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Il nostro dramma dimenticato

RIMINI - Per loro, gli almeno 1200 profughi che si ritrovarono per caso o Scelsero la Romagna per ricominciare da zero, la pulizia etnica, le foibe, l'esodo dalla propria terra non sono soltanto uno sceneggiato visto in televisione.Dopo sessanta anni di oblio oggi si celebra per la prima volta la "Giornata del Ricordo dei martiri delle foibe e degli esuli istriani, giuliani e dalmati".

Un risarcimento alla memoria delle migliaia di persone trucidate sul confine orientale per aver scelto di essere italiane e di altri 350mila connazionali costretti all'esilio dalle terre natie di Istria, Fiume e Dalmazia per sfuggire alla repressione dei partigiani comunisti del maresciallo Tito e alla pulizia etnica. Lo scopo è restituire dignità a una tragedia dimenticata e alle storie personali e familiari di gente che però di dignità ne ha da vendere.

E sembra stupirsi dell'improvviso interesse, dopo la lunga e dolorosa dimenticanza. "E' passato troppo tempo -racconta Sergia Fumis Bondi, cacciata da Pola e rifugiatasi con il padre a Santarcangelo dopo una serie di peripezie - eppure è sempre una spina nel cuore". Era solo una bambina dagli occhi sgranati, di quelle che ora si vedono anche in televisione, nei filmati d'epoca, stipati su navi della speranza. "Non ci hanno ascoltati per tanti anni e adesso all'improvviso ci scoprono interessanti?", si domanda, amareggiata, Luciana Ricci, insegnante in pensione.


1947, Pola addio: la triste odissea degli esuli

Clelia Bisignani allora aveva 14 anni: oggi rivive quei tragici giorni

di Giovanni Longhi

Gelide raffiche di bora spazzano il mare scuro sollevando creste di schiuma che ricadono in mille rivoli sulla banchina del porto di Pola: è la notte del 13 febbraio 1947, la sagoma nera di una nave attraccata alle bitte del molo si staglia imponente sopra a centinaia di persone che salgono sulla scaletta traballante in una silenziosa processione che sfida il vento e la storia. Sono italiani di Pola che stanno lasciando la loro città per non condividerla con i nuovi occupatori jugoslavi. Tra loro Clelia Bisignani, nata a Gorizia nel '26, ma dall'età di 5 anni a Pola dove la famiglia si era trasferita per seguire il papà ufficiale medico dell'esercito italiano.«Mi sposai prestissimo -ricorda Clelia Bisignani- avevo 14 anni, mio marito era Pierfrancesco Luxoro, campione di nuoto molto conosciuto non soltanto a Pola, per le sue imprese sportive. Fu un grande amore e l'anno dopo misi al mondo Laura. Lui lavorava all'ufficio del lavoro, eravamo felici e ci sembrava che quei giorni fossero una favola senza fine». La fine venne invece con la violenza cupa di un temporale.


Il giorno dell'Incomprensione

“Nel corso del 1947 da questa stazione passarono i convogli che portavano in Italia esuli istriani, fiumani e dalmati: italiani costretti ad abbandonare i loro luoghi dalla violenza del regime nazional-comunista jugoslavo e a pagare, vittime innocenti, il peso e la conseguenza della guerra d’aggressione intrapresa dal fascismo. Bologna seppe passare rapidamente da un atteggiamento di iniziale incomprensione a un’accoglienza che è nelle sue tradizioni, molti di quegli esuli facendo suoi cittadini. Oggi vuole ricordare quei momenti drammatici della storia nazionale. Bologna 1947-2007. Comune di Bologna e ANVGD”

Questo il testo concordato da ANVGD e Comune di Bologna per la targa da apporre alla stazione bolognese dove passarono i convogli degli esuli che vennero oltraggiati dai comunisti italiani dopo essere stati massacrati dai comunisti jugoslavi.

"...da un atteggiamento di iniziale incomprensione..." è una frase che non rende giustizia a chi soffrì anche in patria vere e proprie angherie. Altrochè "incomprensione" ! Dopo 60 anni di censura adesso ci aspettano altri 60 di auto-censura !?

Probabilmente chi ha concordato il testo non era a bordo di quei treni, ma chi l'ha approvato forse era in stazione a sputare, ingiuriare e negare assistenza.

Povera Italia!

L’italianità della Dalmazia da Niccolò Tommaseo e Francesco Rismondo

 

La nazione dalmata forgiata dalla fusione di elemento latino e slavo che Tommaseo riscontrava nella Dalmazia ottocentesca si sarebbe consumata negli opposti nazionalismi, dai quali sarebbero sorte figure appassionatamente irredentiste come Francesco Rismondo.

 

di Lorenzo Salimbeni (da Opinione Pubblica)

 

«Dalmati! L’Imperatore Napoleone, Re d’Italia, Vostro Re, vi rende alla Vostra Patria. Egli ha fissato i Vostri destini; il Trattato di Presburg garantisce la riunione della Dalmazia al regno d’Italia… Bravi Dalmati! Riempite i vostri destini, ripigliate il vostro Rango, quello degli Avi vostri fra le nazioni, mostratevi fedeli alla Patria comune, anelanti pel Servizio del Vostro Sovrano, sommessi alle Leggi sotto le quali Egli ha riuniti li Popoli d’Italia, come membri d’una sola Famiglia»

 

 


l'Unità - ORGANO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO Anno XXIV - N. 37 - Una copia L. 6 Mercoledì 12 febbraio 1947 - Edizione dell'Italia settentrionale

Il popolo italiano non deve essere confuso con i residui fascisti che da Roma a Pola, dalla gazzarra antialleata all'assassinio di un generale britannico continuano a compromettere l'avvenire della nostra patria

"Bruceremo Pola". Questo è uno dei tanti slogans che investono a getto continuo gli animi dei cittadini di questa città. "Bruceremo Pola", dicono. E sembra che in momenti così dolorosi alcune persone non abbiano dinanzi a sè altro compito se non questo dl annunciare i propositi più tremendi, le prospettive più feroci, a uomini che già da lunghe settimane vivono momenti di ansia e di accorata preoccupazione per le sorti di una città che vedono devastata sotto i propri occhi.


l'Unità - ORGANO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO Anno XXIV - N. 39 - Una copia L. 6 Venerdì 14 febbraio 1947 - Edizione dell'Italia settentrionale

Chi ha ingannato i nostri fratelli di Pola ?

In questi giorni teorie di profughi giuliani errano di città in città carichi di bagagli, di bambini e di tristezze e tormentati dal freddo, dalle intemperie e dalla fame.


Ricordano gli esodi di popolazione avvenuti in questi ultimi anni in varie parti di Europa. Ma, sino ad ora, era il popolo o lo Stato dominante che cacciava via la minoranza o la nazionalità dominata. In Istria, ora, accade il contrario: per la prima volta è la popolazione la quale rivendica il diritto alla propria nazionalità sulle terre abitate da secoli, che abbandona volontariamente quelle terre agli originari di altra nazionalità. Si è detto: - E' il terrore "titino" che caccia i nostri connazionali dall'Istria, è il regime sociale della Repubblica jugoslava che spinge alla fuga.


"L'Unità" - Organo del Partito Comunista Italiano
Edizione dell'Italia Settentrionale - Anno XXIII - N. 284 - Una copia L. 6 - Sabato 30 novembre 1946.

Profughi

Lunghe teorie di gente in fuga, vecchi donne e bambini, tallonati dalle baionette austriache e trascinanti le poche robe sottratte alla rapina nemica, tali ci apparvero durante la prima guerra mondiale i profughi delle terre venete. Chiesero ai fratelli di ogni regione aiuto e ospitalità, ognuno raccolse l'appello ed una grande ondata di solidarietà corse il Paese. Trovarono i profughi un fogolare accogliente a sostituire quello perduto, per il quale sospiravano nostalgici. Nessuno contestò loro il diritto d'asilo ed anzi ogni cittadino, in ogni villaggio, fù nobile gara di solidarietà; ogni porta si spalancò, prime quelle dei miseri ed anche quelle di coloro che la guerra avevano osteggiata.

Oggi ancora si parla di "profughi": Altre le persone, altri i termini del dramma. Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà nè hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.


Lutto sacrosanto, turpe affibbiargli etichette politiche

LA POLEMICA di STEFANO PILOTTO*

La data del 10 febbraio è arrivata, è la Giornata del Ricordo.

La questione delle foibe s'impone.

Ha riguardato fra i 10.000 e i 20.000 esseri umani, perlopiù, massacrati nelle caverne naturali dell'altipiano carsico, a ridosso di Trieste e nella penisola istriana, fra il ' 43 e il ' 47.

Claudio Magris s'è espresso sul tema per il Corriere della Sera. Ha ragione su alcuni punti. Ad esempio sull'esame delle motivazioni delle truppe jugoslave a compiere una brutale pulizia etnica a danno della popolazione italiana: si trattava di favorire l'annessione di Trieste alla Jugoslavia.

Anche sul risentimento delle popolazioni jugoslave, soprattutto slovene e croate, per i modi dell'occupazione bellica da parte italiana. Magris sbaglia, a mio giudizio, sulla condotta di Sinistra e Destra italiane dinanzi a questo immane crimine.

La Sinistra. Pur riconoscendo l'onestà di alcuni esponenti della Sinistra italiana, nel corso degli anni ' 90, non si può assolvere quest'ultima di fronte a un silenzio saturo di vergogna e indiretta complicità. Il nulla editoriale, il nulla didattico, il nulla audiotelevisivo.


Oltremodo opportuna risulta essere la recentissima pubblicazione di Italiani in Istria e Dalmazia: ragioni storiche di una presenza, relazione tenuta dallo storico e giornalista Bruno De Donà il 18 giugno 2008 presso l’Ateneo di Treviso (come estratto da “Atti e Memorie dell’Ateneo di Treviso” – anno accademico 2007/08 – nuova serie, numero 25, s.i.p.). Si tratta di una rapida, sintetica e fruttuosa carrellata attraverso tutti quegli Autori, più o meno noti, che nel XIX e XX secolo hanno sostenuto, sulla base del diritto storico, l’indiscutibile appartenenza dell’Istria e della Dalmazia alla comune patria italiana.


Era la squadra dell'orgoglio di Fiume italiana, e oggi c'e' chi vorrebbe riportarla in serie C, la categoria in cui militava nel '43. Estovest (la rubrica della Tgr realizzata dalla sede Rai per il Friuli Venezia Giulia, a cura di Giovanni Marzini e Viviana Valente, e in onda il sabato, alle 11.15 su Raitre) ripercorre la storia dell'Unione Sportiva Fiumana, la societa' calcistica nata il 2 settembre 1926, in una citta' diventata italiana da poco.


Riceviamo dal Presidente della Famiglia Polesana, Gen. Riccardo Basile, il seguente documento che pubblichiamo:

PACIFICAZIONE SI , RISCHIO DI SUBIRE ALTRE OFFESE, NO!

E’ crescente il numero degli Esuli che, sollecitati da alcuni loro autorevoli rappresentanti, si dice disposto a lasciare a casa memorie e lacrime per recarsi oltre i vecchi confini ad intavolare un dialogo alla pari, come se niente fosse accaduto, con i “Rimasti”. Tutto ciò al nobile fine di costruire tutti insieme un comune futuro di pace e di progresso.

Sostengono, costoro, che bisogna andare incontro alle comunità “italiane” di quei Paesi, parlare con loro nel dialetto proprio di quelle contrade, nell’intento di far rivivere la lingua e con essa, possibilmente, anche gli usi e i costumi dei comuni Padri.


Nel 1907 il poeta Gabriele d'Annunzio visitava Ia città di Capodistria e nella poesia "La Loggia", compresa nella raccolta "Alcione - Sogni di terre lontane", definiva Ia nostra cittadina "Capodistria, succiso adriaco fiore". Ricordava inoltre di aver veduti appesi ai travi della loggia di un palagio nidi di balestrucci, tra mazzi penduli di sorbe. Immagina di vedere questi rondinotti, a stormi, unirsi in liberi voli negli spazi luminosi dell'Adriatico, a quelli di Pirano, di Parenzo, di Chioggia.


«Non possiamo accettare una simile situazione». L’Unione degli istriani, a firma del presidente Massimiliano Lacota, protesta vivacemente contro ciò che sta accadendo in questi giorni agli esuli quando chiedono una duplicazione della carta di circolazione o quando acquistano una macchina nuova: trovano accanto alla città di nascita (ad esempio Pola) anche l’indicazione dello Stato (per giunta sbagliato, poiché la stessa Pola viene situata in «Serbia-Montenegro»).

Sono oltre un centinaio, afferma Lacota, le segnalazioni pervenute in pochi giorni all’Unione degli istriani da tutta Italia, «con tanto di documentazione e note di protesta per la mancata applicazione della legge del 15 febbraio 1989, n. 54». La quale impone che tutte le amministrazioni dello Stato e del parastato, gli enti e in genere ogni ufficio o ente «nel rilasciare attestazioni, dichiarazioni, documenti ai cittadini italiani nati in comuni già sotto la sovranità italiana e oggi compresi in territorio ceduti ad altri Stati hanno l’obbligo di riportare, come luogo di nascita, solo il nome italiano del Comune, senza alcun riferimento allo Stato cui attualmente appartiene».

Il problema, secondo Lacota, sta «nei programmi dei terminali della Motorizzazione civile e del Pubblico registro automobilistico, gestito dall’Aci». I quali pare non siano in possesso di una circolare per l’inserimento dei dati corretti. Né è aggiornato il «cervellone» di Roma. E’ stato interessato il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che ha promesso di occuparsene dopo le ferie estive. A ottobre partirà una verifica. Simile problema esiste per le tesserine del codice fiscale, dove accanto al nome italiano del Comune di nascita viene ancora aggiunto: «Jugoslavia».

Il Piccolo 15/08/05

SALVIAMO LA NOSTRA STORIA
Raccogliamo materiali per il Museo

L’edificio che ospiterà il Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata è ormai restaurato ed il trasferimento dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata  (I.R.C.I.) in quella sede è imminente: ciò segnerà l’inizio della vita espositiva del Museo che deve essere, e sarà, il luogo della memoria e del futuro degli esuli giuliano-dalmati tutti.
Nel Museo troveranno spazio le masserizie e la storia tragica delle foibe, dell’esodo e dei campi profughi poiché non è possibile scindere l’essenza stessa di un museo sulla civiltà dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia dalla tragedia delle violenze, dello sradicamento e dello sparpagliamento delle genti giulie dopo il secondo conflitto mondiale. E’ a causa di quelle tragiche fasi della nostra storia recente che il Museo sorge a Trieste e non, come civico museo di storia patria, a Pola piuttosto che a Fiume o a Zara.


L’Unione degli Istriani informa di un’importante iniziativa che si propone di ottenere un riconoscimento per il risarcimento dei danni provocati dall’esposizone all’amianto per i profughi istriani fiumani e dalmati.

Migliaia di essi hanno infatti vissuto dopo l’esodo a stretto contatto con la sostanza cancerogena, ampiamente presente nei materiali di costruzione delle baracche dei diversi campi profughi sparsi in tutta Italia in cui furono ospitati.

Quella dell’Unione degli Istriani non è una semplice proposta, ma un concreto risultato da raggiungere, supportato anche dal parere favorevole ottenuto da diversi studi legali di Trieste e della Capitale oltre a quello delle associazioni a difesa dei diritti dei malati.

Lo spunto per questa idea è nato già all’epoca delle prime ricerche archivistiche effettuate dal Gruppo Giovani dell’Unione degli Istriani per l’allestimento della mostra C.R.P. Centro Raccolta Profughi di Padriciano: si è infatti appurato che migliaia di esuli hanno dormito nei loro letti a castello, a volte anche per decenni, a pochi centimetri dalle lastre in eternit dei tetti che ricoprivano le baracche dei campi, fatto confermato dalle testimonianze di moltissimi profughi.

L’Unione è in possesso di diverse centinaia di planimetrie di baracche dei principali campi ed ha inoltre cominciato a raccogliere numerosissimi dati (molti dei quali testimoniano diversi casi di mesotelioma polmonare direttamente riconducibile all’esposizione all’amianto o all’eternit), indispensabili per procedere con la richiesta di riconoscimento.

Si invitano quindi tutti gli esuli che hanno vissuto in tali strutture a fornire i propri dati presso la sede dell’Unione degli Istriani in via Silvio Pellico 2 (34100 Trieste), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , 040.636.098.

modulistica

- Modelli A e B

- Allegato 1 (solo per i residenti nel Friuli Venezia Giulia)

- Istruzioni

Una volta compilata andrà restituita entro il 30 ottobre 2005 all’Unione degli Istriani - soggetto che è riferimento e titolare dell’azione ormai avviata- che provvederà poi ad inoltrare la richiesta.

Verona, 16 dicembre 2002

Egregio Presidente, 171 soci del Comitato Provinciale di Verona, presenti il 14.12.2002 in occasione della tradizionale riunione di fine anno per lo scambio degli auguri, dopo aver sentito la relazione del Presidente in merito sia all'andamento della trattativa italo - croata sia con riferimento alle problematiche inerenti all'organizzazione dell'A.N.V.G.D. e ai rapporti con le altre Associazioni operanti nel mondo della Diaspora, hanno ritenuto di inviare al loro Presidente nonché ai Consiglieri Nazionali ed ai Presidenti dei Comitati Provinciali, (con preghiera di darne divulgazione anche a mezzo del C.D.M.,) la lettera aperta che si allega.

Con tale documento i soci hanno evidenziato il loro disagio e la loro disapprovazione per il modo con il quale il Governo italiano sta conducendo la trattativa con le autorità croate per quanto riguarda la restituzione dei nostri beni, lamentando che non vi è alcuna voce di protesta che rafforzi quei politici e quei rappresentanti governativi che ci sono più vicini e che, per poterci dare il loro supporto, necessitano evidentemente di sentirsi confortati dagli Organismi rappresentativi del mondo della Diaspora.

Nella "lettera aperta" vengono trattati anche altri argomenti, quali il diritto di critica alle modalità con le quali il Governo si sta attualmente muovendo, segnalando inoltre che è disdicevole censurare quelle voci che si permettono di esprimere dissenso non tanto sull'obiettivo, che apparentemente sembra essere comune, quanto sulle modalità con le quali tale obiettivo deve essere perseguito.

Il timore è che il clima di riservatezza e di segretezza, che caratterizzò la sottoscrizione del Trattato di Osimo, possa ripetersi anche in questa occasione.

Da ultimo, i nostri soci si sono posti il problema sia dei rapporti tra Politica e Associazionismo sia dell'organizzazione dell'A.N.V.G.D. e della necessità di un suo rinnovamento tanto per quanto riguarda i mezzi di comunicazione quanto con riferimento al ricambio generazionale, che si rende ormai non più procrastinabile se non si vuole rischiare, tra una decina d'anni circa, di scomparire definitivamente.

Lo stesso discorso vale per i contatti tra la Federazione e le altre Associazioni operanti all'esterno, segnalando che se nuove realtà sono nate è il sintomo evidente di un malessere esistente all'interno del mondo degli esuli in quanto si sente la necessità di riempire quegli spazi che in questo momento sono vuoti e di far sentire quelle voci di protesta che mancano.

Nessuno dei nostri soci ha voluto mettere in dubbio la serietà, l'impegno e quanto è stato fino ad oggi fatto dai vertici dell'A.N.V.G.D. e di tutte le Associazioni che hanno rappresentato il mondo degli esuli, le quali, nel bene e nel male, sono riuscite a farci sopravvivere durante questi lunghi 50 anni di silenzio, ma hanno altresì evidenziato che, essendo mutato il clima politico, dobbiamo avere più coraggio, sfruttando, per far conoscere i nostri problemi, anche quei mezzi di informazione che la società moderna offre in modo da consentire a chi ci vuole veramente aiutare, (in un momento storico in cui il nostro Paese è governato da un'Amministrazione di centro destra) di chiedere alla controparte croata (senza dimenticare quella slovena con la quale i "conti" non debbono considerarsi chiusi) il rispetto dei diritti fondamentali dell'Uomo, qual'è quello della proprietà, diritto che un qualsiasi Governo dovrebbe rispettare, soprattutto se ambisce ad entrare nella Comunità Europea.

Cordiali saluti.

Avv. Gian Paolo Sardos Albertini

lettera aperta al Sen. Toth

Foibe ed Esodo: tragedie ascrivibili al comunismo

Contro una lettura esclusivamente in termini di "pulizia etnica", alcune considerazioni

Ha ragione Paolo Segatti quando, su Il Piccolo del 5 maggio, mette in guardia contro una lettura della vicenda delle Foibe esclusivamente in termini di “pulizia etnica”, quale poteva emergere dalle parole del Presidente Ciampi.

In realtà la tragedia delle  Foibe, unitamente a quella dell’Esodo, va letta in chiave di ideologia, piuttosto che di nazionalismo–etnico. Il tutto va infatti inserito nel processo di formazione del nuovo stato comunista della Jugoslavia e della conseguente necessità che il formarsi della nuova realtà statale (così come teorizzato da Lenin) venisse accompagnato da una adeguata dose di “terrore”, capace di fruttare nei decenni futuri.


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