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Una Riflessione…

del prof. Stefano Pilotto

 

La giornata del 1° maggio, in tutto il mondo, è istituita per celebrare i lavoratori, per valorizzare il senso del lavoro nella sua evoluzione storica, per sottolineare le imperfezioni legislative, le incongruenze, i successi. Si tratta di una giornata che, in generale, viene curata dai cittadini vicini alle idee socialiste e comuniste, ma anche da coloro che, in senso più ampio, si identificano con idee più moderate. Si tratta di una giornata le cui manifestazioni di piazza vengono sollecitate soprattutto dai sindacati dei lavoratori. Ogni sindaco, nei paesi democratici ed avanzati come l’Italia, concede volentieri gli spazi per la libera manifestazione dei cittadini nel segno del lavoro, onde alimentare dibattiti utili per il futuro. Si tratta di una giornata di festa, in cui non si lavora. A Trieste, tuttavia, da qualche anno a questa parte, la giornata del primo maggio ha assunto una funzione perversa, non desiderata e pericolosa. Oltre ai lavoratori, ai sindacati, ai cittadini che si riuniscono in Piazza dell’Unità d’Italia per celebrare (spesso con il garofano rosso all’occhiello) la nobiltà del lavoro, si inseriscono degli elementi diversi, infiltrati, che nulla hanno a che vedere con le motivazioni del primo maggio e che sfruttano tale giornata per celebrare un altro evento storico, associato ad un altro primo maggio: si tratta, in generale, di cittadini di estrazione slava (sloveni in particolare, appartenenti alle comunità slovene dei territori vicini a Trieste) o italiani che condividono le idee e le impostazioni di tali cittadini sloveni, i quali si presentano in piazza con grandi bandiere della ex Jugoslavia di Tito, aventi una più che visibile stella rossa al centro. Cosa rappresenta tale simbolo del passato? Rappresenta il movimento dei guerriglieri partigiani di Tito, che condussero la lotta partigiana contro le forze dell’Italia fascista e della Germania nazionalsocialista durante la seconda guerra mondiale.


in risposta all'interrogazione dell'On. Roberto Menia

 

MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNITVERSITA' E DELLA RICERCA - Ufficio Legislativo - Servizio Interrogazioni Parlamentari

Roma 19 ottobre 2004 - prot. n. 4370

All'on. Deputato Roberto Menia - Camera dei Deputati - Roma

e p.c. Alla Camera dei Deputati - Segretariato Generale

Alla Camera dei Deputati - Servizio Biblioteca

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Rapporti con il Parlamento

OGGETTO : Interrogazione parlamentare a risposta scritta n. 4 - 10031

Si fa riferimento all'interrogazione parlamentare indicata in oggetto, concernente la distribuzione nelle scuole triestine di materiale preparato dal "Comitato Tricolore Trieste" per le celebrazioni del 50° anniversario del ritorno di Trieste all'Italia.

Si premette che, come riferito dal Ministero dell'Interno, il suddetto Comitato è patrocinato da Comune e Provincia di Trieste ed è stato costituito nei mesi scorsi, con il precipuo fine di promuovere iniziative finalizzate a celebrare l'anzidetta ricorrenza.

La sede del Comitato è presso la "Lega Nazionale", sodalizio che si prefigge di promuovere ovunque la conoscenza, lo studio, l'amore e la difesa della lingua, delle tradizioni e della civiltà italiana della Venezia Giulia. Per perseguire tali fini indipendentemente da qualsivoglia partito o organizzazione di parte, promuove attività culturali, educative, assistenziali e ricreative di vario genere.

Il Comitato in parola ha elaborato il cosidetto "Progetto Italia" con il quale si prefigge, mediante incontri, mostre, dibattiti, ecc. di far meglio conoscere ai giovani delle scuole cittadine e provinciali il significato della ricorrenza di cui trattasi. Nell'ambito di tale progetto, è stata approntata e distribuita , nelle scuole cittadine, la cosidetta "Cartella Italia" contenente: la bandiera tricolore, l'inno nazionale; una nota recante una sintesi degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia della città di Trieste e una maglietta con uno dei colori della bandiera italiana, da utilizzare per la realizzazione del più grande tricolore vivente.

Secondo i dati forniti dalla Prefettura di Trieste, l'iniziativa riguardante la realizzazione del tricolore vivente, che si è tenuta il 1 giugno u.s. nella centrale Piazza dell'Unità d'Italia, ha visto la partecipazione di poco più di 3000 studenti, a fronte di circa 20.000 "Cartelle Italia" distribuite nelle scuole cittadine.

Con riguardo alla distribuzione del "kit" nelle scuole - che ha determinato, in ambito locale, una vivace polemica, sfociata in alcuni esposti ovvero denunce - va precisato che, secondo quanto comunicato dalla Direzione generale dell'Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia, tale iniziativa non è stata concordata con l'Amministrazione scolastica; è stata comunque offerta alle istituzioni scolastiche le quali, nell'ambito della propria autonomia, potevano valutare se aderirvi ed eventualmente discutere il contenuto delle "note storiche". Resta comunque fermo che , per il principio costituzionale della libertà di insegnamento, l'iniziativa in argomento non può obbligare nessun insegnante.

La Direzione scolastica regionale ha comunicato, altresì, che l'Ufficio speciale per le scuole italiane in lingua slovena, costituito presso l'Ufficio scolastico regionale a norma dell'art. 13 della legge n. 38 del 2001, ha ritenuto l'iniziativa poco confacente con la realtà di lingua slovena; il che, presumibilmente, ha scoraggiato il "Comitato Tricolore" dall'inviare il materiale a quelle scuole.

Per quanto concerne specificatamente le scuole menzionate dalla S.V. Onorevole, la Direzione scolastica regionale ha comunicato di avere richiesto ai dirigenti delle istituzioni scolastiche interessate una relazione sui fatti oggetto dell'interrogazione. Sulla base degli elemente acquisiti, si può escludere che nelle scuole "Saba" e "Tarabocchia", facenti capo all'Istituto Comprensivo di Roiano Gretta, si sia strappato da alcuno il testo dell'Inno di Mameli; relativamente all'Istituto Comprensivo "Dante Alighieri" di Trieste sono state raccolte le dichiarazioni negative dei docenti della Scuola, ad eccezione di un insegnante che ha ritenuto di indirizzare la propria dichiarazione al Collegio dei Docenti, afferendo che sui banchi di una classe aveva visto tracce "....degli inni stracciati o tagliati asportando le ultime strofe".

Da quanto sopra esposto emerge che le vicende oggetto dell'interrogazione, rappresentate e interpretate da divergenti posizioni e punti di vista, testimoniano di un clima e di situazioni non ancora completamente serene e pacificate nelle realtà territoriali interessate. Ciò può far presumere che siano ancora vivi e presenti fatti e circostanze che, dall'una e dall'altra parte, hanno seminato porte e sofferenze, hanno profondamente turbato le coscienze, alimentando odi e risentimenti non ancora sopiti.

Un ruolo importante nei termini di conciliazione e di superamento di schieramenti e di strumentalizzazioni può svolgerlo proficuamente proprio la scuola, in un rinnovato quadro di solidarietà prodotta dall'Unione Europea che, come è noto, va allargando sempre più i suoi confini.

p. IL MINISTRO (firma illegibile)

 

 

Vi segnaliamo un'interessantissima intervista al nostro Ivan Buttignon su La Voce di Fiume. Parla del suo amico William Klinger, e delle ultime scoperte dello storico da poco scomparso. Riportiamo, con piacere, una breve parte che riguarda la Lega Nazionale.

 

Che cosa rappresenta la Lega Nazionale per voi giovani storici e studiosi?

 

"Un'opportunità, una porta aperta grazie alla presenza di un presidente che con la sua lungimiranza ha superato le chiusure del passato. Ha raccolto attorno a sé persone che definirei trasversali, che avessero a cuore i valori dell'italianità vera, spogliata di ogni riferimento nazionalista o fascista, rivalutando quel patriottismo positivo fatto di valori che ci appartengono. E Klinger aveva accettato di buon grado questa collaborazione, convinto del fatto che tali valori non sarebbero mai dovuti diventare un assoluto, dei dogmi, perché altrimenti sarebbero risultati estranei al modo di sentire di noi giovani".

 

Per il testo completo vi rimandiamo al SITO DE LA VOCE

 

 

Proponiamo due documenti parlamentari che ci riguardano come Lega Nazionale. Innanzitutto un'interrogazione presentata dall'on. Roberto Menia al Ministro della Pubblica Istruzione sulla vicenda delle "Cartelle Italia". In tale documento la Lega è definita come "antico sodalizio patriottico" e ne siamo orgogliosi. Il secondo documento è la risposta del Ministro a tale interrogazione. In questo, a proposito della Lega, si legge: "la Lega Nazionale , sodalizio che si prefigge di promuovere ovunque la conoscenza, lo studio, l'amore e la difesa della lingua, delle tradizioni e della civiltà italiana della Venezia Giulia. Per perseguire tali fini indipendentemente da qualsivoglia partito o organizzazione di parte, promuove attività culturali, educative, assistenziali e ricreative di vario genere". Anche tale definizione ci riempie di soddisfazione e costituisce stimolo a continuare nel nostro impegno di sempre. Nel merito della risposta del Ministero rileviamo come la stessa porti in calce la dicitura "per il Ministro" e quindi una firma illeggibile. Poichè in essa non troviamo alcuna parola di adeguata condanna per gli insegnanti "trinariciuti", ci viene un dubbio: non sarà forse che quella firma illeggibile appartenga magari a Ponzio Pilato ?

Menia - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:

nella ricorrenza del 50° anniversario del ritorno di Trieste all'Italia, la Lega Nazionale (antico sodalizio patriottico triestino) e il Comitato Tricolore per il Cinquantenario con "l'apprezzamento del Presidente della Repubblica" hanno fatto pervenire a tutte le scuole del capoluogo giuliano migliaia di kit contenenti una maglietta bianca rossa e verde, una bandiera nazionale, il testo su pergamena dell'Inno nazionale ed una breve nota storica sulla ricorrenza;

in alcune scuole di Trieste sono accaduti fatti vergognosi come quelli di seguito riportati:

- nella scuola media "Dante Alighieri" subito dopo la distribuzione delle cartelle alcuni insegnanti hanno ritirato e stracciato di fronte agli attoniti bambini i testi dell'Inno di Mameli ciò a seguito della constatazione che nella quarta strofa dell'Inno si canta : "i bimbi d'Italia si chiaman Balilla" e dunque si trattava a loro giudizio di una "operazione fascista" (forse è opportuno ricordare che Mameli scrisse l'inno nel 1847 ed essendo genovese ricordò l'episodio del genovese balilla);

- nelle scuole elementari Saba e Tarabocchia le cartelle tricolori sono state rifiutate o rimandate ai mittenti e in un caso gli Inni nazionali hanno avuto sorte analoga a quella sopra citata secondo gli insegnanti si trattava di impedire la "politicizzazione della scuola, strumentalizzazione della storia e la ...(sic!) rivalutazione del fascismo. Proprio in queste scuole gli insegnanti avevano alcuni mesi fa indirizzato ai genitori una lettera nella quale chiedevano di portare i bambini in piazza contro la riforma del Governo.

- se il Ministro attraverso le proprie strutture periferiche intenda verificare quanto è accaduto nelle scuole triestine a proposito del rifiuto delle bandiere nazionali e della censura dell'Inno nazionale;

- se in particolare intenda prendere dei provvedimenti nei confronti di quegli insegnanti o dirigenti scolastici che si sono dimostrati così solerti nello svilire e nell'annientare l'amor patrio oltre che sabotare una iniziativa che aveva l'autorevole avvallo del Capo dello Stato. (4 - 10031)-

on.le Roberto Menia

L'avv. Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale, ha sottolineato come le polemiche sollevate sulle "Note storiche della Lega Nazionale" rischino (forse volutamente) di far dimenticare il vero SCANDALO di tutta tale vicenda: operano nella scuola triestina insegnanti e presidi di un macroscopico ignoranza. Costoro ignorano che Goffredo Mameli scrive l'inno quasi un secolo prima del fascismo; ignorano che il ragazzo Giovanni Battista Perasso, detto il Balilla, nel 1746 e in quel di Genova, diede inizio alla rivolta contro gli Austriaci (ma forse pensano che quello sia stato il momento iniziale della Marcia su Roma?); ignorano anche che l'Inno di Mameli dal 1947 costituisce l'inno nazionale ufficiale della Repubblica Italiana (non saranno mica nostalgici dell'inno nazionale precedente, la Marcia Reale?).

E' gravissimo che a queste persone - ignoranti e faziose - venga affidato il compito delicatissimo di educare i nostri figli. E' gravissimo che anziché farsi tutti carico di questo problema (responsabili del sistema scolastico, pubbliche autorità, chiunque abbia responsabilità di qualsiasi genere) si sia viceversa sollevato un polverone forse volutamente finalizzato ad insabbiare tale scandalo.

A proposito del polverone, l'avv. Sardos ha ricordato l'articolo di Gian Antonio Stella su "Il Corriere della Sera" dove ci si scandalizza perché la Lega ha scritto che l' "8 settembre 1943 l'Italia è occupata al Sud dagli anglo-americani".

Lo "scandalo" del Corriere della Sera contrasta con una constatazione banalissima: gli anglo-americani stessi definivano la propria presenza nel Sud Italia come "governo militare alleato di territorio occupato".

Quella di Gian Antonio Stella non è stata dunque una notizia scandalo ma una vera e propria "bufala".

Il polverone è stato alimentato anche da non poche amenità. Valga per tutte il comunicato di CGIL, CISL , UIL ove si accusa il documento della Lega Nazionale di non aver "nemmeno menzionato il Risorgimento e la Resistenza". Chiunque conosca la lingua italiana (anziché il solo sindacalese) può constatare che i primi quattro punti delle "note storiche" fanno riferimento al Risorgimento (nascita dello stato unitario, terza guerra d'indipendenza, presa di Roma, Guglielmo Oberdan); sempre nel documento della Lega Nazionale, alla voce 30 aprile 1945 si ricorda l'insurrezione del CLN di Trieste e quindi la Resistenza finalizzata alla libertà. Si ricorda anche alla voce 1 maggio 1945 la Resistenza finalizzata alla rivoluzione comunista e personificata dai "liberatori" titini. Quindi il documento non solo parla di Resistenza ma anche ne dà atto in linea con le più recenti analisi storiografiche quali quelle di Gianpaolo Pansa.

L'ultimo capitolo, per ora, dell' "operazione polverone" va individuato nell'iniziativa di signori Igor Canciani e Denis Visioli, di Rifondazione Comunista, i quali hanno presentato esposto alla Procura della Repubblica perché venissero accertate le responsabilità penali nei confronti, tra l'altro, della Lega Nazionale.

Poiché per qualsiasi persona di normale capacità di intendere e di volere è ben chiaro che le "note storiche" della Lega non possono avere alcuna rilevanza penale, l'avv. Sardos ha ritenuto doveroso prospettare a sua volta all'autorità giudiziaria l'ipotesi che i suddetti signori possano aver consapevolmente mosso delle accuse sapendole infondate. E' questa in termini tecnici configura l'ipotesi di cui all'art. 368 del Codice Penale.

Vediamo ora di cercare anche di capire il perché di tutto ciò, di cercar di individuare le ragioni di una baraonda, apparentemente inspiegabile, Senz'altro ha giocato una motivazione per cosi dire "di pelle". Va ricordato che c'era appena stato il raduno alpino e Trieste si era tutta vestita di tricolore (ed in Lega c'era stata la fila di migliaia e migliaia di triestini che venivano a chiedere il vessillo nazionale); c'era stato il giro d'Italia del Cinquantenario ed anche nell'occasioni il bianco-rosso-verde l'aveva fatta da padrone; c'erano state tutta una serie di iniziative, in questi mesi, nel corso delle quali la bandiera nazionale aveva sventolato nella nostra città. C'è però, evidentemente, della gente che a quella bandiera è decisamente allergica, quando vede il tricolore sa che esso richiama i valori nazionali, sa che ci parla di Patria, sente che il suo sventolio scandisce "Italia, Italia; Italia". Tutto questo, per tali signori, è motivo sicuro di disturbo e di fastidio, provoca un rigetto psico-fisico, un rifiuto viscerale. C'è chi è allergico alla fragole o chi lo è al fieno; loro sono allergici al tricolore. Vorrebbero cancellarlo, vorrebbero almeno che lo si potesse vedere il meno possibile (meglio se assieme ad altri simboli che lo confondano e lo mimetizzino). Vorrebbero proprio strapparlo via, quando se lo trovano di fronte: in certe contrade del Carso possono ancora permetterselo, altrimenti devono accontentarsi di dare sfogo al loro livore sulla pagine (ospitali) di qualche quotidiano locale.

Sarebbe però limitativo pensare che la causa di tutto quanto successo vada ricercata esclusivamente in questa sorta di allergia da tricolore. Sarebbe limitativo e profondamente sbagliato. Perché la gazzarra scatenata ha avuto dei connotati di mobilitazione e di orchestrazione che non si spiegano con il solo rigurgito di trinariciuti.

La vicenda, in realtà, va letta alla luce di una ben chiara motivazione politica.

In primo luogo l'atmosfera di surriscaldamento elettoralistico. Si era , infatti, in procinto di votare per le elezioni europee e, come ben noto, quando il momento del voto è vicino tutto, nella politica, si amplifica e si accelera.

Ma, ancor più di questo, è dato leggere, in quanto successo, una chiara gestione politica della vicenda, una gestione, lucidamente, finalizzata - da parte delle opposizioni - a preparare il terreno per un futuro attacco all'Amministrazione comunale, sul tema dei contributi statali per le celebrazioni, attacco che evidentemente partirà in grande stile non appena le celebrazioni del cinquantenario saranno concluse. Il futuro (ormai prossimo) ci dirà se l'interpretazione è corretta.

Che tale interpretazione politica dello "scandalo del kit tricolore" sia corretta, indirettamente, risulta da un segnale molto, molto eloquente: la bagarre è iniziata ad opera dei consiglieri comunali del centro sinistra, di parlamentari della stessa area, di sindacalisti della triplice, tutti insomma riconducibili ad un medesimo schieramento. Poi però è intervenuto sulla scena un altro soggetto politico: Rifondazione Comunista che ha rivolto appelli a far riferimento alle sue sedi, nella mobilitazione anti tricolore. A quel punto, improvvisamente, tutto si è placato, le polemiche sono finite e certa compiacente stampa locale è passata ad occuparsi d'altro. E' stato evidente che qualcuno si era chiesto "è utile agitare l'albero della polemica, se poi i frutti vengono raccolti dai concorrenti del compagno Bertinotti?" Qualcuno questo se lo è chiesto ed ha concluso che forse non conveniva più. Ha dato, dunque, lo stop ed il polverone di polemiche è miracolosamente cessato.

In definitiva una operazione strettamente politica, direi anche di "bassa macelleria politica", che poco ha acchè fare con la storia, con la didattica o con l'educazione civile dei giovani.

Se così è, mi chiedo e vi chiedo cosa centra in tutto ciò la Lega Nazionale? Pur con tutto il rispetto per chi si trova praticare la dimensione della politica (anche della sua bassa morale) , è chiaro che la Lega Nazionale non appartiene, non può appartenere a tale tipo di realtà. Il polverone polemico sulle "Note storiche", infatti, non lo abbiamo certamente cercato, lo abbiamo solamente subito.

Gli ottimisti potranno ben consolarsi ricordando il "parlatene bene o parlatene male, purchè ne parliate" e compiacersi che per la Lega Nazionale un titolo in prima pagina del Corriere della Sera non sia certo cosa da poco. I pessimisti, invece, forse avranno motivo di preoccupazione, ricordando viceversa il "calunniate, calunniate, qualcosa resterà" e paventando ricadute negative dagli attacchi subiti , anche se sgangherati. Da parte mia preferisco ribadire quello che mi pare abbia da essere, più che mai, il nostro criterio di fondo, la nostra linea guida: fare semplicemente ciò che riteniamo sia giusto, senza temere polemiche, senza cercare pubblicità. Ed il far pervenire, ai nostri ragazzi, alle nostre scuole l'inno nazionale, le note storiche, le magliette tricolori era ed è cosa sicuramente buona e giusta.

E sono stati tanti, tantissimi i ragazzi, i genitori, gli insegnanti che lo hanno apprezzato e che hanno detto il loro grazie alla Lega Nazionale.

Paolo Sardos Albertini

Lettera di Lacota, Sardos Albertini, Staffieri e Delbello a Napolitano

Appello congiunto al capo dello Stato: no a cerimonie unilaterali e parziali


L’Unione degli Istriani, la Lega Nazionale e la Federazione Grigioverde delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma hanno ribadito oggi con una comune lettera-appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la loro motivata contrarietà a qualunque ipotesi di svolgere una cerimonia congiunta dei tre presidenti all’ex Hotel Balkan e, di seguito, al monumento all’Esodo di Piazza della Libertà.

Nel telex inviato questo pomeriggio al Quirinale, il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota, il presidente della Lega Nazionale avv. Paolo Sardos Albertini, il vice presidente della Federazione Grigioverde com. Giulio Staffieri ed il direttore dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste e membro della Commissione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il conferimento delle onorificenze ai congiunti degli Infoibati, dott. Piero Delbello, hanno unanimemente chiesto a Napolitano di non accogliere la proposta unilaterale del presidente sloveno Danilo Türk che, nel pretendere la visita congiunta all’ex Balkan nel novantesimo anniversario dell’incendio, ha volutamente evitato ogni riferimento all’eventualità di una sosta al Monumento Nazionale della Foiba di Basovizza, vero simbolo della tragedia di Triestini, Goriziani, Istriani, Fiumani e Dalmati durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La targa di piazza Libertà che ricorda gli effetti della violenta azione snazionalizzatrice della Jugoslavia di Tito nella Venezia Giulia, l’Esodo dei 350.000” ha commentato Massimiliano Lacota facendo riferimento all’eventualità di una sosta congiunta dei tre presidenti al Monumento di Piazza Libertà “non facendo alcun riferimento alle cause che lo generarono, ovvero le foibe, il terrore e le persecuzioni titine, è un luogo inadeguato per un gesto sincero e realmente efficace”.

Considerando il ritorno di una simile commemorazione non solo del tutto privo di valenza storica e civile ma, anzi, come un gesto contrario a quella pacificazione tra i popoli che deve passare attraverso il mutuo riconoscimento delle tragedie sia subite che imposte, l’Unione degli Istriani, la Lega Nazionale e la Federazione Grigioverde hanno invitato il presidente Giorgio Napolitano a non aderire all’incontro trilaterale se non in una futura occasione concordata con adeguata tempistica, coinvolgendo tutte le parti interessate, ed accompagnata da un sincero spirito di pacificazione e non da pretese ed imposizioni unilaterali.

La decisione dell'Università di Trieste di ospitare (non so a quale titolo) la sede del Narodni dom in spazi dedicati allo studio ed alla ricerca scientifica, lascia ben comprendere la richiesta del Presidente della Repubblica slovena Türk di rendere omaggio all'ex Hotel Balkan.

Sull'edificio non vi è alcun cenno al ferimento a morte del tenente del regio Esercito Luigi Casciana che difendeva con un plotone di soldati italiani ed una postazione di mitragliatrice l'Hotel Balkan e non si capisce a quale titolo l'Università di Trieste abbia dato al Narodni Dom una sede universitaria, anche perché questa organizzazione è stata al servizio dell'Austria, poi degli jugoslavisti del Regno dei Serbi Croati e Sloveni nel 1920, poi Regno di Jugoslavia e dalle finestre di questa organizzazione è stata lanciata la bomba che ha ucciso il tenente Casciana, episodio che turberà gravemente il clima (già arroventato per l'uccisione a Spalato di Tommaso Gulli e Aldo Rossi due giorni prima e di Giovanni Nini, ucciso in Piazza Unità lo stesso giorno) e sarà determinante nel successivo incendio del Balkan.


Di certo lo ricorderete: lo scorso mese di maggio la Lega Nazionale si è trovata sottoposta (suo malgrado) ad una sorta di bombardamento mediatico, il tutto in riferimento al famoso (o famigerato ?) "kit tricolore".

L'iniziativa era quella promossa da un "Comitato Tricolore", costituitosi ad hoc per concorrere alle celebrazioni del cinquantenario e, in special modo, per coinvolgere i ragazzi e gli studenti in tali celebrazioni. Tra le altre iniziative del Comitato c'era anche quella di distribuire nelle scuole delle confezioni (il kit in questione) contenenti il testo dell'inno nazionale, magliette bianche, rosse e verdi ed un foglietto di cronistoria che inquadrasse l'evento del 26 ottobre 1954. Per la stesura di queste "Note storiche" il Comitato Tricolore si era rivolto alla Lega Nazionale.

Una iniziativa, quella del Comitato Tricolore, assolutamente tranquilla, che era stata presentata preventivamente al Commissario del Governo, che risultava munita di "benedizione" delle Presidenza della Repubblica, che era stata debitamente concordata con le autorità scolastiche. E invece, dopo un avvio assolutamente tranquillo, quasi improvvisamente, è scoppiata tutta la bufera.

Le ragioni di attacco e di polemica che sono state sbandierate risultavano le più disparate: si è diffuso un inno fascista (perché L' "Inno di Mameli" parla del Balilla); si erano offesi gli Stati Uniti tutti, ed il loro presidente Bush in particolare (scrivendo che nel '43 gli Americani occupavano parte d'Italia); il tricolore poi, se proprio si voleva, si poteva anche distribuirlo purchè in accoppiata con la bandiera dell'Europa, nonché con quella dell'ONU, nonché con quella della pace; e se poi qualcosa si voleva far pervenire agli studenti non doveva però mancare la Costituzione (quale? quella del '47? quella oggi in vigore, ma oggetto di cambiamenti e modifiche?) e magari anche lo statuto regionale e forse anche la futuribile costituzione europea. In conclusione, una caterva di argomentazioni e di accuse, l'una sconnessa dalle altre, il tutto con un comune denominatore: dai al kit tricolore; dai al Comitato; dai alla Lega Nazionale.

Se variegate erano le accuse, variegato era anche lo schieramento degli accusatori. Si andava dalla penna dell'autorevole "Corriere della Sera", agli esponenti certo meno autorevoli della politichetta locale; si coinvolgevano parlamentari regionali , parlamentari nazionali nonché i tre segretari locali della triplice sindacale; e poi brave professoresse che raccoglievano firme di gentili colleghe, nonché sdegnati lettori di Segnalazioni che esternavano in nome dell'amicizia tra i popoli, della multietnicità, dei valori della Resistenza e di quant'altro (per dirla con il nostro Sindaco).

Nel pieno di questa bufera di polemiche, come Lega Nazionale, si è cercato di non prestarsi al giochetto del batti e ribatti, abbiamo preferito puntualizzare solo l'indispensabile e lasciare a ciascuno la responsabilità delle sue sciocchezze. Oggi però, passato un po' di tempo, placatasi la baraonda, merita forse tornare sull'argomento e farlo con una duplice finalità: quella di offrire dei documenti e quella di aiutare a capire, di cercar di dare un senso (ove possibile) a quanto successo.

Il primo documento che proponiamo [pagina uno] [pagina due] è costituito proprio da quelle "Note storiche" che, inviate agli studenti, tanto trambusto hanno provocato. Penso sarà a tutti assolutamente evidente che si tratta di una semplice cronistoria (semplice perché destinata agli studenti delle medie o delle elementari), racchiusa in due sole paginette e nella quale spazio un po' più ampio veniva dedicato proprio ai fatti del '53 e '54. Non dunque una minacciosa opera di revisionismo storico e neppure un ponderoso manuale scolastico di storia contemporanea. Una modesta cronistoria, la cui semplice lettura rende di assoluta evidenza quanto sia stato grottesco e ridicolo l'aver voluto fare di quel documento un simile casus belli (che è arrivato a coinvolgere il Capo dello Stato Italiano e si pretendeva dovesse arrivare anche al Presidente degli Stati Uniti d'America).

Il secondo documento può apparire forse superfluo proporvelo: si tratta del testo ufficiale dell'Inno degli Italiani; quell'Inno di Mameli che da un po' di tempo viene perfino cantato anche da certi eroi del pallone; quello stesso che - infamia, infamia - menziona il bieco squadrista Balilla e, pur tuttavia, dal 1947 costituisce inno nazionale dello Stato Italiano (avendo sostituito la precedente Marcia Reale). [Inno di Mameli]

Il terzo documento, infine, è rappresentato dal testo di un comunicato stampa, diffuso dalla Lega Nazionale. Costituisce, in qualche modo, il punto sulla situazione (almeno in quella fase del polverone polemico) e raccoglie le precisazioni e le risposte che si è ritenuto opportuno dare alla pubblica opinione.

Questo, per quanto concerne la documentazione che vi viene offerta in questo numero. Ovviamente, per chi volesse saperne di più, c'è a disposizione, presso la nostra Segreteria, la completa rassegna stampa, dove si può pescare abbondantemente tra dichiarazioni sdegnate, grosse fesserie ed esplosioni di isterica faziosità.

Per dirla con il buon Giovannino Guerreschi un vero campionario di cosa possano produrre i trinariciuti, quelli di ieri, quelli di oggi, quelli di sempre.

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