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Le innovative ricerche storiografiche di William Klinger, prematuramente scomparso a New York l’anno scorso, ed il clima di terrore che si è vissuto a causa dell’incombere del regime di Tito a Trieste fino al ritorno dell’Italia il 26 ottobre 1954 sono stati gli argomenti al centro della Giornata di studi che il Comitato 10 Febbraio, in collaborazione con la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, la Società di Studi Fiumani e l’Associazione Radici nel Mondo e la Lega Nazionale, ha organizzato giovedì 27 ottobre 2016 presso la propria sede, ospitata dalla Fondazione Spirito.

I lavori sono stati introdotti dal presidente nazionale del C10F, Michele Pigliucci, il quale ha ricordato la sterminata produzione di Klinger e come il suo ultimo intervento si sia svolto proprio nell’ambito del convegno “E se tornano i Titini?” organizzato dalla Lega Nazionale per commemorare i 60 anni del ritorno dell’Italia a Trieste, e dal professor Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Spirito, che si è detto lieto di presentare al pubblico romano quest’importante figura di ricercatore appassionato di storia del confine orientale italiano.

leggi tutto dal sito del Comitato 10 Febbraio

 

dal sito della Regione Toscana

Giorno del Ricordo: Rossi, dalla Toscana un esempio di convivenza civile

Il presidente della Giunta regionale nel suo intervento ha ricordato la solidarietà della città di Livorno, che accolse circa mille esuli dalmata-istriani, vittime della persecuzione della Jugoslavia di Tito

Firenze – “Tra il 1947 e il 1956 la città di Livorno accolse circa mille esuli dalmata-istriani, dando prova di grande solidarietà verso le vittime della persecuzione della Jugoslavia di Tito. E ciò avvenne in una città poverissima, dove il dare aiuto a cittadini non livornesi poteva apparire criticabile, e in una città ‘rossa’, dove gli italiani costretti all’esodo istriano erano guardati col sospetto d’essere fascisti. Eppure non si registrò nessun atto di violenza e nessuna contestazione”. Lo ha ricordato il presidente della Regione, Enrico Rossi, intervenendo in chiusura della seduta solenne del Consiglio regionale celebrata in occasione del Giorno del Ricordo. Rossi ha citato l’esempio di Livorno, “perché esso rappresenta in concreto lo spirito di convivenza civile che da sempre contraddistingue la Toscana”. Convivenza civile e memoria condivisa sono i due principi a cui Rossi ha fatto più volte riferimento nel corso del suo intervento, all’inizio del quale ha affermato che il Giorno del Ricordo è il momento in cui “prendiamo atto che si è finalmente aperta una discussione che vuole ricordare le vittime delle Foibe e dell’esodo dalmata-istriano e i loro congiunti. È il momento in cui vogliamo riconoscere la sofferenza delle vittime e dei loro cari e in cui vogliamo rendere onore a questo dolore”. Rossi, parlando della necessità di conoscere il recente passato per incentivare la crescita della vita pubblica e dare un contributo alla vita democratica del futuro, ha definito le Foibe “una violenza cieca”, che merita “la nostra totale esecrazione, esattamente come tutte le stragi e le violenze da qualsiasi parte esse siano state condotte, senza tentennamenti e senza fare distinzioni ideologiche”. Per questo ha citato la Costituzione italiana che afferma “i diritti intangibili di ogni individuo” e che “sancisce il rispetto dell’altro”. “Ai giovani – ha aggiunto – dovremo porre questa riflessione, affinché, superata finalmente la stagione delle ideologie, si apra la stagione della speranza”. La seduta solenne si è chiusa con l’esecuzione dell’inno nazionale. (lm)


0 febbraio 2008: La Lega Nazionale ha collaborato con il Comune di Arquata Scrivia (Alessandria) nell'organizzazione di alcune iniziative. Riportiamo il resoconto del nostro delegato Lorenzo Salimbeni

L'istituzione della Giornata del Ricordo serve soprattutto a diffondere la conoscenza del dramma vissuto dal confine orientale italiano nei tornanti più atroci della Seconda Guerra Mondiale, vale a dire a ridosso dell'8 settembre e a guerra finita, con la mesta appendice dell'Esodo e della questione triestina risoltasi appena nel 1954. Si tratta di pagine di storia spesso oscurate nel percorso scolastico di intere generazioni di italiani (vuoi per problemi di tempo, vuoi per precisa scelta "ideologica"), sicché oggi sono lodevoli quegli enti locali che cercano di organizzare giornate e convegni dedicati alle tragedie delle Foibe e dell'Esodo. A tal proposito il Comune di Arquata Scrivia (provincia di Alessandria) ha coinvolto la Lega Nazionale in una serie di iniziative volte a far conoscere queste pagine di storia agli abitanti della località piemontese.

Per più di una settimana è stata allestita con materiale messo a disposizione dalla Lega appunto una mostra fotografica che intendeva documentare le tristi riesumazioni delle salme dagli abissi carsici, nonché le manifestazioni e contromanifestazioni che caratterizzavano la città di Trieste nel dopoguerra, piuttosto che le toccanti vicende di Esuli costretti ad abbandonare le loro terre per venire accolti in miseri Campi Profughi dopo essere stati magari additati al pubblico ludibrio come "fascisti" in fuga dal "paradiso socialista". Introdotto dal Sindaco Spineto, si è anche svolto sabato 16 febbraio un convegno in cui il dott. Lorenzo Salimbeni a nome della Lega Nazionale ha cercato di ricostruire sinteticamente gli antefatti, gli sviluppi e le conseguenze dei drammi consumatisi nella Venezia Giulia. Una Venezia Giulia che al termine della Grande Guerra si trovò al centro delle polemiche inerenti la "vittoria mutilata", scenario in cui si attuò il cosiddetto Fascismo di frontiera, in cui la componente esasperatamente nazionalista si trovava a fronteggiarsi con un irredentismo di segno opposto che replicava alla repressione delle espressioni di cultura slovena e croata con attività anche terroristiche. L'invasione della Jugoslavia del 1941 mise in collegamento questi nuclei con il ben più efficiente esercito partigiano di Tito, il quale in nome del comunismo era in realtà pronto a portare avanti istanze di espansionismo nazionalista a danno dell'Italia, dando prova di ciò già nelle convulse giornate successive all'8 settembre, nel corso delle quali le località dell'Istria abbandonate al proprio destino da uno Stato dissoltosi conobbero le prime deportazioni, i processi sommari e gli infoibamenti. Macabra anteprima di quanto accadde nuovamente in Istria, ma anche a Trieste, a guerra finita, allorché esponenti delle classi dirigenti italianofone, collaborazionisti ma anche semplici funzionari della passata amministrazione italo-tedesca ed esponenti sinceramente patriottici del CLN conobbero una tragica fine, mentre le comunità italiane vedevano che la tracotanza delle truppe titine non poteva che far presagire l'annessione alla rinascente Jugoslavia.

Il diktat di Parigi confermò le fosche previsioni e dette il via al dramma dell'Esodo, una vicenda storica che è stata ben testimoniata dal prof. Gianni Zec, nato a Fiume, ma cresciuto nel campo profughi di Tortona. Nelle sue parole ha rivissuto la serena multietnicità del capoluogo quarnerino nell'anteguerra, le sue poesie hanno aperto scorci sulla triste quotidianità di chi è stato costretto a lasciare la sua terra per andare a vivere in umili condizioni in strutture allestite alla meno peggio. Non meno drammatico è stato poi l'inserimento nella società italiana del dopoguerra, in cui gli esuli erano spesso visti malamente in quanto beneficiari di posti privilegiati nelle assunzioni e nelle assegnazioni di alloggi, in quanto in un'epoca di ristrettezze per tutti, pochissimi sapevano che oltre alle loro umili masserizie, quei profughi si portavano dietro lutti, tragedie familiari, sofferenze e paure.

Il numeroso pubblico ha seguito con interesse tanto l'inquadramento storico, quanto la toccante testimonianza, potendo quindi accostarsi nuovamente ai tabelloni della mostra fotografica con maggiore consapevolezza di ciò che quelle crude immagini rappresentavano e di cosa avesse voluto dire essere italiani in Venezia Giulia in quegli anni.

La notte tra l’11 e il 12 settembre si è spento Aldo Secco.

Era nato a Fiume il 1 luglio 1929, da Maria Damiani e da Giovanni Secco, volontario nella Compagnia “D’Annunzio” , nota anche con il nome della “Disperata” nonché decorato di Medaglia d’Argento al Valore di Marina.

Abbandonò Fiume il 3 aprile 1946 e venne accolto nel Collegio “Figli d’Italiani all’Estero”, prima a Roma (in via dell’Umiltà 30), poi ad Anzio (a Villa Adele) , successivamente a Firenze (a Villa Fabbriccotti) ed infine presso il Convitto Consorziale Apuano di Carrara, dove ricoprì l’incarico di capo convitto. In tutte queste strutture fu sempre apprezzato dai suoi dirigenti.

Collaborò, sin dal 1950, con la Lega Nazionale di Trieste , dove più tardi fu assunto in qualità di impiegato. In tale veste svolse molteplici incarichi sia amministrativi che organizzativi giungendo, nel 1967, alla qualifica di direttore dell’ente stesso fino alla quiescenza.

 

E’ stato la memoria storica della Lega Nazionale , Sodalizio che ha amato profondamente e appassionatamente e che era tutta la sua vita. 

Lega Nazionale 100 anni di propaganda

di Piero Delbello

leggi la prefazione

 


 

Gianni Bartoli
Il Sindaco della seconda Redenzione di Trieste
di Bruno Bartoli e di Franco Foscarini
Edizioni Italo Svevo
con il contributo della Fondazione CrTrieste

 

leggi la prefazione


 

Nomenclatura delle vie e delle piazze di

FIUME

 

di Aldo Secco
Sezione di Fiume della Lega Nazionale

in distribuzione presso la Lega Nazionale

 


 

"SLOVENIA 1941-1948-1952. ANCHE NOI SIAMO MORTI PER LA PATRIA".

Gli eccidi dell'esercito comunista di Tito nella "sua" Slovenia. Un volume coraggioso per raccontare, ricordare e capire. [approfondisci]

[recensione Voce del Popolo]

[recensione Secolo d'Italia]

FINO AL 15 GENNAIO 2006, presso la Lega Nazionale - via Donota 2 /III piano - tel. 040365343, due volumi vengono offerti, in confezione natalizia, al prezzo di Euro 30,00


" ISTRIA '45-'46 "
- DIARIO DI PRIGIONIA -
di Ermanno Mattioli

[il libro]

[la presentazione a San Daniele]

 


TRE ANNI CON TITO

di Stefano Terra

[leggi]

Ristampato dopo mezzo secolo il saggio di Stefano Terra con il mistero del "falso" Josip Broz Tito, riappare il libro fatto sparire da Belgrado


 

 

La Lega Nazionale nel suo tempo e nelle sue Sezioni Adriatica, Tridentina e Dalmata, vista attraverso documenti, immagini e testi elaborati e raccolti dallo storico Diego Redivo.

Leggi la prefazione

Un secolo in trincea (da Il Piccolo)

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