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Esuli, a Trieste il 1° congresso europeo - Il Piccolo 09/06/06

> L’ Unione Europea degli Esuli e degli Espulsi: già registrato lo Statuto, in maggio primi incontri con l’Unione da Europea News ITALIA PRESS agenzia stampa

> Presentazione della manifestazione di Strasburgo

> articolo de Il Piccolo

> Gli esuli istriani protestano a Strasburgo di Fausto Biloslavo

 

 

 

Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 79 - Anno XIV, 26 aprile 2007

L’ Unione Europea degli Esuli e degli Espulsi: già registrato lo Statuto, in maggio primi incontri con l’Unione Europea

Dopo la sottoscrizione dello Statuto lo scorso 30 marzo 2007, durante il 1° Congresso Internazionale degli Esuli e degli Espulsi in Europa svoltosi a Trieste, proseguono senza alcun problema le tappe di accreditamento della nuova Organizzazione europea di patronage.

La scorsa settimana a Strasburgo sono state esperite le ultime formalità ed è stato firmato il primo accordo di collaborazione con le associazioni internazionali di tutela e difesa dei diritti umani.

A fine maggio, a Vienna, il primo incontro di pre-adesione con i vertici dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA), un nuovo Organismo che dal 1 marzo 2007 sostituisce l'Osservatorio europeo (EUMC). L'Agenzia che riunisce già vari organismi di difesa dei diritti umani, raccoglie ed analizza informazioni ed effettua ricerche per conto proprio al fine di fornire consulenza di alto livello alle istituzioni europee e agli Stati membri al momento di elaborare nuove leggi.

"Il lavoro dell'Agenzia è incentrato sui diritti umani nella legislazione comunitaria" spiega il Presidente dell'Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, promotore dell'Unione Europea degli Esuli e degli Espulsi "e proprio questo aspetto è per noi di fondamentale importanza ora che nei processi di avvicinamento la Croazia è obbligata a riferire anche sullo stato dei beni, soprattutto quelli ancora liberi, nazionalizzati durante il regime comunista e che ora devono essere rimessi in una situazine di svincolo a favore dei legittimi proprietari".

"L'agile e snello percorso che ha portato l'Unione Europea degli esuli ad un corretto e formale accredito, anche presso la Commissione Europea" spiega con evidente soddisfazione Lacota "non può che confermare l'importanza di un lavoro di unificazione che può davvero segnare una svolta nei rapporti tra Unione Europea ed associazioni aderenti, ma soprattutto portare a quelli che sono i risultati auspicati. Il 2 maggio in una conferenza pubblica spiegheremo che cos'è l'Unione Europea degli Esuli e a che cosa servirà"

Subito dopo Pasqua infine l'Unione degli Istriani aveva incontrato a Bruxelles i responsabili della Direzione C (Giustizia Civile, Diritti Fondamentali e Cittadinanza) della Commissione Europea, coordinati da Diane Schmitt per un nuovo esame delle richieste di arbitrato internazionale chiesto nel 2006 per la restituzione dei beni agli esuli istriani, fiumani e dalmati.

News ITALIA PRESS

http://www.newsitaliapress.it/

L'Unione degli istriani ha indetto una manifestazione per il 18 gennaio 2006 a Strasburgo, in vista dell'incontro ufficiale a Bruxelles a fine febbraio con il commissario europeo per le politiche sull'allargamento Olli Rehn

L'Unione degli Istriani ha presentato la prima manifestazione di protesta a Strasburgo
Lacota: "Sul nodo dei beni vogliamo un arbitrato internazionale"
Annunciate in conferenza stampa le richieste degli esuli



Questa mattina l'Unione degli Istriani ha presentato, nel corso di una conferenza stampa presso la sede di via Silvio Pellico, i dettagli della manifestazione di protesta indetta per il prossimo 18 gennaio a Strasburgo, durante i lavori della prima sessione plenaria del Parlamento europeo.

Il presidente Massimiliano Lacota, assieme ai suoi più stretti collaboratori, ha spiegato anche i motivi che hanno indotto gli esuli, per la prima volta in assoluto, a scendere direttamente in piazza e davanti ai palazzi del potere dell'Unione Europea.
"Dopo sessant'anni di attesa gli esuli sono stanchi di vane promesse e sonore beffe ed è giunta l'ora di farci sentire per chiedere una buona volta giustizia" ha detto Lacota, rimarcando che l'iniziativa volta a sensibilizzare l'opinione internazionale sul contenzioso tra Italia, Slovenia e Croazia, è supportata da numerose associazioni europee che si battono per il diritto dei diritti umani e da una ventina di euro-parlamentari, tra i quali numerosi olandesi, spagnoli, francesi.

"Abbiamo già inviato nelle scorse settimane un dossier approfondito e circostanziato al presidente della Commissione europea Manuel Barroso ed al Commissario per l'allargamento Olli Rehn" spiega Lacota "ed i riscontri che abbiamo ricevuto sono positivi". "E' stata evidenziata, alla luce dell'invalidità accertata degli accordi italo-jugoslavi, la necessità di ridiscutere la questione dei beni e quello che ci aspettiamo è un nuovo accordo che consenta agli esuli istriani, privati delle loro proprietà in maniera illegale e truffaldina, di riavere quello che spetta a loro di diritto" sottolinea Lacota che rimarca anche la necessità di intervento dell'Unione Europea in una questione che "pur limitandosi ad un negoziato bilaterale non può non interessare le istituzioni europee, poiche gli esuli sono cittadini europei discriminati".

Nel corso dell'incontro con la stampa, il presidente Lacota ha sottolineato le richieste che a Strasburgo verranno avanzate alla fine della manifestazione, durante la conferenza stampa prevista nel complesso che ospita il Consiglio d'Europa. Una fra tutte apre una nuova prospettiva sulla questione principale, cioè il nodo della restituzione dei beni: "E' fin troppo evidente che l'Italia non riesce a risolvere la questione, per vari motivi, non ultimo lo scarso interesse e la scarsa incisività nell'affrontare il problema, mentre Austria ed Israele hanno già intascato un accordo per restituzione e risarcimento a chi fu ingiustamente privato dei propri beni" spiega Lacota. "Ed è per questo che chiediamo al presidente Barroso ed al Commissario Rehn l'istituzione di un arbitrato internazionale che esprima, alla luce delle documentazioni inoppugnabili che abbiamo già presentato, il suo giudizio sulla questione, consentendoci di ottenere il diritto alla proprietà, cosa che né l'Italia né la Croazia e la Slovenia hanno finora voluto fare." "Proprio come sta facendo la Croazia nei confronti della Slovenia per il confine marittimo e terreste sul golfo di Pirano, non riuscendo a trovare una soluzione con un negoziato bilaterale" conclude Lacota con un paragone estremamente efficace.

La richiesta di costituzione di un arbitrato internazionale è già stata inviata ieri mattina alla Presidenza dell'UE (che il primo semestre 2006 spetterà proprio all'Austria, beneficiaria dell'accordo sui beni con la Croazia, nulla avviene per caso), al Consiglio d'Europa, a tutti i Governi dei Paesi membri dell'UE, alla Corte europea per i diritti umani ed infine a tutti i Governi dei Paesi firmatari del Trattato di Pace.

Tra le altre richieste all'Europa - è stato ribadito in conferenza stampa - l'Unione degli Istriani porrà la costituzione di un Forum internazionale sul problema degli espropri, la richiesta di immediata rimozione, senza condizioni, della discriminazione di Zagabria nei confronti dei cittadini italiani in merito all'acquisto di proprietà immobiliari, la richiesta di riconoscimento di genocidio del popolo istriano, oramai irreversibile, compiuto dall'Italia, dalla Jugoslavia e dagli Stati eredi attraverso i numerosi accordi bilaterali che violando i diritti di proprietà sanciti agli esuli dal Trattato di Pace lo hanno condannato all'esilio perpetuo.

Si apre dunque con il prossimo anno, attraverso una inedita azione martellante a tutto campo dell'Unione degli Istriani , una nuova era per gli esuli. Gli schematismi politici, anche quelli ben consolidati, sono definitivamente saltati ed il peso politico delle associazioni degli esuli capovolto.

"Mi chiedo veramente" conclude Lacota "perché negli anni '90 le associazioni e la Federazione non abbiano intrapreso le necessarie azioni a tutela e difesa dei nostri esuli: questa inerzia resterà una macchia oscura ed indelebile, che ha contribuito alla nostra definitiva sparizione".


UNIONE DEGLI ISTRIANI

L'Unione degli istriani ha indetto una manifestazione per il 18 gennaio 2006 a Strasburgo, in vista dell'incontro ufficiale a Bruxelles a fine febbraio con il commissario europeo per le politiche sull'allargamento Olli Rehn

Il Piccolo 3/1/06

L'Unione degli istriani prepara una mobilitazione «A Strasburgo per far valere i diritti della storia»

L'Unione degli istriani ha indetto una manifestazione per il 18 gennaio a Strasburgo, in vista dell'incontro ufficiale a Bruxelles a fine febbraio con il commissario europeo per le politiche sull'allargamento Olli Rehn

L'iniziativa promossa dal presidente Massimiliano Lacota si svolgerà davanti alla sede del Parlamento europeo, in contemporanea con la prima sessione plenaria dell'anno, a cui parteciperanno tutti gli europarlamentari

Le richieste avanzate dall'Unione istriani riguardano il riconoscimento del genocidio; l'apertura di un forum europeo tra le istituzioni europee e gli esuli fiumani, istriani e dalmati; la richiesta di un arbitrato internazionale per la soluzione dei contenziosi tra Italia, Slovenia e Croazia; la denuncia della discriminazione da parte della Croazia nei confronti dei cittadini italiani, che persiste con il divieto di acquisto di beni immobili. In particolare, l'Unione istriani ricorda che il genocidio civile del popolo istriano autoctono di lingua italiana è stato causato dagli accordi illegali di Italia e Jugoslavia, mantenuti ancora oggi dalla Slovenia e dalla Croazia. Si tratta di una «violazione - si legge nel programma dell'iniziativa - della dichiarazione dell'Onu del 1948 sui Diritti dell'uomo e il trattato di pace del 1947, a danno degli esuli istriani, fiumani e dalmati». Le richieste riguardano anche i beni abbandonati e la ricerca di una soluzione. «Non c'è la volontà - dice il vicepresidente dell'Unione istriani Enrico Neami - da parte della politica italiana ad accogliere le richieste perché la faccenda non è considerata prioritaria»

Alla manifestazione hanno già aderito numerose organizzazioni internazionali che si occupano della tutela dei diritti umani. Il 17 gennaio alle 6 partiranno alcune corriere da piazza Oberdan per raggiungere Strasburgo nel tardo pomeriggio. I pullman si fermeranno anche ai caselli di Palmanova, Padova est, Verona sud e Milano. La manifestazione inizierà il giorno dopo alle 9 davanti l'Europarlamento. Nel primo pomeriggio si terrà una conferenza stampa con alcuni eurodeputati e il supporto tecnico della Commissione europea. Le iscrizioni sono già aperte alla segreteria dell'Unione istriani in via Silvio Pellico 2.

i.g.

L'Unione degli istriani ha indetto una manifestazione per il 18 gennaio 2006 a Strasburgo, in vista dell'incontro ufficiale a Bruxelles a fine febbraio con il commissario europeo per le politiche sull'allargamento Olli Rehn

UNIONE DEGLI ISTRIANI
LIBERA PROVINCIA DELL'ISTRIA IN ESILIO

COMUNICATO STAMPA

Aperte le iscrizioni per la manifestazione di Strasburgo

Da mercoledì 28 dicembre 2005 sono aperte, presso la Segreteria dell'Unione degli Istriani, in via Silvio Pellico 2, le iscrizioni per partecipare alla prima manifestazione degli esuli in Europa, che avrà luogo a Strasburgo il prossimo 18 gennaio 2006 in concomitanza con la sessione plenaria, la prima dell'anno prossimo, dell'Europarlamento. La partenza dei pullman da Trieste è prevista per la prima mattina del giorno 17 gennaio, con soste lungo il tragitto autostradale a Palmanova, Padova est, Verona sud, Milano e Como. E' previsto il pernottamento in hotel a Strasburgo ed il rientro a Trieste avverrà nel pomeriggio dopo la manifestazione e la conferenza stampa nella sala 2 della Sede del Consiglio d'Europa.

Gli interessati possono contattare la Segreteria dal lunedì al venerdì dalle ore 09.30 alle ore 12.00 e dalle ore 16.30 alle ore 18.30 (il sabato solo al mattino) recandosi di persona oppure telefonando per qualsiasi informazione allo 040/636098. Per ricevere informazioni via mail si può scrivere all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
UNIONE DEGLI ISTRIANI

L'Unione degli istriani ha indetto una manifestazione per il 18 gennaio 2006 a Strasburgo, in vista dell'incontro ufficiale a Bruxelles a fine febbraio con il commissario europeo per le politiche sull'allargamento Olli Rehn

Fausto Biloslavo - Il Giornale 18/1/06

Dopo sessant'anni gli esuli istriani non demordono: oggi protesteranno davanti all'europarlamento di Strasburgo riunito in sessione plenaria. «No all'esilio, sì al ritorno»,oppure «Italia-Slovenia-Croazia: VII comandamento, non rubare le case degli esuli», sono gli slogan che innalzeranno su grandi cartelli per chiedere alle istituzioni europee il riconoscimento dei loro diritti cancellati. Dopo la fine della seconda guerra mondiale 350mila italiani furono costretti all'esodo dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia grazie alle violenze e agli abusi dei partigiani jugoslavi del maresciallo Tito. La stragrande maggioranza perse tutto, a cominciare dalla casa, ma i più sfortunati furono internati nei paurosi lager titini o sparirono per sempre nelle foibe, le cavità carsiche utilizzate come fosse comuni.

La manifestazione di protesta, organizzata dall'Unione degli istriani, una delle più combattive associazioni degli esuli, con sede a Trieste, ha raccolto diverse adesioni. I rigidi protocolli di sicurezza dell'europarlamento avevano inizialmente ammesso la presenza di 350 manifestanti, ma le adesioni alla trasferta di protesta a Strasburgo hanno già raggiunto quota 418. Arzilli vecchietti, giovani figli di esuli, diverse donne originarie dell'Istria sono pronte a innalzare cartelli e intonare slogan per due ore, il tempo concesso dalla sicurezza.

Pochi giorni prima della manifestazione il numero degli esuli che sarà ammesso a protestare pacificamente è stato drasticamente ridotto a 150 persone. «Forse hanno paura di noi. Evidentemente si sono stupiti che dopo sessant'anni siamo ancora decisi a batterci per i nostri diritti», sostiene ironico Massimiliano Lacota, il giovane presidente dell'Unione degli istriani.
L'iniziativa ha degli obiettivi ben precisi: prima di tutto «l'annullamento degli accordi italojugoslavi», come quello famigerato di Osimo, che ha messo una pietra tombale sulle rivendicazioni degli esuli. Accordi ritenuti nulli perché violerebbero il trattato di pace del 1947. La seconda richiesta riguarda «la restituzione immediata ed incondizionata da parte di Slovenia e Croazia dei beni illegalmente sottratti agli esuli» dal regime comunista titino. Infine sarà lanciata la proposta di «un arbitrato internazionale europeo, con la partecipazione degli esuli istriani», che affronti il nodo spinoso dei beni abbandonati e della giustizia negata ai profughi italiani.

Di fronte ad una fase di stallo dei negoziati bilaterali con la Croazia e al fallimento di quelli con la Slovenia, sul nodo dei beni, gli esuli si appellano all'Europa. Forse già in febbraio ci sarà un incontro con il Commissario all'allargamento, Olli Rehn, a Bruxelles, che ha sul suo tavolo il dossier croato, mentre la Slovenia è di fatto entrata nell'Unione europea. Alla manifestazione hanno aderito 35 europarlamentari, compresi olandesi e francesi. Fra gli italiani, Luca Romagnoli della Fiamma tricolore, Mario Borghezio della Lega Nord e Roberta Angelilli di Alleanza nazionale. Al caso si è interessato anche l'ex ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea.

Continua la crisi della Federazione degli Esuli: un articolo di Silvio Mazzaroli pubblicato su "La Sveglia"

FEDERAZIONE DEGLI ESULI . UN MALATO "NON IMMAGINARIO"

Non è mai agevole sollevare critiche nei confronti di un'Associazione di cui si è parte integrante ed attiva; il farlo è, però, un atto di onestà e di responsabilità, soprattutto se si avverte che la stessa sta venendo meno alla sua prioritaria ragione d'essere ed alla sua funzione di rappresentatività.

Il dubbio che la "forbice", tra le legittime aspettative degli Esuli, in merito ai loro principali e tuttora irrisolti problemi e le modalità d'azione poste in essere da quanti hanno ricevuto il mandato di rappresentarle ai competenti organi di Governo per promuoverne il soddisfacimento, si vada ampliando è il tarlo che sta minando le fondamenta e le strutture della Federazione degli Esuli. Più precisamente, è ormai diffusa la percezione di uno scollamento tra la base degli Esuli e la Presidenza dellaFederazione. La si avverte parlando con la nostra gente e dalla lettura di non pochi articoli e lettere che appaiono sulla stampa a firma diEsuli; ancor più chiaramente la si percepisce scorrendo le diverse prese di posizione che si manifestano - trovando talvolta eco anche sui media locali e nazionali - in seno al suo Esecutivo, tra chi cerca di mantenersi fedele al mandato ricevuto dai propri elettori (i rappresentanti delle cosidette "Associazioni triestine" - Unione degli Istriani e Libero Comune di Pola in Esilio , con il "sostegno esterno" delle Comunità Istriane - oggi tacciate di essere estremiste, reazionarie e, per questo, pericolose e controproducenti, ma certamente le meno contestate al proprio interno) e chi, adducendo una maggiore elasticità e lungimiranza (rappresentanti di Anvgd e Libero Comune di Fiume); sostanzialmente "diplomatico", per non dire agnostico, quello del Libero Comune di Zara), rincorre altre chimere o persegue altri interessi, non necessariamente personali.

La Federazione e, dunque, ammalata e, purtroppo, non si tratta di un "malato immaginario", bensì reale, cronico e grave; reale, perchè tutti ne sono pienamente convinti; cronico, perchè da sempre l'associazionismo degli esuli è stato debole per le sue numerose divisioni interne e lo è a maggior ragione oggi che le sta venendo meno, o meglio le è già venuta meno, la forza dei "numeri"; grave, perchè da tempo infilatasi in un cul de sac, per eccessiva acquiescenza, non trova la forza e la volontà per affrancarsi dalle frequenti e inopportune, oltre che non da tutti ben accette interferenze politiche che, più che sostenerla , la strumentalizza.

Tutti auspicavano e speravano che l'istituzione della "Giornata del Ricordo" potesse costituire la cura, se non risolutiva, quantomeno ricostituente per ritrovare una maggiore compatezza - anche in virtù del consenso bipartisan avuto dalla legge in sede di approvazione - ed il coraggio di avanzare con più fermezza le istanze degli esuli, sia sul piano internazionale che, soprattutto, nazionale. A distanza di pochi mesi, non si può dire sia stata esattamente così!

Evidentemente il risultato ottenuto, più che come un consolidato punto di partenza, è stato percepito da qualcuno (di noi) come un appagante traguardo d'arrivo e da qualcun altro (politico) come una "gratificazione" , certamente significativa ancorchè dovuta, con cui tacitare le richieste degli esuli. Qualcuno, inoltre, ha inteso appropriarsi di tale risultato più di altri, dimentico che in buona misura la spinta al decisivo consenso bipartisan è venuto proprio dalle vituperate "Associazioni triestine".

Che la malattia fosse tutt'altro che trascurabile l'aveva avvertito anche la dirigenza di quella che si considera la più rappresentativa delle associazioni degli esuli, l'Anvgd e che, per questo, nutre aspirazioni egemoniche in seno alla Federazione. Tant'è che il suo Presidente, senza un approfondito dibattito interno, se ne è uscito tempo fa sulla stampa con dichiarazioni che sostenevano la necessità di una sua rifondazione. Peccato che il fine propugnato, per tale auspicabile e condivisibile progetto, non sia stato nè la definizione di un programma unitario nè, tanto meno, l'allargamento della base del consenso - da circa due anni l'Anvgd ostacola, di fatto, il reingresso delle Comunità Istriane nella Federazione - bensì infischiandosene del basilare principio fondante della stessa - la pari rappresentatività di tutte le sue componenti - quello di conferire maggior peso alla propria associazione. Quale modo migliore per fare abortire il progetto? E quale machiavellica sottigliezza per cercare di sminuire il ruolo delle "Associazioni triestine" che, non più tacitabili con l'accusa di essere tra loro riottose, danno oggi fastidio a più d'uno proprio in virtù della loro ritrovata compattezza?

Ciò non di meno, la "cura ricostituente" era sembrata per un po' sortire gli effetti auspicati; ne sono prova "l'ultimatum" ed i comunicati vari, di inusuale fermezza, recentemente emessi, a seguito delle ultime sedute dell'Esecutivo, dalla Federazione vedasi Arena di Pola n. 3 e n. 4 del 2005). Si è trattato di un "miglioramento" passeggero! A provocare la ricaduta è bastata, infatti, una facilmente immaginabile bacchettata sulle dita inferta da qualche politico perchè la Presidenza della Federazione provasse a scaricare sulle "Associazioni triestine" (sempre loro!) la responsabilità delle suddette ardimentose prese di posizione dell'Esecutivo - avrebbero precluso ogni possibilità di ulteriore dialogo con gli esponenti politici (!?) - e sostenesse le necessità di fare "marcia indietro". Di certo bisognava dimostrare apprezzamento per l'incombente Convegno, promoso dall'Udc a Mestre il 14 maggio u.s. dall'invitante titolo "La presenza italiana in Istria, Fiume e Dalmazia nel terzo millennio" - di fatto volto a promuovere i rapporti esuli/rimasti - al quale, per non turbare l'atmosfera di entusiastico consenso, le "Associazioni triestine" non sono state ufficialmente invitate. Peccato, anche in questo caso, che l'argomento non sia stato prima seriamente approfondito in seno alla Federazione. A nessuno dovrebbe sfuggire, infatti, che il tema della nostra galassia associativa è uno dei più controversi e, certamente, non costituisce un problema prioritario per la maggioranza degli Esuli anche perchè - è doveroso sottolinearlo - gli esponenti istituzionali della nostra minoranza in SLovenia e Croazia, aldilà dal perseguire evidenti interessi economici, si sono sin qui dimostrati piuttosto tiepidi (diverso il discorso a livello di singoli connazionali) nei confronti di detta eventualità, dichiarando sovente "l'immaturità dei tempi".

Per concludere, augurando una pronta quanto improbabile uscita dalla crisi che attanaglia la Federazione e l'eventuale sostituzione del medico curante, è lecito domandarsi se la stessa sia effettivamente idonea a rappresentare tutti gli Esuli. Il dubbio è reale e consistente; sarebbe opportuno che gli Esuli, assai più di coloro che, senz'altro in buona fede, credono di rappresentarli, facessero sentire la propria voce.

SILVIO MAZZAROLI

(da "La Sveglia", n. 158, giugno 2005)

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