostrato che tutti i trattati di pace sono ingiusti a cominciare da quello di Rapallo del 1920 che ha inglobato entro i confini italiani ampi territori a prevalente componente slovena e croata.

3) Contestate il Trattato di Osimo, dimenticando che non ha fatto altro che prendere atto e ufficializzare una situazione internazionalmente accettata e di fatto immodificabile (se non con la guerra) venutasi a creare col Memorandum di Londra del 1954. E tutti sapevano che in quel momento quella che veniva chiamata per pudore "linea di demarcazione" in realtà era un vero e proprio confine di stato italo-jugoslavo. Il Trattato di Osimo ha solo chiamato quel confine col suo vero nome.

4) Parlate ancora di tragedia dimenticata, ma io sono almeno 20 anni che sento parlare in continuazione di foibe e di esodo.
E' vero che fino ai primi anni 80 se ne parlava poco e che per motivi di politica internazionale si è cercato di insabbiare l'argomento ma è anche vero che in cambio si è ottenuto l'insabbiamento dei processi ai criminali di guerra italiani in iugoslavia (per non parlare di quelli in etiopia, libia e altri possedimenti).

Italiani brava gente è una bufala: chi scatena una guerra non è brava gente ma solo assassini (e non vale a ridurne la portata il fatto che eravamo in compagnia di assassini peggiori di noi quali erano i tedeschi).

Per concludere io, pur rispettando il dolore dei familiari degli assassinati nelle foibe e delle vittime dell'esodo, considero il vostro (e quello delle istituzioni italiane)modo di trattare l'argomento come troppo parziale e di conseguenza demagogico.
Sono d'accordo invece sulle vostre osservazioni in merito all'infame atteggiamento che sempre hanno avuto sull'argomento i comunisti italiani.

Cordiali saluti

LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE DELLA LEGA NAZIONALE AL SIGNOR PELLATI:
Caro Signor Pellati,

La ringrazio per la Sua mail del 4 marzo e cercherò di fornirLe i chiarimenti richiesti.

1) Sono convinto che il primo criterio dello storico debba essere quello di definire l’oggetto di cui parla. Nel nostro caso sono convinto che Foibe ed Esodo debbano essere inquadrati nell’ambito della terza guerra mondiale (quella iniziata il 1 maggio 1945 e terminata a Berlino nel 1989).

2) In tale ottica Foibe ed Esodo hanno costituito strumenti messi in atto dallo Stato comunista jugoslavo in fase di costituzione ed hanno avuto quali vittime sia italiani che sloveni e croati (in Slovenia a pochi chilometri ad est di Gorizia ci sono stati migliaia e migliaia di sloveni assassinati, a guerra finita, dai comunisti di Tito).

3) Ciò chiarito sta benissimo che si parli dei contesti storici precedenti: la II Guerra Mondiale, lo scontro tra Totalitarismi, il fascismo in Italia, la I Guerra Mondiale caratterizzata dall’esplosione delle identità nazionali e, prima ancora, la politica criminale degli Asburgo che ha fatto nascere in queste terre un conflitto tra le etnie slave e quella italiana, laddove per secoli ai tempi di Venezia, la convivenza era stata assolutamente pacifica e proficua.

4) Non accetto viceversa la logica “giustificazionista” implicita nell’affermare “è vero ci sono state le Foibe, però prima c’è stato…..” . E’ una logica che si fonda sul presupposto barbarico di legittimare la vendetta e la legge del taglione nei rapporti tra i popoli e gli Stati. In questa logica il 12 giugno 1945 quando i titini hanno lasciato Trieste, gli italiani di Trieste che avevano subito la tragedia delle Foibe avrebbero dovuto o almeno potuto scatenarsi nella caccia allo slavo, nelle rappresaglie e nelle vendette. Niente di tutto ciò è avvenuto come nessuna violenza antislava è stata messa in atto dalle decine di migliaia di esuli istriani arrivati a Trieste e finiti nei campi profughi grazie al comunismo di Tito. Aggiungo che tali comportamenti dei triestini e dei profughi istriani sono ovviamente apparsi assolutamente naturali perché – tra le genti civili – la vendetta non è un diritto, non è una giustificazione ma solo una colpa e un comportamento bestiale.

5) Il discorso sul Trattato di Pace del 1947 e quello di Rapallo del 1920 potrebbe essere molto lungo. Certo è che dopo Rapallo non si è verificato l’esodo che si è verificato dopo il Trattato di Pace.

6) Il Trattato di Osimo: se era inutile perché lo si è fatto?

7) Il silenzio sulla tragedia delle Foibe e dell’Esodo senz’altro non ha impedito che se ne potesse parlare. Certo se ne è parlato molto ma molto meno rispetto ad altri temi ed è anche vero che è stata necessaria la fine del comunismo perché il livello di informazione potesse crescere. Resta il fatto, scandaloso, che tutta la pubblicistica che gira nell’ambito scolastico è ancora caratterizzata dalla rimozione di questi temi.

8) Apprezzo che Lei condivida il mio giudizio negativo sul Comunismo. Peraltro, a quindici anni dal fallimento del sistema comunista quanti film abbiamo visto sui gulag sovietici, sui massacri realizzati in tutte le parti del mondo in nome della Rivoluzione Comunista? Sicuramente molti ma meno molti di quelli che sono stati prodotti (doverosamente) sui crimini scandalosi ed inqualificabili del nazismo. C’è evidentemente nel campo della cultura e della comunicazione un perdurare di certi meccanismi di condizionamento ideologico. Mi auguro che ce ne libereremo al più presto.

Spero con queste osservazioni, necessariamente sommarie, di averLe almeno parzialmente chiarito le nostre posizioni e sarò comunque ben lieto di proseguire in qualsiasi occasione tale chiarimento.

Cordiali saluti. Il Presidente – avv. Paolo Sardos Albertini


 

Pagina 1 di 2

Libri, DVD e gadget

Se volete avere libri, DVD e gadget della Lega Nazionale

cliccate QUI 

Ultima novità:

Per un grande amore 

Lega Nazionale

Lega Nazionale - fondata nel 1891

via Donota 2 - Trieste

info@leganazionale.it

tel. +39 040365343

Accesso utenti

Lega Nazionale - Trieste - Via Donota 2 - CF 80018070328