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Il libro negazionista delle Foibe di Eric Gobetti per evitare la riesumazione delle vittime

lettera del Presidente della Fondazione Rustia Traine a "Il Piccolo"

Egregio Direttore,

ho visto con interesse che uno dei primi atti della Sua gestione del giornale è stato rappresentato da un ampio spazio dedicato alla storia di Trieste, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, aprendo un dibattito su un tentativo che giustamente il prof. Giuseppe Parlato ha individuato con una contromanovra per attutire lo sdegno che le notizie della mappazione in Slovenia di 581 foibe ed il proseguimento della riesumazione delle centinaia di migliaia di vittime anche in Croazia stanno suscitando.

Attendo sull’argomento la posizione del Pd che compartecipò all’approvazione della Legge sul Giorno di Ricordo proposta dall’on. Menia insieme a quasi tutte le forze politiche italiane, e con l’esclusione di alcune frange di irriducibili comunisti.

Il tentativo del sig. Gobetti è chiaramente inteso a bloccare la riesumazione delle vittime il cui numero è così enorme, perché oltre ai 12.000 infoibati italiani ci sono centinaia di migliaia infobati sloveni e croati e di altre etnie che componevano la Jugoslavia. Un precedente è rappresentato dalla Foiba di Basovizza quando il lavoro dei pompieri che riesumavano gli infoibati fu improvvisamente interrotto dallo scaricamento di parecchi camion contenenti bombe inesplose sopra le vittime, impedendo, così, il lavoro di estrazione delle povere salme. Questo episodio ha alimentato la propaganda negazionista basata sul fatto che i cadaveri estratti erano pochi evitando, però, di dire che ciò era avvenuto per l’intervento degli anglo americani, del Governo militare alleato (alleato di chi? di Tito e di Stalin, non dell’Italia che era solo uno stato cobelligerante).

l Giorno del Ricordo, nonostante la pandemia ci vieti i dibattiti e gli approfondimenti su tutti gli aspetti storici, costituisce comunque un pericolo per una certa sinistra italiana che ebbe un ruolo vergognoso nell’appoggiare la cessione delle nostre terre alla Jugoslavia di Tito ed al silenziamento per 50 anni dell’Esodo che dal terrore delle foibe fu provocato.

Si continua a parlare delle stragi fasciste nella guerra in Jugoslavia tra il 1941 ed il ’43 da parte dell’Esercito italiano, quale elemento giustificazionista della “reazione popolare” delle Foibe. Vero è che i 12.000 infoibamenti ed i 2.000 affogamenti ed eliminazioni compiute in vari modi avvennero in gran segreto, senza alcun appoggio popolare, a differenza di quanto avvenne per i ghigliottinati della Rivoluzione francese ed, anzi, si negava e si nega ancor’oggi che ciò sia stato fatto.

Si sorvola sulle stragi fasciste in Jugoslavia perché non ci furono e quella guerra è ricordata come la meno sanguinosa fra tutte le tante guerre balcaniche anche perché l’Esercito italiano lasciò quel teatro di guerra l’8 settembre 1943, prima della mattanza che i partigiani di Tito attuata grazie alle armi fasciste consegnate loro dall’Esercito italiano. Ma, soprattutto, si vuol far cominciare la questione adriatica con la reazione dell’Italia, prima giolittiana e poi fascista, nei confronti delle popolazioni slave omettendo una data ed un fatto che non ho visto ancora pubblicato sul Suo giornale. Mi riferisco alle disposizioni impartite in persona dall’Imperatore Francesco Giuseppe I nel Consiglio della Corona del 12 novembre 1866, in cui disponeva che gli organi statutari dell’Impero colpissero in ogni modo i suoi sudditi di lingua italiana. Questo ha determinato tra il 1866 ed il 1917 con l’incoronazione dell’Imperatore Carlo I, un’azione di snazionalizzazione prima della Dalmazia, ma poi anche di Fiume che nell’Impero faceva parte del Regno d’Ungheria, dell’Istria, di Trieste, di Gorizia e del Trentino con il trasferimento di popolazioni croate in Dalmazia e nel centro dell’Istria e slovene nella Venezia Giulia per slavizzare le terre tradizionalmente italiane.

Di questo non si può e non si deve parlare e, quindi, il rimpatrio degli sloveni da Trieste, importati dall’Austria negli anni della guerra, da parte dell’Italia giolittiana e fascista viene considerato come una snazionalizzazione ai danni degli sloveni e dei croati dell’Istria e non un giusto e corretto riequilibrio, peraltro assai parziale, delle presenze etniche veneto italiane, slovene e croate. Non so  e chiedo troppo, ma è possibile che il Piccolo affronti anche lo spinoso argomento della slavizzazione austriaca di queste terre che a Trieste iniziò il 13 luglio 1868 con l’assalto guidato dagli ufficiali austriaci, di inferociti elementi reclutati nel Carso nel proditorio attacco al Caffè Volti di Chiozza, in cui il barone Rodolfo Parisi fu ucciso con ben 27 colpi di baionette, mentre altri due triestini venivano uccisi a colpi di calcio del fucile ed i feriti furono oltre un centinaio. Non se ne parla perché il fascismo nascerà mezzo secolo dopo.

Trieste, 19 gennaio 2021 Il Presidente

On. Renzo de’Vidovich


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