• 040365343
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ieri s'è svolta in città una grande manifestazione folcloristica friulana. Prima, da Foro Ulpiano a piazza Unità, sono sfilati i labari di 77 comuni friulani, poi è seguito uno spettacolo durante il quale si sono esibiti nove gruppi folcloristici in costume popolare del Goriziano e dell'Udinese oltre alla banda di Latisana. Nel frattempo, nella sala del Consiglio comunale, si sono incontrati i calciatori dell'Udinese e della Triestina, domani impegnati in una gara di campionato allo stadio di Valmaura, mentre le rappresentanze comunali, provinciali e parlamentari sono state accolte dal prosindaco Visintin.

da "Il Giornale di Trieste" del 17 ottobre 1954

fotografia e articolo tratti da:
Trieste Ottobre 1954 Una cronaca parallela
di Roberto Gruden - MGS Press - 1997

Trieste aveva pagato per tutti e ora poteva piangere di gioia. Pioveva e alla radio Nilla Pizzi cantava: "Vola, colomba bianca, vola/ diglielo tu/ che tornerò./ Dille che non sarà più sola/ e che mai più/ la lascerò", la canzone dedicata a Trieste, [testo e audio] che aveva vinto nel '52 il Festival di San Remo. La folla, dal posto di blocco di Duino fino in città, formò un fiume umano di 25 chilometri e rimase tutta la notte ad aspettare l'arrivo dei soldati italiani. Il sindaco, l'ingegner Gianni Bartoli, davanti alla marea di bandiere che riempiva piazza dell'Unità ? c'era la gente sui tetti, alle finestre, ai balconi, arrampicata sui lampioni, ovunque ? strozzato dalla commozione, non riuscì che a ripetere: "L'Italia è tornata, è tornata, è tornata".
Cinquant'anni fa, 26 ottobre 1954. Alle 5,20 i primi ad entrare in città furono i fanti dell'82.o reggimento, seguiti poco dopo le 7 dai carabinieri e dai bersaglieri dell'8.o reggimento della divisione "Ariete". Le ragazze salivano sui camion dei militari, li abbracciavano, li baciavano, li accarezzavano, cantavano, ridevano, piangevano. La gioia di quel giorno, le vecchie foto ingiallite lo raccontano, fu espressa da loro, le triestine e loro fu il volto della liberazione e della vittoria. E seppero amarle e farle amare quelle ore. Mescolati tra quei volti c'erano tanti soldati americani, che tornando se le sarebbero portate a casa quelle ragazze, che avevano conosciuto l'orrore di un dopoguerra in una città, come scrisse l'inviato speciale Giorgio Bocca, "che aveva avuto l'amaro privilegio di trovarsi in prima linea".
Gli americani, a differenza degli inglesi che venivano accusati come minimo di avere un atteggiamento colonialista, erano amati dai triestini, sentimento che ricambiavano in modo convinto. Purtroppo la linea Wilson, quella sostenuta da Washington, che avrebbe assicurato all'Italia l'Istria e avrebbe rintuzzato le pretese espansionistiche di Tito, non era riuscita ad imporsi sull'ostilità sovietica e sulla freddezza franco?inglese. Ma gli americani furono sempre a fianco dei triestini e durante gli anni del cosiddetto Territorio libero non avevano mancato di esprimere la loro amicizia con l'invio di navi cariche di doni destinati alla cittadinanza.
In quella mattina di pioggia e di bora furono pochi, tra quei ragazzi italiani in divisa che sfilavano in mezzo alla folla esultante, quelli che riuscirono ad arrivare in caserma con il cappello piumato ancora integro. Mostrine, stellette, gradi, distintivi e piume venivano strappati per averli come ricordo di un giorno, che tanti negli ultimi dieci anni avevano disperato di vivere. Nel porto erano attraccati alle 11,30 l'incrociatore "Duca degli Abruzzi" e i caccia "Grecale", "Granatiere" e "Artigliere" e anche le navi furono prese d'assalto. Nel cielo sfrecciarono gli F84 dell'aerobrigata di Treviso. Nell'aria non c'erano che tricolori.
All'Excelsior si sarebbe dovuta svolgere la cerimonia del passaggio delle consegne tra il generale Edmondo De Renzi, comandante dei reparti italiani, e il generale britannico John Winterton. Il governatore uscente del Territorio Libero, che l'anno prima, il 5 e 6 novembre del 1953, aveva represso nel sangue la rivolta scoppiata il 4 novembre, dopo i festeggiamenti per l'anniversario della vittoria a Redipuglia. Gli agenti avevano inseguito i manifestanti fin dentro la chiesa di sant'Antonio Nuovo e i soldati inglesi avevano sparato, due giovani erano stati uccisi. Il giorno dopo il bilancio salì a cinque morti e un centinaio di feriti. Ai funerali parteciparono 150 mila persone. Anche in quella occasione gli americani solidarizzarono con gli italiani contro i britannici e, prima di tutto, contro i comunisti jugoslavi. Così quella mattina del 26 ottobre 1954, il generale Winterton, che avrebbe dovuto mostrarsi in pubblico per l'ultima volta, non si presentò alla cerimonia. Venne accolto invece tra gli applausi il generale americano Dabney. Winterton aveva interpretato con troppo zelo, in modo perfino maldestro, il cambio di atteggiamenio del suo governo nei confronti di Tito, da quando questi aveva rotto con Stalin, decisione in seguito alla quale era diventato corteggiatissimo. Così quella mattina Winterton dovette ricorrere alla puerile scusa di dover partire prima del previsto perché c'era cattivo tempo. Non scampò comunque ai fischi dei triestini, che accompagnarono l'incrociatore Whirlwind, mentre usciva dalla rada, mentre lui era a bordo.
Erano passati nove anni da quando il 1° maggio 1945 i partigiani di Tito erano entrati nella cíttà, decisi a rimanervi e con l'intenzione di far arretrare il confine italiano fino all'Isonzo se non fino al Tagliamento. Una voglia di rivalsa in parte motivata, come scrisse nel suo diario Paolo Emilio Taviani, che fu ministro della Difesa durante i giorni più critici della crisi triestina: "I metodi dittatoriali del ventennio avevano lasciato molti risentimenti negli abitanti di lingua slovena e croata della Venezia Giulia. I due anni e mezzo di occupazione militare italiana avevano alimentato violenti propositi di rivincita". Sarà bene anche ricordare che dopo l'8 settembre 1943 e a seguito dell'istituzione dell'Adriatisches Kustenland, il fittizio Litorale adriatico inventato dai nazisti rispolverando una memoria asburgica, a Trieste arrivarono personaggi tra i più feroci del fanatismo nazista, come il gauleiter Friedrich Rainer e il generale Odilo Globocnik, fra l'altro triestino di nascita, che fecero finire nel forno della Risiera cinquemila persone. Globcnik aveva partecipato all'operazione T4, l'eliminazione degli handicappati e dei malati di mente e, come governatore di Lublino, aveva fatto sterminare 1.650.000 ebrei. A Trieste i nazisti lasceranno anche la memoria dei 50 ostaggi impiccati nell'aprile del '44 e appesi per giorni alle finestre di un palazzo del centro.
Nel biennio '43?'45 la città si trova nella morsa comunismo nazismo e non è abbastanza noto il fatto che alla fine del '44 la fascistissima X Mas del principe Junio Valerio Borghese cercò contatti con gli inglesi e i partigiani non comunisti per costituire un fronte anti?jugoslavo. Eccidi come quello di Porzus dei partigiani cattolici, nel febbraio '45, possono offrire una spiegazione a quella che sommariamente può sembrare la ricerca di un'alleanza paradossale.
Con un giorno e mezzo di anticipo sull'8a armata angloamericana, i partigiani di Tito entrano a Trieste e i loro primi atti sono da predatori: svuotano le casse della Banca d'Italia, saccheggiano le case, violentano, il 5 maggio falciano a colpi di mitragliatore cortei dove sventola il tricolore, danno vita a sequestri in massa di sventurati, di notte scaricati vivi nelle voragini carsiche. Le urla degli agonizzanti si levavano dalle viscere della terra per giorni, chi udiva fingeva di non sentire, ai sopravvissuti che aggrappandosi ad un ramo o ad un sasso, a qualunque cosa che potesse trattenerli dall'abisso venivano buttate addosso fascine di paglia incendiate. A migliaia finirono nelle foibe del Carso, oltre 5mila secondo una stima minima, 15mila come cifra totale ultima secondo la valutazione più diffusa. Gli italiani che non scappano impazziscono di paura, scrivono i rapporti ministeriali inviati agli al leati. Un terrore durato anni e divenuto sistematico nei 40 giorni di occupazione di Trieste. Uno sterminio etnico esteso a tutte le zone di fatto annesse dal regime di Belgrado e che determinò l'esodo di 350.000 italiani dell'Istria e Dalmazia, che cercarono riparo in patria e che, dopo aver dovuto abbandonare le loro case e i loro beni, vennero accolti dall'ostilità dei comunisti italiani, che al pari di quelli di Tito li bollarono come fascisti, sebbene la loro colpafosse quasi sempre solo quella di essere italiani. Li attese un destino coperto dal silenzio, voluto dai comunisti e avallato dagli opportunismi di un'Italia, che aveva bisogno di rimettersi in piedi, chiudendo con il passato. Li attese, quegli sventurati, una vita precaria dal momento che nel 1960 c'erano ancora 12 mila istriani nei campi profughi. Un'emergenza che fece di Trieste la città con un indice di disoccupazione doppio di quello nazionale.
La città, oltre che vittima di una pace punitiva, come la voleva Churchill, diventò pedina nel gioco internazionale della guerra fredda e la rottura di Belgrado da Mosca fu tutta a svantaggio delle attese italiane. Il 9 giugno '45, in attesa di una soluzione definitiva, l'occupazione jugoslava di Trieste dovette accettare la divisione di una cosiddetta Zona A, sottoposta ad un governo angloamericano, che comprendeva Trieste e un piccolo territorio circostante, nonché un'enclave sulla punta meridionale dell'Istria, e una Zona B, la gran parte della Venezia Giulia, che di fatto fu annessa dall'Jugoslavia. Una spartizione, in cui Tito fece la parte del leone. Il 12 giugno '45 finirono i 40 terribili giorni di occupazione di Trieste, le truppe jugoslave abbandonarono la città e si installò il governo militare alleato. I triestini, certo non quelli comunisti che avrebbero voluto l'annessione alla Jugoslavia, si riversarono per festeggiare la fine dell'incubo. Ma il cammino per riportarli alla democrazia e all'Italia sarebbe stato ancora molto lungo. Difficile ma possibile. Sorte che non toccò agli italiani della Zona B. a quattro.

articolo di Giovanni Morandi
tratto da "Dossier" suppl.del Quotidiano Nazionale
settembre 2004 "Il tricolore a Trieste"

Tra vecchie carte in soffitta ho trovato questo diario di mio padre Alvino Burresi (deceduto parecchi anni fa) riguardante l'arrivo delle truppe italiane a Trieste nel 1954.
Io ricordo ancora la ressa e la difficoltà di mia madre nel farsi strada tra la calca, tendendo per mano mia sorella e me, fino ad arrivare fortunosamente al Lloyd Triestino. Mi ricordo che, nonostante mi trovassi in un ottimo posto di osservazione, riuscii a vedere ben poco a causa delle lacrime di commozione che mi riempivano gli occhi. Ricordo che mi sarebbe piaciuto riuscire a catturare anch'io una penna di Bersagliere, anche se in cuor mio speravo, da grande, di fare l’Alpino.


Dario Burresi



Peggior aiuto di così il tempo non poteva dare ai soldati italiani. Pioggia e bora, bora e pioggia tutto insieme, forse nell'intento di trattenere i Triestini nelle loro case. Quasi temevo che ci fosse poca gente in città, ma ben presto fui tranquillizzato: le case si svuotavano, le automobili sfrecciavano verso il centro e famiglie intere, uomini, donne, ragazzi, bimbi e vecchi scendevano la collina (il Colle di San Vito) riparandosi alla meglio con i più svariati mezzi di fortuna nelle zone battute, ed aprendo ogni tanto qualche ombrello nei punti di bonaccia.

La marina era nera di gente, potemmo avvicinarci alle piazza (Piazza Unità d'Italia) alla distanza di 300 metri al massimo. Più in là era impossibile penetrare, tanto la calca era fitta.

Finimmo coi separarci; mia moglie Alda con i ragazzi, girando per vie interne riuscì a raggiungere il Palazzo dei Lloyd Triestino e ad entrarvi. lo, avvolto nel mio impermeabile da caccia, mi arrampicai sulle sartie di un peschereccio di altomare per vedere almeno da lontano l'arrivo delle navi.

Sui tetti delle case vicine, alle finestre, agli abbaini ed in qualunque luogo si potesse scorgere il mare c'era gente che guardava ed agitava bandiere, nastri, drappi e fazzoletti bianchi rossi e verdi. Una folla immensa sotto la bora e la pioggia violenta.

Dall'alto dell'albero dei peschereccio, aggrappato alle sartie, mi godevo lo spettacolo, con i calzoni, le scarpe ed ogni parte non ricoperta dall'impermeabile, ridotti a stracci fradici. Quanti ombrelli sfilavano davanti a me portati in mare da qualche refolo capriccioso che sconvolgeva le zone di calma.

Era un urlo continuo: "Giungono! Arrivano! Ecco le navi! Ecco i Bersaglieri!" E via, un correre da una parte all'altra per vedere i nuovi arrivati .... che spesso non erano affatto arrivati!

Finalmente apparvero davvero le navi. Fra gli spruzzi delle onde apparve un caccia, poi l'incrociatore e poi ancora gli altri due caccia. La gente sembrava impazzita; era tutto un gridare, un agitarsi forsennato. Undici anni di attesa, undici anni di ansia sfociavano in un immenso grido, in uno slancio incredibile ed inimmaginabile per chi non lo abbia vissuto, verso le navi della Patria che giungevano in porto.

Intanto da terra giungevano i Bersaglieri. Oltre un'ora avevano impiegato con gli autocarri per fare sì e no un chilometro o poco più. Non c'erano più cordoni, non c'era più limite a trattenere l'entusiasmo. Gli autocarri erano zeppi di Triestini. Erano entrati dappertutto; ed i poveri soldati pigiati dentro, mezzo soffocati dal grande abbraccio di tutto un popolo! Come riuscissero a guidare gli autisti è una cosa che non potrò mai spiegare. Sul cofano, sui parafanghi, sull'imperiale, ovunque ci fosse il più piccolo appiglio c'era arrampicato un giovane o una ragazza.

Ogni tanto appariva qualche cappello da Bersagliere ed una mano toglieva le penne per donarle ai molti, ai troppi richiedenti. Quanti Bersaglieri ho visto senza la minima traccia di penne sul cappello. Qualcuno di rimise il cappello, altri la giubba. Di bottoni sulle giubbe ne rimasero pochini perché ogni cittadino pretendeva un ricordo dal primo soldato che riusciva ad avvicinare.

E gli autisti continuavano a guidare, un metro alla volta. Ora però mi viene il dubbio che i motori non fossero neppure in moto, perché avanzavano fra la folla più folta, forse spinti dalla folla stessa, senza la minima possibilità per il guidatore di vedere la strada .... che dico la strada, ma neppure l'aria davanti a lui. Se non sconquassarono le balestre i camion con tutta quella gente arrampicata in ogni dove, si deve certamente attribuire al fatto che le dovevano avere rinforzate.

Insomma, malgrado le difficoltà di guida, non avvenne nessun incidente e tutto filò liscio liscio, così come lo poteva permettere l'entusiasmo dei cittadini che sovverti l'ordine di ogni ben studiata cerimonia.

Anche l'assalto alle navi ebbe luogo a tempo debito, non appena accostarono, ed i marinai non poterono far altro che aiutare i molti giovani d'ambo i sessi che s'erano lanciati all'arrembaggio. In pochi momenti a bordo si vedevano più borghesi che marinai e nulla riusciva a trattenere gli assaltatori, neppure le onde, il vento e la pioggia che sulla riva facevano il diavolo a quattro.

Alvio Burresi

Vola colomba
Nilla Pizzi

vincitrice di Sanremo 1952



Dio del Ciel se fossi una colomba
Vorrei volar laggiù dov'è il mio amor,
Che inginocchiato a San Giusto
Prega con l'animo mesto:
Fa che il mio amore torni
Ma torni presto

Vola, colomba bianca, vola
Diglielo tu
Che tornerò

Dille che non sarà più sola
E che mai più
La lascerò

Fummo felici uniti e ci han divisi
Ci sorrideva il sole, il cielo, il mar
Noi lasciavamo il cantiere
Lieti del nostro lavoro
E il campanon din don
Ci faceva il coro

Vola, colomba bianca, vola
Diglielo tu
Che tornerò

Tutte le sere m'addormento triste
E nei miei sogni piango e invoco te
Anche il mi vecio te sogna
Pensa alle pene sofferte
Piange e nasconde il viso tra le coperte

Vola, colomba bianca, vola
Diglielo tu
Che tornerò

Diglielo tu
Che tornerò.

[ascolta l'audio dall'archivio RAI]

In costruzione

> 5 ottobre: Trieste ritorna ad essere nuovamente territorio italiano

 

{flv}5ottobre1954a{/flv}

 

> 5 ottobre: Trieste all'Italia, la città in festa

 

{flv}5ottobre1954b{/flv}

 

> 26 ottobre: trieste accoglie le navi italiane

 

{flv}26ottobre1954a{/flv}

 

> 26 ottobre: l'abbraccio dei triestini ai primi marinai italiani

 

{flv}26ottobre1954b{/flv}

 

> 26 ottobre: le truppe entrano a trieste tra due ali di folla

 

{flv}26ottobre1954c{/flv}

 

> 26 ottobre: tutta la città in festa

 

{flv}26ottobre1954d{/flv}

 

> 4 novembre: una folla immensa in Piazza Unità ascolta il saluto del presidente Einaudi

 

{flv}4novembre1954-a{/flv}

 

> 4 novembre: la folla riempie Piazza Unità d'Italia

 

{flv}4novembre1954-b{/flv}

 

> 4 novembre: 150.000 triestini cantano l'Inno di Mameli (con audio)

 

{flv}4novembre1954-inno{/flv}

TESTO DEL MEMORANDUM D'INTESA FIRMATO A LONDRA IL 5-10-1954
fra i Governi d'Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e di Jugoslavia, concernente il Territorio Libero di Trieste


In vista del fatto che è stata constatata l'impossibilità di tradurre in atto le clausole del Trattato di pace con l'Italia relative al Territorio Libero di Trieste, i Governi del Regno Unito, degli Stati Uniti e di Jugoslavia hanno mantenuto dalla fine della guerra occupazione e Governo militare nelle Zone A e B del Territorio. Quando il Trattato fu firmato non era mai stato inteso che queste responsabilità dovessero essere altro che temporanee e i Governi d'Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e della Jugoslavia, quali paesi principalmente interessati, si sono recentemente consultati tra loro per esaminare la maniera migliore per mettere fine all'attuale insoddisfacente situazione. A seguito di che essi si sono messi d'accordo sulle seguenti misure di carattere pratico.
Non appena il presente Memorandum d'intesa sarà stato parafato e le rettifiche alla linea di demarcazíone da esso previste saranno state eseguite, i Governi del Regno Unito, degli Stati Uniti e di Jugoslavia porranno termine al Governo militare nelle Zone A e B del Territorio. I Governi del Regno Unito e degli Stati Uniti ritireranno le loro Forze Armate dalla zona a nord della nuova linea di demarcazione e cederanno l'Amministrazione di tale zona al Governo italiano. I Governi italiano e jugoslavo estenderanno immediatamente la loro Amministrazione civile sulla zona per la quale avranno la responsabilità.
Le rettifiche della linea di demarcazione, di cui al paragrafo 2, verranno eseguite in conformità con la carta di cui all'Allegato I.
Una demarcazione preliminare sarà eseguita da rappresentanti del Governo Militare Alleato e del Governo Militare jugoslavo non appena il presente Memorandum d'intesa sarà stato parafato e in ogni caso entro tre settimane dalla data della parafatura. I Governi italiano e jugoslavo nomineranno immediatamente una Commissione di demarcazione con il compito di stabilire una più precisa determinazione della linea di demarcazione, in conformità con la carta di cui all'Allegato I.
I Governi italiano e jugoslavo concordano di dare esecuzione allo Statuto speciale contenuto nell'Allegato II.
Il Governo italiano si impegna a mantenere il Porto Franco a Trieste in armonia con le disposizioni degli articoli da 1 a 20 dell'Allegato VIII del Trattato di pace con l'Italia.
I Governi italiano e jugoslavo convengono di non intraprendere alcuna azione giudiziaria o amministrativa diretta a sottoporre a procedimenti o discriminazioni la persona o i beni di qualsiasi residente nelle zone che vengono sottoposte alla loro amministrazione civile in base al presente Memorandum d'intesa per passate attività politiche connesse con la soluzione del problema del Territorio Libero di Trieste.
I Governi italiano e jugoslavo convengono di aprire negoziati entro un periodo di due mesi dalla parafatura del presente Memorandum d'intesa allo scopo di raggiungere prontamente un accordo che regoli il traffico locale e che comprenda facilitazioni per il movimento dei residenti nelle zone límitrofe, per terra e per mare, attraverso la linea di demarcazione, per normali attività commerciali e di altro genere nonché per i trasporti e le comunicazioni. Quest'accordo riguarderà Trieste e l'area adiacente. In attesa della conclusione del predetto accordo le competenti autorità, ciascuna per quanto le concerne, prenderanno misure appropriate allo scopo di facilitare il traffico locale.
Per il periodo di un anno a partire dalla parafatura del presente Memorandum d'intesa le persone già residenti (" pertinenti ") e nelle zone che vengono sotto l'Amministrazione civile dell'Italia o della Jugoslavia saranno libere di farvi ritorno. Le persone che ritorneranno, così come quelle che vi abbiano già fatto ritorno, godranno degli stessi diritti degli altri residenti in tali zone. I loro beni ed averi saranno a loro disposizione, secondo le leggi in vigore, salvo che essi li abbiano alienati nel frattempo. Per un periodo di due anni dalla parafatura del presente Memorandum d'intesa le persone già residenti nell'una o nell'altra delle predette zone e che non intendono di ritornarvi, e le persone ivi attualmente residenti le quali decidano, entro un anno dalla parafatura del presente Memorandum d'intesa, di abbandonare tale residenza, avranno facoltà di trasferire i loro beni mobili ed i loro fondi. Nessun diritto d'esportazione o di importazione o tassa di qualsiasi altro genere verrà imposto in relazione con il trasferimento di tali beni. Le somme derivanti dalla vendita dei beni delle persone, ovunque residenti, che entro due anni dalla parafatura del presente Memorandum d'intesa abbiano deciso di alienare i propri beni mobili e immobili, saranno depositate in conti speciali presso le Banche nazionali d'Italia o di Jugoslavia. Il saldo tra questi due conti sarà liquidato dai due Governi al termine del periodo di due anni. I Governi italiano e jugoslavo, senza pregiudizio dell'esecuzione immediata delle norme contenute nel presente paragrafo, si impegnano a concludere un accordo dettagliato entro sei mesi dalla parafatura del presente Memorandum d'intesa.
Il presente Memorandum d'intesa verrà comunicato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.


Londra, 5 ottobre 1954


ALLEGATO I
È una carta geografica con i confini, che sono quelli attuali.


ALLEGATO II
STATUTO SPECIALE
Considerando che è intenzione comune del Governo italiano e del Governo jugoslavo di assicurare i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali senza distinzione di razza, di sesso, di lingua e di religione nelle zone che, in base alle disposizioni del presente Memorandum d'intesa, vengono sotto la loro amministrazione, viene convenuto quanto segue:
Nell'amministrazione delle rispettive zone le autorità italiane e jugoslave si conformeranno ai principi della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, in maniera che tutti gli abitanti delle due zone possano, senza discriminazione, avere il pieno godimento dei diritti e delle libertà fondamentali stabiliti nella predetta Dichiarazione.
Gli appartenenti al gruppo etnico jugoslavo nella zona amministrata dall'Italia e gli appartenenti al gruppo etnico italiano nella zona amministrata dalla Jugoslavia godranno della parità dei diritti e di trattamento con gli altri abitanti delle due zone.
Questa parità implica che essi godranno:
della uguaglianza con gli altri cittadini riguardo ai diritti politici e civili, nonché agli altri diritti dell'uomo e libertà fondamentali garantiti dall'art. 1;
di ugualí diritti nel conseguimento e nell'esercizio dei pubblici servizi, funzioni, professioni ed onori;
della uguaglianza di accesso agli uffici pubblici ed amministrativi; a questo riguardo le amministrazioni italiana e jugoslava saranno guidate dal principio di facilitare, rispettivamente al gruppo etnico jugoslavo ed al gruppo etnico italiano sotto la loro amministrazione, una equa rappresentanza nelle cariche amministrative e specialmente in quei campi, quali l'Ispettorato delle scuole, in cui gli interessi di tali abitanti sono particolarmente in causa;
dell'uguaglianza di trattamento nell'esercizio dei loro mestieri o professioni, nell'agricoltura, nel commercio, nell'industria o in ogni altro campo, e nell'organizzare e dirigere associazioni e organismi economici per questo scopo. Tale uguaglianza di trattamento riguarderà anche la tassazione. A questo riguardo coloro che esercitano attualmente un mestiere od una professione e non posseggono il diploma o certificato prescritto per l'esercizio di tale attività, avranno quattro anni di tempo dalla data della parafatura del presente Memorandum d'intesa per conseguire il necessario diploma o certificato. Ai predetti non verrà impedito l'esercizio del loro mestiere o professione in conseguenza della mancanza dei prescritti titoli, salvo che essi abbiano omesso di conseguirli nel predetto termine di quattro anni;
dell'eguaglianza di trattamento nell'uso delle lingue come è precisato al successivo articolo 5;
uguaglianza con gli altri cittadini nel settore dell'assistenza sociale e delle pensioni (indennità malattia, pensioni vecchiaia e invalidità, incluse invalidità causate dalla guerra e pensioni ai congiunti dei caduti in guerra).
L'incitamento all'odio nazionale e razziale nelle due zone è proibito e qualsiasi atto del genere sarà punito.
Il carattere etnico ed il libero sviluppo culturale del gruppo etnico jugoslavo nella zona amministrata dall'Italia e del gruppo etnico italiano nella zona amministrata dalla Jugoslavia saranno salvaguardati:
essi avranno diritto ad una loro propria stampa nella lingua materna;
le organizzazioni educative, culturali, sociali e sportive di entrambi i gruppi avranno libertà di funzionamento in conformità con le leggi in vigore. A tali organizzazioni sarà concesso un trattamento pari a quello accordato ad altre organizzazioni corrispondenti nelle loro rispettive zone specialmente per quanto concerne l'uso di edifici pubblici, la radio e l'assistenza a carico di fondi pubblici; e le autorità italiane e jugoslave si adopereranno altresí per assicurare a tali organizzazioni il mantenimento delle stesse facilitazioni di cui godono ora, o di altre equivalenti;
ad entrambi i gruppi saranno concessi asili d'infanzia, scuole elementari, secondarie e professionali con insegnamento nella lingua materna. Tali scuole saranno conservate in tutte le località della zona amministrata dall'Italia dove vi siano fanciulli appartenenti al gruppo etnico jugoslavo, ed in tutte le località della zona amministrata dalla Jugoslavia dove vi siano fanciulli appartenenti al gruppo etnico italiano. I Governi italiano e jugoslavo convengono di conservare le scuole esistenti, secondo l'elenco allegato, e che sono destinate ai gruppi etnici delle zone sotto la loro rispettiva amministrazione. Essi si consulteranno nella Commissione mista di cui all'ultimo articolo del presente Statuto prima di chiudere una di dette scuole.
Dette scuole godranno di parità di trattamento con le altre scuole dello stesso tipo nelle zone amministrate rispettivamente dall'Italia e dalla Jugoslavia per quanto concerne l'assegnazione di libri di testo, di edifici e di altri mezzi materiali, nonché il numero e la posizione degli insegnanti ed il riconoscimento dei titoli di studio. Le Autorità italiane e jugoslave si adopereranno per assicurare che l'insegnamento in tali scuole venga impartito da insegnanti della stessa lingua madre degli alunni.
Le autorità italiane e jugoslave promuoveranno sollecitamente quelle disposizioni giuridiche che possano rendersi necessarie affinché l'organizzazione permanente di tali scuole sia regolata in conformità con le disposizioni che precedono. Gli insegnanti di lingua italiana che alla data della parafatura del presente Memorandum d'intesa prestano servizio come insegnanti nell'organizzazione scolastica della zona amministrata dalla Jugoslavia e gli insegnanti di lingua slovena che alla stessa data prestano servizio come insegnanti nell'organizzazione scolastica della zona amministrata dall'Italia non saranno rimossi dai loro posti per il motivo che non dispongono dei prescritti diplomi di abilitazione. Questa disposizione eccezionale non dovrà valere come precedente o essere invocata come applicabíle ad altri casi all'infuori di quelli relativi alle categorie sopra specificate. Nel quadro delle leggi in vigore le autorità jugoslave e italiane faranno quanto ragionevolmente possibile per dare ai predetti insegnanti la opportunità, come previsto nel precedente articolo 2 (d), di conseguire il medesimo status del personale insegnante di ruolo.
I programmi scolastici delle scuole sopra menzionate non dovranno essere di ostacolo al carattere nazionale degli alunni
Gli appartenenti al gruppo etnico jugoslavo nella zona amministrata dall'Italia e gli appartenenti al gruppo etnico italiano nella zona amministrata dalla Jugoslavia saranno liberi di usare la loro lingua nei loro rapporti personali ed ufficiali con le autorità amministrative e giudiziarie delle due zone. Essi avranno il diritto di ricevere risposta nella loro stessa lingua da parte delle autorità; nelle risposte verbali, direttamente o per il tramite di un interprete; nella corrispondenza, almeno una traduzione delle risposte dovrà essere fornita dalle Autorità.
Gli atti pubblici concernenti gli appartenenti ai due gruppi etnici, comprese le sentenze dei Tribunali, saranno accompagnati da una traduzione nella rispettiva lingua. Lo stesso principio si applicherà agli avvisi ufficiali, alle pubbliche ordinanze ed alle pubblicazioni ufficiali.
Nella zona sotto l'amministrazione italiana le iscrizioni sugli enti pubblici ed i nomi delle località e delle strade saranno nella lingua del gruppo etnico jugoslavo, oltre che nella lingua dell'Autorità amministratrice, in quei distretti elettorali del Comune di Trieste e negli altri Comuni nei quali gli appartenenti al detto gruppo etnico costituiscono un elemento rilevante (almeno un quarto) della popolazione; nei Comuni della zona sotto amministrazione jugoslava, dove gli appartenenti al gruppo etnico italiano costituiscono un elemento rilevante (almeno un quarto) della popolazione, tali iscrizioni e tali nomi saranno in italiano, oltre che nella lingua della Autorità Amministratrice.
Lo sviluppo economico della popolazione etnicamente jugoslava nella zona amministrata dall'Italia e della popolazione etnicamente italiana nella zona amministrata dalla Jugoslavia, sarà assicurato senza discriminazione e con un'equa ripartizione dei mezzi finanziari disponibili.
Nessun mutamento dovrebbe essere apportato alle circoscrizioni delle unità amministrative fondamentali, nelle zone che vengono rispettivamente sotto l'amministrazione civile dell'Italia e della Jugoslavia, con l'intento di arrecare pregiudizio alla composizione etnica delle unità stesse.
Una speciale Commissione mista italo-jugoslava verrà istituita con compiti di assistenza e consultazione sui problemi relativi alla protezione del gruppo etnico jugoslavo nella zona sotto amministrazione italiana e del gruppo etnico italiano nella zona sotto amministrazione jugoslava. La Commissione esaminerà altresí i reclami e le questioni sollevate da individui appartenenti ai rispettivi gruppi etnici in merito alla esecuzione del presente Statuto.
I Governi italiano e jugoslavo faciliteranno le visite di tale Commissione alle zone sotto la loro amministrazione e accorderanno ogni agevolazione per l'assolvimento dei suoi compiti.
I due Governi si impegnano a negoziare immediatamente un particolareggiato regolamento relativo al funzionamento della Commissione.


Londra, 5 ottobre 1954.


VLADIMIR VELEBIT
MANLIO BROSIO


I PROTOCOLLI AGGIUNTIVI
Porto franco
Lettera dell'Ambasciatore d'Italia a Londra all'Ambasciatore di Jugoslavia:
In vista della inapplicabilità delle disposizioni dell'Allegato VIII del Trattato di pace con l'Italia relative ad un regime internazionale del Porto Franco di Trieste ed in relazione all'art. 5 del Memorandum d'intesa parafato oggi, il Governo italiano invita il Suo Governo a partecipare con altri Governi interessati ad una riunione in data prossima per consultarsi circa la elaborazione delle misure necessarie per applicare nel quadro della situazione esistente gli articoli da 1 a 20 dell'Allegato VIII del Trattato di pace con l'Italia allo scopo di assicurare il più ampio uso possibile del Porto Franco in armonia con le necessità del commercio internazionale.
Nelle more delle sopramenzionate consultazioni, il Governo italiano emanerà norme preliminari per regolare l'amministrazione del Porto Franco.


Sedi culturali
Lettera dell'Ambasciatore d'Italia a Londra all'Ambasciatore Jugoslavia:
Il mio Governo desidera informarLa che, nell'assumere l'amministrazione della zona per la quale sarà responsabile in base alle disposizioni del Memorandum d'intesa parafato oggi a Londra, esso renderà disponibile una casa in Roíano o in altro sobborgo da essere adibita a sede culturale per la comunità slovena di Trieste e metterà altresì a disposizione i fondi per la costruzione e l'arredamento di una nuova sede culturale in via Petronio. P, confermato che anche la " Narodni Dom " a San Giovanni è disponibile per essere adibita a sede culturale.
È inteso dal mio Governo che per parte sua il Governo jugoslavo è disposto a prendere in favorevole considerazione le richieste fatte da organizzazioni culturali italiane per ottenere ulteriori locali per le loro attività culturali nella zona che viene sotto l'amministrazione jugoslava.


Risposta dell'Ambasciatore di Jugoslavia a Londra all'Ambasciatore d'Italia:
Desidero ringraziarLa per la Sua lettera del 5 ottobre 1954 relativa alle sedi da mettere a disposizione di organizzazioni culturali slovene in Trieste e nei suoi sobborghi e di informarLa che il Governo jugoslavo è pronto a prendere in favorevole considerazione richieste di organizzazioni culturali italiane intese ad ottenere ulteriori locali per le loro attività culturali nella zona che viene sotto l'amminístrazione jugoslava.


Uffici per lo svolgimento delle funzioni consolari
Lettera dell'Ambasciatore d'Italia a Londra all'Ambascíatore di Jugoslavia:
Ho l'onore di riferirmi al Memorandum d'intesa parafato oggi a Londra e di chiedere se il Suo Governo è d'accordo a che il mio Governo apra un Ufficio in Capodistria per lo svolgimento delle funzioni consolari nei riguardi del territorio che verrà sotto l'amministrazione jugoslava in base alle disposizioni del Memorandum sopra menzionato. Nel caso che il Suo Governo sia d'accordo il mio Governo si propone di nominare un Console a capo di tale Ufficio. Sono in grado di dichiarare che il mio Governo, per parte sua, è pronto ad approvare la conversione della rappresentanza jugoslava a Trieste in un Ufficio per lo svolgimento delle funzioni consolari nei riguardi del territorio che verrà sotto l'amministrazione italiana ai termini del Memorandum d'intesa.


Risposta dell'Ambasciatore di Jugoslavia a Londra all'Ambasciatore d'Italia:
Ho l'onore di accusare ricevuta della Sua lettera in data odierna e di ringraziarLa per la proposta del Suo Governo relativa alla rappresentanza del Governo jugoslavo in Trieste. Il mio Governo si propone di nominare un Console Generale come Capo della sua rappresentanza a Trieste.
Il mio Governo è d'accordo, da parte sua, per l'apertura da parte del Suo Governo di un Ufficio in Capodistria per lo svolgimento delle funzioni consolari nei riguardi del territorio che verrà sotto l'amministrazione jugoslava.


Trapasso dei poteri
Lettere identiche dirette dal Signor Harrison e dal Signor Thompson all'Ambasciatore d'Italia a Londra:
Il mio Governo si riferisce alla decisione contenuta nel Memorandum d'intesa del 5 ottobre 1954 tra i Governi d'Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e Jugoslavia, in base alle disposizioni del quale la responsabilità per la zona del Territorio Libero di Trieste amministrata dal Governo Militare del Regno Unito e degli Stati Uniti sarà da questo lasciata ed assunta dal Governo italiano. Per assicurare che la cessazione del Governo Militare e l'assunzione dell'amministrazione da parte dell'Italia, come pure il ritiro delle truppe del Regno Unito e degli Stati Uniti e l'entrata delle truppe italiane abbiano luogo in maniera sollecita e indisturbata, si propone che il Governo italiano designi un suo rappresentante per incontrarsi ad una data prossima con il Comandante della zona anglo-americana al fine di stabilire le misure del caso. Il mio Governo spera di essere in grado di eseguire tali misure entro un mese dalla data della parafatura del Memorandum d'intesa.


Lettere identiche dell'Ambasciatore d'Italia a Londra al Signor Harrison e al Signor Thompson:
Ho il piacere di accusare ricevuta ecc. ecc. Il mio Governo ha designato il Generale di Divisione Edmondo De Renzi quale suo rappresentante per incontrarsi con il Comandante della zona anglo-americana del Territorio Libero di Trieste per stabilire gli accordi relativi al cambio di amministrazione in quella zona del Territorio Libero di Trieste la cui responsabilità sarà assunta dall'Italia. Resta inteso che non appena le rettifiche della linea di demarcazione saranno state eseguite, avrà luogo l'ingresso delle truppe italiane, nel momento indicato in detti accordi e simultaneamente con il ritiro definitivo delle forze armate britanniche ed americane e l'assunzione della responsabilità da parte dell'Italia.


Liste delle scuole esistenti
menzionate nell'articolo 4 (c) dell'Allegato II (Statuto Speciale) del Memorandum d'intesa I.


I. Scuole slovene attualmente in funzione nella zona che viene sotto l'amministrazione dell'Italia in base al Memorandum d'intesa.
l. ASILI INFANTILI
a) Municipio di Trieste: Barcola, Gretta via S. Fortunato, San Giovanni, San Giacomo, Servola, San Sabba, Longera, Basovizza, Trebiciano, Villa Opicina, S. Croce, Prosecco;
b) Comune di Duino-Aurisina: Malchina, Aurisina, Duino;
c) Comune di Sgonico: Sgonico, Gabrovizza;
d) Comune di Monrupino: Monrupino; e) Comune di San Dorligo della Valle: San Dorligo della Valle, Bagnoli della Rosandra, Sant'Antonio in Bosco, Domio.
2. SCUOLE ELEMENTARI
a) Municipio di Trieste: San Giacomo, via S. Francesco, Via Donadoni, Servola, Cattinara, Roiano, Sant'Anna, San Giovanni, Barcola, Villa Opicina, Prosecco, Santa Croce, Trebiciano, Gropada, Basovizza;
b) Comune di Duino-Aurisina: Aurisina, Sistiana, Duino, San Giovanni di Duino, Medeazza, Ceroglie, Malchina, Slivia, San Pelagio;
c) Comune di Sgonico: Sales, Sgonico, Gabrovizza;
d) Comune di Monrupino: Monrupino;
e) Comune di San Dorligo della Valle: San Dorligo della Valle, Bagnoli della Rosandra, Sant'Antonio in Bosco, San Giuseppe della Chiusa, Domio, Caresana, Pese;
f) Comune di Muggia: Stramare, Santa Barbara.
3. SCUOLE E CORSI PROFESSIONALI
a) Municipio di Trieste: Scuola professionale industriale a Roiano, Scuola professionale industriale a San Giovanni, Corso professionale industriale a San Giovanni, Corso professionale industriale a Villa Opicina (2 anni), Corso professionale commerciale a Prosecco (2 anni), Corso professionale commerciale a Cattinara (2 anni), Corso professionale a Santa Croce;
b) Comune di Duino-Aurisina: Corso professionale industriale ad Aurisina (2 anni);
c) Comune di San Dorligo della Valle: Corso professionale industriale a San Dorligo della Valle (2 anni).
I sopramenzionati corsi professionali saranno cambiati in scuole professionali in base alla legge italiana.
4. SCUOLE SECONDARIE
Trieste: Scuola media inferiore, via delle Scuole Nuove, San Giacomo; Liceo scientifico con sezione classica, via Lazzaretto Vecchio 9; Istituto magistrale, piazzale Gioberti, San Giovanni; Istituto tecnico commerciale, piazzale Gioberti, San Giovanni.


II. Scuole italiane attualmente in funzione nella zona che viene sotto l'amministrazione della Jugoslavia in base al Memorandum d'intesa.
l. ASILI INFANTILI
Capodistria.
2 Classi italiane negli asili infantili in: Isola d'Istria, Pirano, Buie, Sicciole, Cittanova, Umago.
2. SCUOLE ELEMENTARI
Umago, Verteneglio, Castagna, Cittanova, Capodistria, Pirano, Santa Lucia, Sicciole, Buie, Grisignano, Momiano, San Nicolò, Isola d'Istria, Prade, Semedella, Strugnano.
3. SCUOLE PROFESSIONALI
Capodistria, Isola d'Istria, Sicciole, Buie, Umago, Cittanova, sezione italiana della Scuola professionale triennale di artigianato femminile a Capodistria.
4. SCUOLE SECONDARIE
Capodistria: Scuola media inferiore e Ginnasio-Liceo classico " C. Combi. " (8 anni);
Pirano: Ginnasio-Liceo scientifico (8 anni);
Isola d'Istria: Scuola tecnica commerciale (2 anni).

Messaggio del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi in risposta alla comunicazione del Presidente del Consiglio Mario Scelba circa la conclusione dell'accordo per Trieste

5 ottobre 1954

La ringrazio, signor Presidente del Consiglio, per la comunicazione che Ella ed i suoi colleghi del governo hanno voluto darmi della firma che il nostro ambasciatore sta per apporre all'accordo grazie al quale Trieste ritorna all'Italia e l'Italia a Trieste.

In ragione del mio presente ufficio, sono stato testimone degli sforzi assidui che i governi, i quali si sono succeduti nel tempo, hanno ogni giorno senza tregua compiuto, in circostanze propizie ed avverse, per tenere vivo nella coscienza universale il problema di Trieste e volgerne la soluzione a pro dei diritti nostri.

Ella signor Presidente del Consiglio, insieme con i suoi collaboratori più diretti al ministero degli Esteri, con i rappresentanti italiani nelle capitali straniere, e in particolare, con il nostro ambasciatore a Londra, confortato dal consenso dei suoi colleghi, ha ripreso la fiaccola mai spenta ed oggi ha l'orgoglio di consegnarla, viva di fiamma ardente, all'Italia ed a Trieste.

Voi avete, per giungere alla meta, discusso clausola per clausola, parola per parola, per lunghi mesi, l'accordo che oggi viene firmato. Avete difeso metro per metro quel territorio che nella vostra convinzione doveva rimanere unito a Trieste. Alla fine, avete sentito che era giunta l'ora della decisione. Consentitemi di congratularmi con voi per avere - dando prova del coraggio, del non facile coraggio di risolvervi per un compromesso - lavorato efficacemente per la pace e per la prosperità dei popoli. Operando così, in silenzio, voi vi siete resi benemeriti della patria italiana.

5 ottobre 1954 A Londra viene l'accordo per il ritorno di Trieste all'Italia! Secondo il cosiddetto "Memorandum d'Intesa", Trieste e la zona A passeranno sotto amministrazione italiana, mentre la zona B rimarrà sotto amministrazione jugoslava. Gli Anglo Americani dichiarano che lasceranno Trieste tra qualche settimana.
26 ottobre 1954  I primi soldati italiani e quattro navi da guerra entrano a Trieste tra ali di folla festanti e sotto una pioggia battente.
4 novembre 1954 Una folla immensa accoglie in Piazza dell'unità d'Italia il Presidente della Repubblica Einaudi e il Presidente del Consiglio Scelba

 

Libri, DVD e gadget

Se volete avere libri, DVD e gadget della Lega Nazionale

cliccate QUI 

Ultima novità:

Per un grande amore 

I Giovani della Lega nazionale

 

 

Vuoi partecipare alle nostre attività? Vuoi collaborare con la Lega nazionale? Ha i voglia di portarci le tue idee, di mettere a frutto le tue capacità?

 

carto3pic

 

Il gruppo Giovani (18 ai 35 anni) si incontra

presso la sede di Via Donota 2

scrivici o chiamaci!