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UN’INIZIATIVA EUROPEA PER APRIRE GLI ARCHIVI SUI DEPORTATI DAI TITINI

Da "Il Piccolo" del 4 maggio, articolo di Marco Bisiach:

UN’INIZIATIVA EUROPEA PER APRIRE GLI ARCHIVI SUI DEPORTATI DAI TITINI - ALLA COMMEMORAZIONE AL LAPIDARIO IL SINDACO SVELA LA RICHIESTA FORMULATA ALL’EUROPRESIDENTE TAJANI DI TRATTARE CON BELGRADO

Un’iniziativa dell’Europa per trattare con Belgrado l’apertura degli archivi e conoscere finalmente la verità sulla sorte dei deportati in Jugoslavia del maggio del 1945. È la richiesta avanzata nei giorni scorsi al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani - in occasione della sua visita a Gorizia per parlare di Zese e nell’ambito della campagna elettorale per le regionali - dal sindaco Rodolfo Ziberna.

Ad annunciarlo è stato proprio Ziberna, prendendo parte ieri all’annuale cerimonia commemorativa di fronte al lapidario del Parco della Rimembranza, organizzata dal Comitato congiunti dei deportati in Jugoslavia. Con il primo cittadino c’erano tra i tanti il prefetto Marchesiello, il questore Pillinini, diversi esponenti della giunta e del Consiglio comunale, e, per la prima volta, anche un rappresentante del Comune di Cormons, l’assessore Massimo Falato. E poi ovviamente erano rappresentate tutte le associazioni combattentistiche e d’arma, c’erano le autorità militari e alla cerimonia assieme a tanti cittadini hanno preso parte anche l’onorevole Guido Germano Pettarin e gli ex sindaci Vittorio Brancati ed Ettore Romoli, quest’ultimo fresco di elezione in Consiglio regionale.

«Quella della deportazione titina non è una tragedia che riguarda solo una città, la nostra, o un territorio, ma è importante per tutti - ha detto Ziberna -. Per questo abbiamo chiesto al presidente Tajani un’iniziativa europea per l’apertura degli archivi. Ci è stato detto che a Lubiana e a Zagabria non ci sono, e forse allora è possibile trovare ciò che cerchiamo nelle capitali dei Paesi dell’ex Jugoslavia che ancora non hanno aderito all’Europa, a partire da Belgrado. Siamo tutti qui mossi dalla volontà di non dimenticare, ma anche da quella di cercare la verità. Nessuno di noi nutre desiderio di vendetta e non cerchiamo nuovi processi, ma abbiamo una ragionevole pretesa di verità». Il sindaco ha precisato come «non sia ormai più importante sapere i contenuti e le modalità dei processi farsa che sono costati la vita a tante persone», spiegando invece che l’obiettivo deve essere quello di poter conoscere finalmente il luogo dove tanti deportati sono stati sepolti, «per far sì che i nostri figli e i nostri nipoti possano avere un posto dove portare un fiore».

Alle parole di Ziberna è seguito un momento di preghiera, mentre prima della conclusione della cerimonia (che si era aperta con la deposizione delle corone al lapidario che ricorda i deportati) il microfono è passato a Clara Morassi Stanta del Comitato congiunti dei deportati in Jugoslavia, da sempre anima dell’iniziativa. «Ci ritroviamo qui ormai da 73 anni - ha detto -, e anche se è passato tanto tempo da allora, nel nostro cuore tutti i nostri cari vivono ancora. La giustizia umana sin qui non ha voluto o non ha potuto fare il suo corso, e per noi resta ancora tanto silenzio. Ma io ho ferma fiducia nella giustizia divina, alla quale nessuno sfuggirà».

Un invito conclusivo è stato offerto poi da don Ignazio Sudoso, che anticipando la benedizione ha auspicato che dal ricordo di tanti cari scomparsi possa nascere una «nuova forma di umanità e di collaborazione tra le genti, senza per questo venir meno alla verità dei fatti».

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